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Beata Giovanna Francesca della Visitazione (Anna Michelotti) Vergine, Fondatrice

1 febbraio

Annecy, Savoia, 29 agosto 1843 - Torino, 1 febbraio 1888

Anna Michelotti nacque ad Annecy, in Savoia, appartenente in quel tempo politicamente agli Stati Sardi. Rimasta precocemente orfana di padre, conobbe un’infanzia assai disagiata. Se pure nella povertà, la famiglia Michelotti vive una intensa attività caritativa, soprattutto l’attenzione per i malati poveri. Ben presto questo segnò la sua vocazione alla consacrazione religiosa. Studiò a Lione, nell’Istituto delle Suore di S. Carlo, e il desiderio alla vita religiosa la spinse a chiedere di entrare nel loro noviziato. Ma la sua strada era altrove. Nel 1863 rimase sola a causa della morte della madre e del fratello Antonio. Le sembra così di coronare la sua vita entrando nelle Piccole Serve a Lione, dove prese il nome di Suor Giovanna Francesca della Visitazione, in omaggio dei suoi concittadini santi. Ma l’associazione si sciolse nel 1871 a seguito di problemi contingenti. Ritornando inizialmente ad Annecy, poi andò dai parenti paterni ad Almese, in Italia, ed infine, spinta dalla suo desiderio di consacrazione religiosa, a Torino. Qui, nel 1874, sotto la guida di alcuni sacerdoti intraprende la sua opera vestendo l’abito religioso con due postulanti. Nel 1875 viene approvato il nuovo istituto religioso delle Piccole Suore del S. Cuore di Gesù per gli ammalati poveri. L’attività e l’opera delle Piccole Suore subisce tristi eventi e lutti, anche se le fondazioni di case si moltiplicano. La fondatrice morì il 1° febbraio 1888. Papa Paolo VI l'ha beatificata il 1° novembre 1975. L'Arcidiocesi di Torino celebra al 1° febbraio la memoria facoltativa della Beata Anna Michelotti.

Martirologio Romano: A Torino, beata Giovanna Francesca della Visitazione (Anna) Michelotti, vergine, che fondò l’Istituto delle Piccole Suore del Sacro Cuore di Gesù per servire gratuitamente nel Signore gli ammalati poveri.


