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Florinda Romano De Santis (Madre Flora) Vedova, Fondatrice

Testimoni

Napoli, 17 gennaio 1899 - 31 maggio 1969

Florinda Romano nacque a Napoli nel 1899. Dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza in povertà, venne presa in moglie dal commendator Ernesto De Santis e si trasferì a Meta di Sorrento. Il 10 febbraio 1932, Mercoledì delle Ceneri, improvvisamente vide illuminarsi un’immagine del volto di Gesù, che le era arrivata in casa e che il marito aveva messo in cornice. Da quell’immagine le parve inoltre di udire un invito alla riparazione, per far conoscere ed amare il Signore. Da quel momento, Florinda scelse uno stile di vita umile e dimesso e s’impegnò a diffondere il culto al Volto Santo di Gesù, riprodotto in quell’immagine. Trasferitasi col marito prima a Casoria, poi a Napoli, vide raccogliersi intorno a sé numerosi fedeli, che, ricorrendo ai suoi consigli, presero a chiamarla “madre Flora”. Ubbidì prontamente alle autorità ecclesiastiche che vigilavano sulla sua persona e sulla sua opera caritativa, che comprendeva alcuni orfanotrofi. Morì nella sua casa nel quartiere napoletano Ponti Rossi, vicino Capodimonte, il 31 maggio 1969. Nel suo testamento destinò il suo patrimonio personale all’arcivescovo di Napoli e, in caso di rinuncia, alle suore Piccole Ancelle di Cristo Re, che gestivano gli orfanotrofi da lei fondati. Le sue spoglie riposano nella cappellina di destra del santuario da lei sognato, la Casa del Volto Santo, nello stesso punto dove sorgeva la stanza in cui accoglieva quanti chiedevano il suo aiuto.



Su uno dei versanti della collina di Capodimonte a Napoli, sulla cui sommità è la Reggia dei Borboni con l’immenso parco, sono sorte due grandi Opere, a poca distanza fra loro: la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio e Opere annesse, fondata da madre Maria di Gesù Landi (per la quale è in corso il processo di beatificazione) e il Santuario “Casa del Volto Santo” fondato da Florinda Romano, vedova De Santis, meglio nota come madre Flora.

Infanzia e adolescenza

Quest’ultima nacque nel 1899 (l’atto di Battesimo riporta la data del 25 gennaio, ma altrove è indicata quella del 17) nel popolare Borgo Sant’Antonio Abate di Napoli, seconda figlia delle quattro nate dalla relazione tra Francesco Romano e Fortuna Dattilo, poi regolarizzata alla morte del marito di lei, affetto da una malattia mentale.
La sua fanciullezza fu funestata da lutti e dolori, temprandola sin da allora ad una vita densa di prove e sacrifici. Per circa tre anni fu ospitata in un istituto di beneficenza retto da religiose, poi tornò a Napoli. La sua unica consolazione era frequentare la parrocchia di Santa Maria di Tutti i Santi, dov’era stata battezzata il 26 gennaio 1899 e dove si accostò per la prima volta alla Comunione e alla Confessione; ricevette invece la Cresima nel Duomo di Napoli.
Per aiutare la famiglia, mentre badava alle faccende domestiche, lavorò prima presso un cotonificio, poi come guantaia. A quindici anni s’iscrisse all’associazione delle Figlie di Maria della sua parrocchia.

Il matrimonio

Poco più tardi incontrò il commendator Ernesto De Santis, il quale, per porre fine alle sue difficoltà, la chiese in moglie al padre Francesco. Il matrimonio fu celebrato in forma civile il 4 ottobre 1917 e in forma religiosa il 6 gennaio 1918. La differenza d’età era notevole: lo sposo aveva 45 anni, la sposa 19.
Il commendator De Santis, che lavorava in banca a Meta di Sorrento, amava immensamente la Chiesa e l’infanzia abbandonata. In particolare,era un grande benefattore delle Missioni, che aiutava con tutti i mezzi disponibili; per corrispondenza patrocinava il battesimo dei bambini africani, facendosi loro padrino.
I coniugi vissero in perfetta intesa, soprattutto sul piano spirituale, con il desiderio di vivere in coerenza la loro fede cristiana. Era in particolare il marito a spronare la moglie a una più intensa pratica religiosa.

