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Beato Luigi (Lojze) Grozde Martire

1 gennaio

Gorenje Vodale, Slovenia, 27 maggio 1923 - Mirna, Slovenia, 1 gennaio 1943


Porta su di sé, come marchio indelebile, la vergogna di essere figlio illegittimo. Vergogna che soprattutto è di sua madre, che si rifiuta anche di allevarlo, per non aver sempre davanti agli occhi il ricordo della sua colpa. Se il padre naturale si rifiuta di riconoscerlo come figlio, l’uomo che quattro anni dopo sposa sua madre si rifiuta di accettarlo in casa. Così sono i nonni e una zia a prendersi cura di lui e forse è un bene, perché lo educano alla fede e all’amor di patria, anche se a lui mancherà sempre l’affetto di mamma. Venuto alla luce nel maggio 1923, in Slovenia, cresce in aperta campagna, nel tipico ambiente contadino del tempo, contraddistinto da lavoro duro e tanta povertà. Il bambino, però, eccelle negli studi e sembra quasi che trovi nei suoi successi scolastici la compensazione alla carenza di affetto materno che lo ha fatto sentire sempre inferiore ai suoi compagni.  Fatto sta che gli fanno proseguire gli studi nella capitale, a Lubiana, frequenta il liceo e si diploma a pieni voti, grazie anche ad una benefattrice che gli paga gli studi e la permanenza al convitto. A 13 anni entra a far parte della Congregazione Mariana, di cui per un periodo sarà pure il presidente, ma per quanto forte non è questa l’esperienza decisiva per far maturare la sua fede. Due anni dopo alcuni compagni di liceo gli fanno conoscere l’Azione Cattolica ed è subito amore a prima vista. È convinto che sia stata proprio la Madonna a fargli la grazia di entrare a far parte di questa associazione: preghiera, incontri formativi, letture, apostolato attivo lo portano in poco tempo a consolidare la sua fede. Diventa il ragazzo della comunione quotidiana, della testimonianza forte, del sorriso limpido; lo studio diventa il suo mezzo per fare apostolato, per avvicinare i compagni, per annunciare la sua fede. “Non voglio essere un uomo mediocre. Un compito tanto bello e così sublime come quello proposto dall’Azione Cattolica vale la pena che sia vissuto a qualsiasi costo”, scrive. E che non siano semplicemente buoni propositi lo dimostreranno i fatti. In quegli anni pensa anche al sacerdozio, ma gli sembra di poter fare di più e meglio come laico impegnato e coerente. “Il giovane di Azione Cattolica deve essere sempre disposto ai sacrifici, perfino al martirio e alla morte”: parole dal sapore profetico, annotate sul suo diario in tempi non sospetti, quando ancora nulla sembra far prevedere il peggio. Eppure quel ragazzo “come tanti” comincia a diventare “speciale”, allenandosi al sacrificio, prendendosi cura come non mai della sua vita spirituale, votandosi interamente al Regno di Dio: non sa di prepararsi in questo modo a scelte ben più impegnative. Perché in Iugoslavia i tempi si fanno difficili e con il comunismo promosso da Tito si scatena anche una feroce persecuzione contro i cattolici. Per le feste natalizie del 1942 sente forte il desiderio di tornare in famiglia per far visita ai suoi. Durante il viaggio, il 1° gennaio 1943 si ferma al monastero cistercense di Stična per accostarsi alla comunione, che sarà l’ultima della sua vita, perché in quello stesso giorno viene intercettato dai partigiani di Tito e fatto prigioniero con il pesante sospetto di essere il corriere dei militanti anticomunisti. Dalla persecuzione cui è sottoposto, però, saltano fuori soltanto un messalino, un libretto religioso e alcune immaginette. Crudelmente torturato per tutta la notte nel tentativo di fargli rivelare inesistenti complotti e una sua fantomatica attività di spia, viene alla fine ucciso come pericoloso cattolico. Il suo corpo