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† Marsiglia, Francia, circa 502
Vescovo di Marsiglia sul finire del V secolo, Onorato guidò la diocesi in anni complessi, stretti tra il declino imperiale e il dominio visigoto. Formatosi alla scuola monastica di Lerino, fu discepolo di Ilario di Arles, di cui redasse la celebre Vita per difenderne la memoria; un testo che la devozione ha talvolta confuso con la biografia dell'omonimo fondatore dell'abbazia. Il continuatore di Gennadio lo celebra come oratore infaticabile e pastore colto. Durante l'episcopato ebbe un fitto scambio epistolare, oggi perduto, con papa Gelasio I, a cui dovette garantire la propria ortodossia in un'epoca di tensioni. La Chiesa marsigliese lo venera il 31 agosto.
Etimologia: Dal latino Honoratus, 'onorato', participio passato di honorare, 'onorare, rivestire di dignità'.
Emblema: Vesti episcopali con mitra e pastorale; codice aperto o rotolo; penna d'oca, in quanto autore della Vita Hilarii.
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Della nascita e della famiglia di Onorato non si sa nulla di certo, e già questo silenzio dice la distanza che separa il personaggio dalla documentazione superstite. Ciò che le fonti lasciano intravedere è piuttosto un ambiente: quello del monachesimo di Lerino e dei vescovi che da esso uscirono per governare le sedi della Provenza. Il legame documentato è quello con Ilario di Arles, che Gennadio chiama senza esitazioni il suo nutritore, maestro e padre spirituale. Ilario, a sua volta, si era formato a Lerino ed era parente di Onorato di Arles, il fondatore del monastero insulare: il nostro Onorato si colloca dunque alla seconda generazione di quella straordinaria stagione, erede di una scuola che faceva coincidere santità, ascesi e cultura. La tradizione devozionale che ne fa un discepolo diretto di Onorato di Arles, e perfino l'autore della sua Vita, è una tardiva armonizzazione: Onorato di Arles morì nel 429 o 430, e la Vita che il vescovo di Marsiglia scrisse davvero è quella di Ilario. Nel groviglio di nomi quasi identici si avverte comunque la percezione antica di una continuità: da Lerino ad Arles a Marsiglia, una stessa famiglia spirituale.
La Vita Hilarii: un discepolo difende il suo maestro Ilario aveva governato la Chiesa di Arles dal 429 al 449, e il suo episcopato era stato segnato dal conflitto con papa Leone I, che ne aveva condannato l'autoritarismo e le iniziative giudicate eccessive sulle sedi vicine. Un quarto di secolo dopo la sua morte, verso il 475-480, un discepolo ne intraprese la biografia per restituire alla memoria di Ilario l'onore che le controversie avevano appannato: ne nacque la Vita Hilarii, uno dei testi agiografici più ricchi del secolo, prezioso per la storia dell'evangelizzazione della Provenza, per la vita monastica e per i costumi sociali del tempo. L'opera è anonima, ma le ultime parole del testo lasciano intendere che l'autore fosse un vescovo, e l'insieme delle circostanze storiche converge su Onorato di Marsiglia; una vecchia ipotesi, registrata anche da studi eruditi, proponeva invece il nome di Reverentius o Ravennius, successore di Ilario sulla cattedra di Arles. L'edizione moderna nelle Sources Chrétiennes ha consolidato l'attribuzione a Onorato, offrendo al lettore un documento in cui l'affetto del discepolo non spegne l'attenzione dello storico: miracoli, viaggi, dispute e gesti di carità vi compongono il ritratto di un episcopato vissuto senza risparmio.
Vescovo di Marsiglia tra Goti e Romani Nel catalogo dei vescovi di Marsiglia Onorato occupa il posto tra Graecus, menzionato nel 475, e Cannatus, attivo sul finire del secolo: la sua elezione si colloca pertanto intorno al 490. Erano anni complessi. Dopo il dissolversi dell'autorità imperiale diretta, la città viveva ormai nell'orbita del regno visigoto, il cui sovrano professava la fede ariana: una comunità cattolica numerosa e un clero attivo dovevano misurarsi con un potere politico teologicamente distante. In questo equilibrio delicato il vescovo era insieme pastore, difensore e interlocutore. Il ritratto che il De viris illustribus tramanda mostra un uomo anziano ma instancabile: eloquente, capace di predicare a braccio senza alcun impedimento di lingua, esercitato fin dall'infanzia nelle cose della Chiesa. Componeva omelie e scritti destinati alla lettura, volti a nutrire la ragione della fede e a confutare la perversità degli eretici; la sua fama di predicatore varcava i confini della diocesi, e anche da città lontane i sacerdoti e i popoli lo invitavano a insegnare nelle loro chiese. Con la plebe affidatagli guidava inoltre litanie e suppliche: un tratto, questo, che richiama la figura del vescovo tardoantico come intercessore pubblico nei momenti di prova.
