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Venerabile Elisa Baldo Vedova e fondatrice

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Gavardo, Brescia, 29 ottobre 1862 - 4 luglio 1926

Elisa Baldo, nata a Gavardo in provincia e diocesi di Brescia, venne educata in famiglia e nel collegio delle suore Orsoline. Sposò l’11 ottobre 1882 Gaetano Foresti, dal quale non ebbe figli. Rimasta vedova, venne indirizzata da padre Giovanni Battista Piamarta (canonizzato nel 2012) a dedicarsi alla carità verso i più abbandonati: fondò quindi la Pia Casa di San Giuseppe a Gavardo, dove lei stessa accudiva malati e anziani. Accettò di occuparsi del gruppo di donne ausiliatrici dell’Istituto Artigianelli fondato da padre Piamarta: con loro, e con le compagne che l’avevano seguita da Casa San Giuseppe, emise il suo atto di oblazione il 15 marzo 1911. Alla morte del fondatore, si occupò di redigere le regole perché da Pia Unione il suo gruppo diventasse Congregazione Religiosa: dal 1924 le sue suore si chiamano Umili Serve del Signore. L’anno successivo, pronunciando i voti solenni, divenne Superiora generale, ma morì il 4 luglio 1926. È stata dichiarata Venerabile il 18 marzo 2015. I suoi resti mortali riposano nella cappella di Casa San Giuseppe, che ora ospita una casa di riposo per sacerdoti e laici.



Infanzia e prima educazione
Elisa Baldo nacque a Gavardo, in provincia e diocesi di Brescia, il 29 ottobre 1862, settima [od ottava?] delle dieci figlie di Girolamo Baldo e Francesca Bologna; fu battezzata il 1° novembre 1862. Crebbe maturando un carattere tenace, a tratti ribelle, ma intimamente generoso e sensibile.
Insieme ai genitori, a formarla e a educarla contribuì una zia materna, Luigia Bologna vedova Deprà, che spesso veniva a trovarla a Gavardo. L’8 dicembre 1872, rimasta orfana di madre, Elisa si trasferì temporaneamente presso di lei, a Orzinuovi: lì ricevette la Prima Comunione il 6 aprile 1873, ma fu cresimata a Gavardo.
Secondo l’usanza della famiglia, venne collocata in collegio, presso le Suore Orsoline che erano a Gavardo, per ricevere un’istruzione più completa in tutti i sensi. Poco prima di tornare in famiglia, la ragazza scrisse la sua regola di vita, improntata ai sani principi della fede.

Il matrimonio
Le suore del collegio credevano che si sarebbe consacrata a Dio, e anche monsignor Turla, suo direttore spirituale, ma d’altro canto non pochi giovani la chiesero in sposa. Alla fine Elisa accettò la corte di Gaetano Foresti, commerciante, religioso come lei; non prima, ovviamente, che il padre ebbe concesso il proprio benestare.
Il matrimonio fu celebrato l’11 ottobre 1882 a Gavardo; Elisa stava per compiere vent’anni. L’unione tra i due fu felice, ma priva di figli. A quella prova se ne aggiunse un’altra, quando Gaetano contrasse una grave malattia mentale, piombando in uno stato che oggi definiremmo quasi vegetativo.
Eppure, nel suo diario, il 21 febbraio 1885, così pregava il Signore: «Voglio diventare buona, voglio diventar santa, voglio diventar di Voi amante. Sacra Famiglia esaudite i miei voti».

L’incontro con padre Piamarta
Nel 1889, mentre era al colmo della sua angoscia, Elisa s’imbatté in un’amica, che le fece conoscere un sacerdote. Don Giovanni Battista Piamarta, questo il suo nome, si stava da tempo impegnando in un’opera a favore dei ragazzi e dei giovani di Brescia, che contava l’Istituto Artigianelli e la Colonia agricola di Remedello.
La giovane sposa, quindi, si affidò pienamente alla sua direzione spirituale. Era piena di ottime intenzioni, che le emergevano specie dopo essere tornata dalle riunioni del Terz’Ordine francescano, cui apparteneva. Padre Piamarta, come già lo chiamavano i suoi giovani, l’invitava ad avere pochi propositi e a mantenerli fino alla fine.