L’inizio della devozione

Un giorno arrivò in casa De Santis un’immagine del Volto Santo di Gesù, riproduzione di un quadro della pittrice Rina Maluta, intitolato «Pax vobis». Una tradizione biografica attesta che fosse stata ritagliata dalla copertina di un numero della rivista cattolica «Crociata Missionaria», di cui il commendator Ernesto era un solerte sostenitore. Lui la sistemò in una piccola cornice, che collocò sopra il mobile-radio che aveva nella camera da pranzo.
Il 10 febbraio del 1932, Mercoledì delle Ceneri, Florinda, cheaveva 33 anni, era sola in casa. Improvvisamente si sentì chiamare per nome e si voltò: le parve che l’immagine si fosse animata e che sprigionasse un grande splendore. Tra le parole che udì, insieme a un invito alla penitenza per evitare castighi sul mondo, ci fu un invito:«Flora, guarda questo Volto, tanto offeso ed ingiuriato. Amalo e fallo amare».
Da quel giorno la sua vita si trasformò radicalmente: intensificò le penitenze e rinunciò ai beni terreni. L’unico scopo che si prefisse fu quello di diffondere ovunque la devozione al Volto Santo, distribuendo largamente e gratuitamente copie dell’immagine. Dopo circa un anno, Florinda raccontò al suo confessore, il canonico Gennaro Iaccarino, gli eventi di cui era stata protagonista e ricevette da lui l’autorizzazione a divulgarli nella Pia Unione delle Madri Cristiane di Meta di Sorrento.
All’inizio del 1938, quando il marito andò in pensione, i coniugi si stabilirono a Casoria, ma non molto tempo dopo si trasferirono a Napoli. Ben presto una quantità sempre più crescente di fedeli prese a ricorrere all’aiuto e ai consigli di colei che si vide attribuire il soprannome di “madre Flora”, pur non essendo una consacrata.
Le autorità ecclesiastiche, intanto, vigilavano: il cardinal Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, costituì una commissione d’inchiesta che indagasse il culto del Volto Santo e la personalità di madre Flora. I risultati furono sostanzialmente positivi.

Una Casa per il Volto Santo

A quel punto, madre Flora poté dedicarsi interamente a un progetto speciale: la costruzione di un tempio, anzi, una casa per il Volto Santo. Fu quindi acquistata, il 2 ottobre 1946, una grande villa nel quartiere dei Ponti Rossi, sulla collina di Capodimonte, dove fu concesso da monsignor Giuseppe de Nicola, vicario generale della diocesi di Napoli, di poter celebrare l’Eucaristia nelle domeniche e nei giorni festivi.
Una stanzetta attigua alla cappella ricavata in alcune stanze era riservata a lei, dove riceveva i numerosi fedeli, che, con il trascorrere del tempo, aumentavano sempre più, costituendo Associazioni e gruppi di collaboratori e benefattori.
Non mancarono, comunque, le prove. Dopo che madre Flora scrisse personalmente al Papa, Pio XII, la Sacra Congregazione del Santo Uffizio decretò la pubblicazione sul bollettino diocesano di un comunicato: i fedeli erano diffidati dal seguire il movimento in ogni sua manifestazione. Lei ubbidì e, gradualmente, poté riprendere il suo apostolato; intanto, nel 1953, le era morto il marito.