Il sigillo di papa Gelasio La pagina gennadiana riferisce che papa Gelasio I, conosciuta per iscritto l'integrità della fede di Onorato, la giudicò provata con un proprio rescripto. Dietro la formula sobria si intravede un fitto scambio epistolare, andato perduto, tra Marsiglia e Roma nel breve pontificato di Gelasio, tra il 492 e il 496. Non è improbabile che il vescovo abbia dovuto chiarire la propria posizione dottrinale: l'ambiente lerinense da cui proveniva era stato a lungo sospettato di tiepidezza nella dottrina della grazia, il cosiddetto semipelagianesimo massiliense, e la memoria del conflitto tra Ilario e Leone I non raccomandava certo la sede di Marsiglia alla fiducia automatica della cattedra romana. L'esito, comunque, fu un riconoscimento pubblico: la Catholic Encyclopedia lo definisce senza esitare uno scrittore ecclesiastico approvato da papa Gelasio. Per un vescovo di frontiera, circondato da un regno ariano, quel sigillo romano valeva insieme come garanzia dottrinale e come sostegno pastorale.
Gli ultimi anni e la memoria Onorato morì intorno al 502, probabilmente nella sua Marsiglia, dopo un episcopato di poco più di un decennio. Nulla si sa della sepoltura, e nessuna reliquia certa è documentata: il suo corpo non lasciò traccia visibile, a differenza di tanti santi taumaturghi. Ciò che sopravvisse fu il nome, custodito dal catalogo episcopale e dalla memoria liturgica locale, che lo ricorda il 31 agosto. Il Martirologio Romano non lo reca: il culto di Onorato è rimasto quello tenace e discreto della sua Chiesa, fatto di calendario più che di santuari. È forse il destino dei santi scrittori: la loro reliquia è il testo. E il testo, in questo caso, ha assicurato al vescovo di Marsiglia una posterità che né le invasioni né i secoli hanno cancellato, consegnandolo agli studi moderni come uno dei testimoni più attendibili della Provenza del V secolo.
Il ritratto letterario e il problema della fonte La notizia principale su Onorato si legge nel capitolo che il De scriptoribus ecclesiasticis trasmesso sotto il nome di Gennadio Massiliense gli dedica: vi si lodano l'eloquenza, la costanza nel predicare, le omelie contro gli eretici, le vite dei santi adattate alla lettura, soprattutto quella del suo maestro Ilario, e le litanie celebrate con il popolo. Poiché Gennadio morì intorno al 496 e il capitolo parla di Onorato già vescovo e già riconosciuto da Gelasio, molti studiosi attribuiscono la pagina a un continuatore anonimo del catalogo gennadiano. Il dato non muta il valore del ritratto: siamo di fronte a una testimonianza sostanzialmente coeva, rarissima per un vescovo gallico di questo periodo.
Iconografia e culto Non esiste una tradizione iconografica antica propria di Onorato di Marsiglia: le immagini devozionali lo raffigurano perciò con gli attributi generici del vescovo tardoantico, mitra e pastorale, arricchiti dal libro o dal rotolo e dalla penna, allusione alla Vita Hilarii. Il culto, mai esteso in forma universale, è proprio della diocesi di Marsiglia, che lo celebra il 31 agosto accanto alla schiera dei suoi primi pastori.
Curiosità - Pochi nomi hanno generato altrettanta confusione: Onorato di Arles è festeggiato il 16 gennaio, Onorato di Amiens, patrono dei fornai, il 16 maggio, Onorato di Marsiglia il 31 agosto; a essi si aggiunge Honorat II, vescovo del X secolo, restauratore del monastero di San Vittore. L'isola di Lerino porta ancora oggi il nome di Saint-Honorat, ma in omaggio all'abate di Arles, non al biografo marsigliese. - La Vita Hilarii circolò a lungo senza nome d'autore, e in età erudita fu stampata anche sotto altri nomi: solo la critica moderna ha restituito con sicurezza il testo al vescovo di Marsiglia.
Autore: Enrico Quiri
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