Vedova a 29 anni
Sul finire del marzo 1891, constatò che lo stato di salute del marito era sempre più grave: non riusciva nemmeno più a riconoscerla. Avvertì padre Piamarta, che gli amministrò l’Unzione degli infermi e consolò tutti i presenti mediante parole di fede. Così confortato, Gaetano Foresti morì sabato 4 aprile 1891.
Rimasta quindi vedova ad appena 29 anni, Elisa decise di non risposarsi e pensò di devolvere ai più bisognosi i beni ereditati sia dal marito, sia dal padre. Intanto una sua amica, suora canossiana, le suggeriva sempre più spesso di abbracciare lo stato di vita religiosa.
Elisa pregò e aumentò le penitenze corporali: alla fine, all’inizio del maggio 1894, fece il suo primo tentativo, accogliendo in casa propria una giovane malata di tubercolosi. Quella sua scelta la rese invisa al resto del paese, ma lei sapeva che fosse un dono di Dio saper amare la Croce.
Le parole di padre Piamarta la spinsero alla scelta definitiva: «È tramite la sofferenza che comprendiamo con certezza che queste opere vengono dal Signore. Il mondo le chiama follie: volesse il Signore che nella Chiesa cattolica si moltiplicassero questi folli!».

Casa San Giuseppe
Tramite i suoi beni, quindi, Elisa acquistò una casa che, il 4 aprile 1898, intitolò a Gesù, Maria e Giuseppe, ma comunemente fu detta “Casa San Giuseppe”. Lì accolse poveri, malati e anziani, che assisteva con le sue stesse mani. Si occupò anche della preparazione delle bambine e delle ragazze ai Sacramenti e diresse l’oratorio parrocchiale, dove promosse una filodrammatica; era anche molto abile nel realizzare presepi.
La “Siura Lisa”, come la soprannominarono i concittadini per rispetto, ma anche per il suo ceto sociale, venne ben presto raggiunta da altre giovani volontarie. Di fatto sia lei, sia le sue compagne, vivevano come se fossero una famiglia religiosa.

La fusione con le “donne ausiliatrici” dell’Istituto Artigianelli
Intanto padre Piamarta andava consolidando la sua opera a Brescia: il 25 maggio 1902 era stata ufficialmente fondata, con la prima approvazione del vescovo, la Pia Società della Sacra Famiglia di Nazareth, che comprendeva sacerdoti e fratelli laici. Ad essi si aggiungevano le “donne ausiliatrici”, capeggiate da Filippa Freggia, che si occupavano di cucinare per i giovani dell’Istituto Artigianelli e di provvedere al guardaroba.
Il fondatore, però, credeva che fosse opportuno unire quel gruppo a quello di Casa San Giuseppe e lo fece più volte presente ad Elisa: alla fine, nel 1904, lei accettò la proposta. Con le sue compagne si recò in pellegrinaggio alla Madonna di Paitone, poi, l’11 marzo 1911, fu operata la fusione: sia le ausiliatrici di Brescia, sia le donne di Gavarno, compirono insieme gli Esercizi spirituali, predicati da padre Galenti, in una piccola casa presso il ronco dell’Istituto Artigianelli.

L’atto di oblazione
All’alba del 15 marzo, mentre fuori dalla chiesa dell’Istituto cadeva la neve, si compì l’atto di oblazione delle otto donne, non ancora consacrazione vera e propria, davanti all’altare della Madonna di Lourdes. Padre Piamarta, alla presenza dei suoi confratelli, consegnò il Crocifisso a ciascuna candidata, facendo pronunciare loro queste parole di san Paolo: «Christo confixa sum Cruci - Mihi vivere Christus est» («Con Cristo sono inchiodata alla Croce – Per me vivere è Cristo»).
Qualche tempo dopo il gruppo di volontarie divenne Pia Unione con la denominazione di “Povere Serve del Signore della Pia Società della Sacra Famiglia di Nazareth” e assunsero come Superiore Generale quello della Pia Società maschile.

Un nuovo programma per Elisa
Elisa era consapevole che, per amalgamare i due gruppi, avrebbe incontrato non pochi problemi. La consolava però il pensiero che le sue figlie fossero «tutte del Signore, pronte a servire il prossimo, contente che Iddio mantenesse il loro sacrificio noto a Lui solo, come era giusto, perché non lavoravano che per amore».
Imparò quindi ad essere umile, tanto da dire di sé: «Povera Elisa, non sei proprio più niente. È il tuo Gesù che ti umilia per punire la tua superbia». Padre Piamarta, che apprezzava quelle sue dichiarazioni, le scrisse: «Quanto mi piacciono le proteste che fa innanzi a Gesù Crocifisso! Lo creda: lo scoprire e riconoscere che siamo miserabili e tiepidi è una grande grazia ed una profezia di guarigione miracolosa!».
Altre volte si paragonava a un riccio perché, come quel piccolo animale, tirava fuori i suoi aculei appena se ne offriva l’occasione. Tuttavia, era fiduciosa che il Signore glieli avrebbe tolti uno ad uno: non avrebbe più somigliato a un riccio, ma a una colomba, docile e mite.