Gli orfanotrofi e l’espansione del culto

Madre Flora volle esternare nella carità verso i bisognosi la carica spirituale che riceveva da Dio. Contribuì a sue spese a un orfanotrofio di Aversa e ne fondò un altro nel Comune di Brusciano in provincia di Napoli. Nel 1955, dopo aver risolto le questioni con gli inquilini della villa ai Ponti Rossi, poté ospitarvi diciotto orfanelli insieme alle donne che, come lei, avevano deciso di dedicare la propria vita al Volto Santo.
Chiamò a gestire le realtà di Brusciano e Napoli le suore Piccole Ancelle di Cristo Re, fondate dal francescano padre Sosio Del Prete e da madre Antonietta Giugliano di Afragola (per entrambi è in corso la causa di beatificazione).
Il culto, diventato ormai diffusissimo in Napoli e provincia, accrebbe il numero dei sostenitori e benefattori, così da poter gestire senza sovvenzioni di alcun Ente, le opere caritative che sorgevano. Il francescano padre Giacinto Ruggiero, divenuto suo confessore, le fu di valido aiuto presso le autorità ecclesiastiche, nel dare la giusta luce alla sua figura ed agli avvenimenti che si succedevano. Nel 1965 il cardinale arcivescovo Alfonso Castaldo concesse con decretol’autorizzazione a celebrare la Messa quotidiana nella cappellina della “Casa del Volto Santo”, datoche molto spesso si celebrava ormai nell’ampio cortile per il grande afflusso di devoti.

La morte

Ormai vicina alla morte, madre Flora firmò il 20 febbraio 1969 il suo testamento, nel quale lasciava tutti i suoi beni all’arcivescovo di Napoli o, in caso di rinuncia, alle Piccole Ancelle di Cristo Re, per la costruzione della Casa del Volto Santo. Il 31 maggio 1969 concludeva nella sua casa di Capodimonte, la sua giornata terrena a 70 anni, povera come visse; aveva profetizzato lei stessa il 2 maggio, a quanti la circondavano, che in quel mese dedicato alla Madonna li avrebbe lasciati.
Per dieci giorni una folla immensa si recò a renderle l’ultimo saluto. I fedeli non vollero che la salma venisse portata al cimitero, ma che restasse nel luogo dove, in vita, aveva mostrato aiuto e comprensione a tutti. Con un atto di forza, il 10 giugno 1969, la tumularono quindi all’interno della cappella. Le autorità competenti concessero la tumulazione privilegiata il 22 settembre.

La Casa del Volto Santo diventa realtà

La Curia arcivescovile di Napoli, riconoscendo l’impegno fino allora dimostrato dalle suore nel campo spirituale, educativo e sociale, girò a loro l’eredità, con l’impegno della diffusione del culto e della costruzione di un nuovo Santuario, sull’adiacente terreno anch’esso ereditato, per accogliere il flusso enorme dei fedeli e nel contempo nominando un cappellano nella persona di monsignor Frattini.
Il terremoto del 26 novembre 1980, che sconvolse la Campania e la Basilicata, produsse grossi danni all’edificio dell’orfanotrofio e all’annessa cappellina. Fu necessario, con l’aiuto di tutti i benefattori, allestire una chiesa-prefabbricato provvisoria, molto ampia, per continuare le attività di culto. Nel contempo si provvide con nuovi edifici per l’orfanotrofio e le opere.
Il 25 febbraio 1990 il cardinale Michele Giordano, benedisse la prima pietra e il 10 marzo 1996 celebrò solennemente l’apertura ai fedeli del nuovo moderno tempio, i cui lavori di completamento e di perfezionamento sono tuttora in corso. L’immagine del Volto Santo è stata collocata sul fondo, dietro l’altare.
Sul lato destro della chiesa, in una cappellina, è stata sistemata definitivamente la tomba di madre Flora, proprio nel posto dove prima sorgeva la stanzetta che per tanti anni la vide accogliere, consigliare, confortare, beneficiare, tanti fedeli e figli spirituali. Ancora oggi idealmente questo compito continua, perché all’esterno i fedeli appoggiano nella struttura muraria della parete traforata i loro messaggi, confidenze, richieste d’aiuto.
Gli innumerevoli ex-voto pervenuti da ogni parte della Campania e d’Italia testimoniano l’effluvio di grazie ottenute con le preghiere al Volto Santo di Gesù,della cui devozione l’umile madre Flora fu una dei propagatori.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-02-11

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