orribilmente seviziato viene ritrovato il 23 febbraio, per caso, da alcuni ragazzini. Dal piccolo cimitero in cui viene sepolto, il ventenne cattolico dal coraggio indomito e dalla fede limpida continua però ad attrarre con la fama popolare del suo martirio, riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa nello scorso mese di marzo. E domenica scorsa, nella città slovena di Celje, nel contesto del Congresso Eucaristico sloveno, è stato solennemente beatificato Alpjzij (Luigi) Grozde, il ragazzo entusiasta della sua fede e innamorato dell’Eucaristia.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Lojze Grozde nacque il 27 maggio1923 a Gorenje Vodale, e fu battezzato il 27 maggio, nella chiesa parrocchiale di Trzisce na Dolenjskem, diocesi di Novo mesto (Slovenia). Era figlio illegittimo, il padre naturale non lo volle mai riconoscere come proprio figlio. Per questo motivo figlio e madre furono trascurati dai molti parenti. Quando Lojze aveva quattro anni la madre si sposò con un certo Kovac. La madre dovette lavorare molto presso vari padroni per mantenere se stessa e il figlio e cosi Lojze fu allevato presso i nonni materni e la zia.
L’ambiente in cui nacque e visse la sua infanzia il Beato, era quello tipico di contadini poveri, dediti al duro lavoro della campagna, ebbe un influsso sul suo temperamento e sul suo carattere personale, molto riservato e timido.
L’ assenza di mamma, sempre molto impegnata con il lavoro, causò a Lojze molta sofferenza. All’età di sei anni cominciò a frequentare la scuola elementare. Malgrado tutte queste difficoltà il Beato fu educato fin da bambino nella fede cattolica e nell’amore verso Dio e verso la patria. La sua profonda vita interiore traspariva già nelle sue composizioni scolastiche, in cui egli superava in tutto i compagni per il suo maggiore sviluppo spirituale.
Terminata con successo la scuola elementare, cominciò a frequentare il ginnasio-liceo nella capitale della Slovenia, a Ljubljana: Dopo otto anni di studio conseguì la maturità classica. Durante lo studio, con l’aiuto di benefattori, potè ottenere un posto nel convitto vescovile a Marijanisce (Marianum). Molto generoso nell'aiutare i compagni di scuola e di convitto, riuscì a conquistare la simpatia di tutti. In quell tempo cominciò anche a comporre poesie. L'8 dicembre 1936  Lojze diventò membro della Congregazione Mariana e si consacrò all'Immacolata. Alcuni anni dopo, diventò pure il presidente della Congregazione Mariana.
Mentre frequentava il liceo, alcuni membri dell'Azione Cattolica, lo invitarono a partecipare alle loro riunioni. I loro ideali lo stimolavano ad affrontare nuovi impegni apostolici: voleva fare tutto per il regno di Dio, condurre gli altri giovani a Cristo, sacrificarsi per la salvezza dell anime. Era convinto, che proprio la Vergine Santissima, di cui era molto devoto, l'aveva guidato verso l'Azione Cattolica per allargare l'orizzonte della sua vita spirituale e il suo campo d'azione. Coltivò in sè una fede sicura e ferma e lo spirito di sacrificio. La sua fede incrollabile lo rendeva ottimista. Nel suo diario aveva scritto: il giovane di Azione Cattolica deve essere sempre disposto ai sacrifici, perfino al martirio e alla morte. Attinse la forza per il suo apostolato laico dall' Eucaristia, alla quale partecipava quasi ogni giorno e dalla Comunione quotidiana.
Già durante gli studi al liceo aveva pensato spesso di farsi prete. Dopo la preghiera e una lunga riflessione decise che come laico dell'Azione Cattolica, avrebbe potuto fare di più per il Regno di Dio e per salvare le anime.