La morte di padre Piamarta
Padre Piamarta aveva 69 anni quando, l’11 gennaio 1910, subì un primo attacco, che lo lasciò paralizzato per tre giorni. Si riprese, ma cominciò ad avvertire l’ansia di sistemare tutte le situazioni, preparandosi progressivamente a distaccarsi dalle cose del mondo. Un secondo attacco lo colpì l’8 aprile 1913, mentre si trovava nella colonia agricola di Remedello per esaminare un progetto per l’ampliamento: morì il 25 aprile.
Elisa apprese della sua scomparsa lo stesso giorno, direttamente dai padri dell’Istituto Artigianelli. L’anno successivo, grazie anche alle sue testimonianze, venne dato alle stampe un profilo biografico di padre Piamarta: in particolare, riferì del suo spirito di preghiera e del suo stile di consiglio.

Le Umili Serve del Signore
Le suore Povere Serve del Signore della Pia Società della Sacra Famiglia di Nazareth, invece, ebbero dal 1917 vita autonoma, pur restando legate al ramo maschile; nel 1924 mutarono denominazione in Umili Serve del Signore.
Dopo la morte del fondatore, Elisa predispose le Regole e le Costituzioni perché la Pia Unione diventasse Congregazione religiosa. Nel 1917, con la promulgazione del nuovo codice di diritto canonico, le suore passarono ad avere vita autonoma, pur restando legate al ramo maschile. Nel 1924, con l’approvazione diocesana, cambiarono denominazione in “Umili Serve del Signore”. L’anno successivo furono approvate le Costituzioni e venne determinato, con una convenzione, il rapporto dei due rami, con i reciproci diritti e doveri.
In tal modo, il 28 ottobre 1925, le suore poterono pronunciare i voti perpetui: contestualmente, Elisa diventava Superiora generale, mentre il noviziato fu fissato in Casa San Giuseppe a Gavardo.

Le virtù di madre Elisa
Madre Elisa, come ormai poteva essere definita, si era distinta per aver consolidato la propria fede, imparata in famiglia e in collegio, con gli strumenti sempre validi della preghiera, della frequenza ai Sacramenti, dei ritiri, ma anche dell’accettazione dei problemi della vita e delle mortificazioni, volontarie e non.
Di notte si recava a fare l’ultima visita alle ammalate e, molto spesso, le accudiva personalmente, specie quando poteva sembrare un servizio faticoso, per non dire ripugnante. Si occupava anche dei malati a domicilio, delle orfanelle, che accoglieva gratuitamente, e dei disoccupati.

La morte
Due anni dopo l’approvazione diocesana, la salute di madre Elisa, fino allora resistente, cominciò a declinare. Nei mesi in cui fu malata mostrò un particolare desiderio del Cielo: il suo volto, mentre quello di chi l’assisteva poteva essere mesto, aveva un’espressione di gioia. Si spense quindi serenamente il 4 luglio 1926 a Casa San Giuseppe.

La causa di beatificazione
Madre Elisa ha da sempre goduto fama di santità, specie tra la gente di Gavardo. Tuttavia, un vero processo di beatificazione è stato aperto solo sul finire del secolo scorso, quando la causa di padre Giovanni Battista Piamarta era ormai in fase inoltrata (è stato beatificato nel 1997 e canonizzato nel 2012).
Ottenuto il nulla osta dalla Santa Sede il 9 dicembre 1991, si è svolta la prima fase, in diocesi di Brescia. Gli atti del processo diocesano sono stati convalidati il 6 marzo 1993. La consegna della “Positio super virtutibus” presso la Congregazione delle Cause dei Santi è avvenuta nel 1999. Il 28 maggio dello stesso anno si è svolta la riunione dei consultori storici, dal momento che la causa aveva assunto valore storico.
Il 13 marzo 2015 si sono quindi riuniti i consultori teologi, che si sono pronunciati all’unanimità in maniera favorevole circa l’eroicità delle virtù di madre Elisa. Cinque giorni dopo, il 18 marzo, ricevendo in udienza il cardinale prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui veniva dichiarata Venerabile.

Le Umili Serve del Signore oggi
Le Umili Serve del Signore si sono diffuse ben oltre Gavardo, in appoggio alla Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth, come si chiama del 1939 la famiglia religiosa maschile. Casa San Giuseppe, oggi, ospita una casa di riposo per sacerdoti e laici, ma nella cappella conserva i resti di madre Elisa.
Dal 1985 le suore sono presenti anche in Brasile, in appoggio ai confratelli maschi. Considerano fondatori a parità di meriti e funzioni sia madre Elisa sia san Giovanni Battista Piamarta.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2016-12-04

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