"Ho pregato tanto e parmi sia questa la volontà di Dio: vi è in me un ardente desiderio di consacrarmi tutta a Gesù, nell’assistenza ai malati poveri". Questo pensiero, tra i pochi scritti che per umiltà ci ha trasmesso direttamente Anna Michelotti, indica una missione nata tra mille problemi, che proprio grazie ad una volontà straordinaria è ancora fiorente e feconda all’interno della Chiesa.
Anna nacque nell’Alta Savoia (all’epoca territorio del Regno di Sardegna), ad Annecy, il 29 agosto 1843. Il padre, originario di Almese (Torino), morì giovane, lasciando la famiglia nella completa miseria. La piissima madre trasmise ai due figli una grande fede: il giorno della prima comunione visitò con Annetta, a domicilio, un povero malato. Quel giorno nacque un carisma.
La famiglia si recò ad Almese per la prima volta quando la giovane aveva quattordici anni, ospite dello zio canonico Michelotti. Stabilitasi a Lione, qualche anno dopo, Anna entrò nell’Istituto delle Suore di S. Carlo prima come educanda, poi come novizia. Insegnare però non era la sua missione.
Nel giro di pochi anni morirono la madre e il fratello Antonio, novizio dei Fratelli delle Scuole Cristiane: restava sola al mondo. Per mantenersi fece da istitutrice alle figlie di un architetto, ma era già “la signorina dei malati poveri”, perché appena poteva li cercava e si metteva al loro servizio. Ad Annecy incontrò una certa Suor Caterina, ex-novizia dell'Istituto di S. Giuseppe, che nutriva i medesimi sentimenti: insieme diedero inizio, a Lione, a un’opera privata di assistenza dei malati poveri a domicilio. Col permesso dell'arcivescovo vestirono l'abito religioso e fecero la professione temporanea dei voti. La nascente congregazione ebbe però vita breve a causa della guerra tra Francia e Prussia e nel 1870 la beata, vestita da suora, ritornò ad Annecy e poi ad Almese, da cui si portava spesso a Torino. Passata la bufera Suor Caterina le chiese di tornare a Lione, obbligandola a ricominciare come postulante. Anna accettò umilmente, ma poi lasciò l’istituto per motivi di salute. In quei giorni, pregando sulle tombe di S. Francesco di Sales e S. Giovanna Francesca di Chantal, sentì che la sua opera sarebbe nata al di là delle Alpi.
Tornò ad Almese a dorso di un mulo, proseguendo poi per Torino (settembre 1871). Alloggiata a Moncalieri presso le signorine Lupis, per un anno, munita di scopa, si recò tutti i giorni a piedi in città alla ricerca di malati in difficoltà da servire. Affittò poi una cameretta, confezionando guanti per sostentarsi, mentre alcune ragazze cominciarono ad aiutarla nel suo apostolato. L’Arcivescovo Gastaldi, al principio del 1874, accordò che vestissero l’abito religioso nella chiesa di Santa Maria di Piazza: nasceva l'Istituto delle Piccole Serve del S. Cuore di Gesù che oltre ai tre voti ordinari prevedeva l’assistenza domiciliare gratuita agli ammalati poveri. La fondatrice prendeva il nome di Madre Giovanna Francesca in onore dei fondatori dell'Ordine della Visitazione.
Gli inizi furono difficilissimi, contraddistinti da estrema povertà, abbandoni e decessi frequenti di suore. Il superiore ecclesiastico e il medico della comunità consigliavano di chiudere l’istituto ma a incoraggiare la Madre ci fu l’oratoriano P. Felice Carpignano, di venerata memoria. La Madre più di una volta fu udita esclamare, tra le lacrime, nell’appartamento affittato in Piazza Corpus Domini, a pochi passi dal luogo in cui nacque l’opera del Cottolengo: "Sono disposta, o mio caro Signore, a ricominciare l'opera tua anche cinquanta volte se fa bisogno, ma aiutami!". Il Signore l’ascoltò. Nel 1879 Antonia Sismonda, venuta a conoscenza delle misere condizioni in cui vivevano le Piccole Serve, le ospitò in una villa della collina torinese. In seguito, nel 1882, riuscirono ad acquistarne una propria a Valsalice.
Madre Giovanna Francesca era la Regola vivente. Donna di intensa preghiera, mortificava il suo corpo dormendo a terra o sopra un sacco di paglia, mescolando cenere alla minestra. In congregazione voleva suore generose, diceva: "Se sbagliate, discendete di un gradino, se vi umiliate, ascendete di tre". Nel riprendere le religiose era a volte un po' forte ma queste l’amavano perché, anche in mezzo alle difficoltà, infondeva fiducia. Leggeva e meditava con loro la S. Scrittura, raccomandando di "essere prudenti, zelanti e piene di carità”, cercando nei poveri Gesù Cristo. Dovevano assisterli materialmente e spiritualmente, favorendo, se possibile, l’accostamento ai Sacramenti. Prima di prendere una decisione importante chiedeva consiglio ai confessori e tra questi vi era Don Bosco. La beata non si sottrasse alla questua, recandosi nei pubblici esercizi in cui, a volte, veniva insultata. Avrebbe voluto istituire un gruppo di suore adoratrici, ma poiché il superiore non lo permise, dispose che ogni suora facesse quotidiana e profonda adorazione al SS. Sacramento. Quando chiedeva una grazia particolare pregava con le braccia in croce, in ginocchio, allungando la mano verso il tabernacolo. Dalla Francia aveva portato una statuetta della Madonna che fece benedire da Mons. Gastaldi. Ogni tanto, tenendola tra le braccia, in processione per il giardino con le suore, pregava cantando le litanie. Esortava alla recita del rosario e dell'ufficio della Madonna. Trasmise una profonda devozione alla Passione del Signore: il Venerdì Santo pranzava in piedi o in ginocchio, baciava i piedi alle religiose, prima di sedersi a mensa con un tozzo di pane.
Negli ultimi anni di vita l’asma bronchiale costrinse sovente la Madre a letto. Ritenuta inadatta a governare l'Istituto, in costante sviluppo soprattutto in Lombardia, ma ancor più perché i suoi modi risoluti non piacevano a un gruppo di suore anziane, il 26 dicembre 1887 fu esonerata dalla carica di superiora generale. Accettò l'umiliazione, sottomettendosi per prima alla nuova superiora che lei stessa aveva suggerito. Da quel giorno i dolori aumentarono, ma sorridendo diceva: "Per Gesù ogni sacrificio è piccola cosa", "Io sto per morire, ma voi non temete. Io continuerò ad aiutare e a dirigere le Piccole Serve del S. Cuore di Gesù e degli infermi poveri".
Anna Michelotti morì il 1° febbraio 1888, il giorno dopo Don Bosco. Poche ore prima della morte permise, cedendo alle ripetute insistenze delle suore, di farsi fotografare. Colei che per tutta la vita, dimentica di se stessa, aveva servito i più indifesi, fu sepolta, con ai fianchi il cingolo francescano, in una poverissima bara, nella terra bagnata dalla pioggia di un piccolo cimitero. “Il chicco di grano” era morto ma una luce di amore avrebbe continuato a brillare attraverso le sue figlie, oggi attive anche in terra di missione.
Le sue reliquie sono venerate a Torino nella casa madre di Valsalice. Paolo VI l’ha beatificata nella solennità di Tutti i Santi del 1975.

PREGHIERA
Dio, Padre di tutti, nella vita di Anna Michelotti
ci hai dato un esempio di totale dedizione ai malati e ai poveri.
Donaci di saper riconoscere Cristo Signore
nei più deboli e più abbandonati,
e di servirli con cuore generoso.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Per informazioni:
Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù
Viale Catone, 29
10131 Torino
Tel. 011 6603263


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2007-01-23

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