Col crescere dell'età continuava a migliorare se stesso. Lojze aveva sempre avuto un forte senso di appartenenza alla nazionalità slovena, ma nello stesso tempo intuiva il pericolo che veniva per il popolo dalla rivoluzione comunista. Durante la seconda guerra mondiale la Slovenia fu occupata dagli Italiani e dai Tedeschi, con la la guerra civile.
Alla fine dell'anno 1942 Lojze desiderava ardentemente di recarsi a casa sua per Natale, ancge se era pericoloso recarsi nella sua terra natale, dove in quel tempo c'erano tanti partigani armati. Ma in Lojze ardeva forte il desiderio a visitare la madre: era tempo di Natale e con la sua visita avrebbe potuto condividere con lei la gioia della festa.
Da Ljubljana a Trebnje viaggiò con il treno. Malgrado i pericoli, il 1 gennaio 1943, giunse a Stična, dove presso il monastero dei Cistercensi, si accostò alla comunione, per l’ ultima volta nella sua vita. Poi proseguì il viaggio verso Mirna, dove partigiani l’afferrarono e lo sottoposero al primo interrogatorio, pensando che fosse stato il corriere. Di sera lo trascinarono nella trattoria di Vidmar e da quel momento iniziarono a torturarlo. Due partigiani insolenti l’accusarono d’essere una spia segreta dei militanti anticomunisti e gli intimarono di confessare i suoi intrighi ostili al popolo. Lojze, non avendo niente da confessare, si rifiutò di dire bugie: addosso non gli hanno trovato niente altro che  il piccolo messale romano, il libro “Sequela di Cristo” e alcune imaginette della Madonna di Fatima.
Il SdD fu sottoposto a tormenti e a torture disumane che egli sopportò con grande forza spirituale, abbandonandosi alla volontà di Dio. Dopo una lunga tortura lo uccisero. Come martire cristiano finì la sua vita esemplare all’eta di solo vent’anni.
Il ritrovamento del corpo martoriato avvenne il 23 febbraio 1943. Il corpo insepolto è stato riscoperto da alcuni bambini nel bosco nei pressi di Mirna, vicino al ruscello di Vejersca. I resti mortali di Lojze Grozde furono sepolti nel cimitero vicino al luogo dove era nato, a Šentrupert na Dolenjskem.
Fin dai primi momenti quando si seppe della sua morte, fu ritenuto dai fedeli un martire cristiano. La sua tomba al cimitero di Sentrupert è diventata meta di pellegrinaggi sia di fedeli singoli, sia di gruppi dei fedeli. Nei decenni dopo la fine della seconda guerra mondiale,  a causa del regime comunista che era al potere in Slovenia, in pubblico era proibito parlare a voce alta della morte di Lojze Grozde. Nonostante ciò,  i fedeli di nascosto visitavano la tomba e il luogo del martirio portando candele e mazzi dei fiori, chiedendo la sua intercessione nelle loro preghiere.
La morte del beato Lojze Grozde è da ritenersi un martirio nel senso formale, perché da una parte i persecutori si sono lasciati guidare dall’odio verso la fede, e dall’altra parte il Beato ha sacrificato la sua vita per amore della fede e della Chiesa cattolica.
La fama del martirio di Lojze Grozde presente tra i fedeli da subito, è presente tuttora con la convinzione che si sia trattato di un martirio a causa della fede. La fama del martirio di Lojze Grozde venne messa in risalto anche dal Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita pastorale in Slovenia dal 17 al 19 maggio del 1996. Dallo stesso Papa il Beato venne definito “il discepolo di Cristo” e fu annoverato tra “gli eroici testimoni della Fede”. I fedeli hanno testimoniato la sua fama di santità e di martire cristiano dalla morte di Grozde fino ad oggi.
Grozde è il simbolo di tutti gli Sloveni cattolici sottoposti al martirio durante e dopo la guerra a causa della loro fedeltà alla fede. Egli è uno dei più grandi giovani Sloveni che risplende anche oggi come esempio per i giovani del nostro paese.


Autore:
Igor Luzar, postulatore

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Aggiunto/modificato il 2010-09-10

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