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San Sozonte di Pompeiopoli Martire

7 settembre

† Pompeiopoli, Cilicia, in epoca incerta

Martirologio Romano: A Pompeiopoli in Cilicia, nell’odierna Turchia, san Sozonte, martire.


Gli “Acta” documentati di questo martire sono conservati in due testi greci, il secondo dei quali consiste in una rielaborazione operata da Simone Metafraste, in ogni caso così vaghi da rendere assai difficile stabilire l’esatta identità e l’epoca in cui visse San Sozonte. Secondo la leggenda, probabilmente in relazione ad una sorgente considerata miracolosa, Sozonte era pastore in Cilicia o forse in Licaonia. Originariamente chiamato Farasio o Tarasio, scelse poi il nuovo nome al momento del battesimo. Un giorno, intento a dormire sdraiato sotto un albero, ebbe una visione del Cristo, che lo invitò a lasciare il suo gregge ed a seguirlo sino alla morte. Sozonte si trasferì immediatamente nella vicina città di Pompeiopoli, ove era in corso una festa pagana: qui si diresse senza indugio verso il tempio ed entratovi distrusse un’immagine d’oro con un colpo di bastone, frantumando la mano della statua in piccoli frammenti, che poi distribuì ai poveri. Alcuni di loro vennero però arrestati per l’accaduto e Sozonte non esitò allora a consegnarsi alle autorità: dopo un lungo interrogatorio da parte del magistrato, gli fu proposta la liberazione qualora fosse stato disposto ad adorare quella divinità. Egli si limitò semplicemente a deridere a priori l’idea di adorare un dio che poteva essere fatto a pezzi con un semplice bastone da pastore. Fu allora costretto a girare per l’arena con dei chiodi nei sandali, dopodichè il magistrato gli intimò di suonare una melodia con il suo flauto in cambio della libertà. Sozonte rifiutò però nuovamente, sostenendo che pur avendolo già suonato per le sue pecore, ora lo avrebbe suonato solo in onore di Dio. Fu dunque condannato al rogo e, nella notte seguente, i cristiani indigeni raccolsero e seppellirono i suoi poveri resti carbonizzati. La sua festa, posta in data odierna dai sinassari bizantini, fu introdotta nel Martyrologium Romanum dal Cardinale Baronio.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2006-05-12

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