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San Solutore Martire

20 novembre

+ Torino, fine III secolo

«A Torino si festeggiano i santi martiri Ottavio, Solutore e Avventore, soldati della legione Tebana, i quali, sotto l'imperatore Massimiano, combattendo valorosamente, furono coronati dal martirio». Così il Martirologio romano racconta la storia di questi tre martiri della fine del II secolo. Il riferimento al «valoroso combattimento» si riferisce evidentemente alla loro determinazione nel dichiararsi cristiani nonostante la persecuzione instaurata da Massimiano. Dei tre santi una «Passione» del V secolo narra che essi fuggirono al massacro generale di Agaunum. Inseguiti, furono presi nei pressi di Torino: Avventore e Ottavio, raggiunti, vennero trucidati sul posto. Solutore, invece, riuscì a proseguire nella fuga fino alle rive della Dora Baltea, dove, scoperto, fu decapitato. Nel luogo della sepoltura dei tre nel V secolo sorse una basilica. Nel 1575 fu innalzata la «Chiesa dei martiri», che ne ospita ancor oggi le reliquie. (Avvenire)

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Torino, santi Ottavio, Solutore e Avventore, martiri.

Ascolta da RadioMaria:
  

Santi OTTAVIO, SOLUTORE e AVVENTORE, Martiri

Assolutamente nulla di certo è stato tramandato su questi gloriosi martiri ed il loro ricordo sarebbe andato di certo perduto se il primo vescovo di Torino, San Massimo, nel IV secolo non avesse citato i loro nomi nel titolo di uno dei suoi sermoni. E’ singolare poi il fatto che nel testo egli narri la vicenda di questi eroici testimoni della fede cristiana senza alcun preciso riferimento geografico o temporale.
Da tale testo parrebbe di poter desumere che essi fossero cittadini torinesi, oppure primi missionari inviati ad evangelizzare la città. Una “passio” risalente al V secolo, storicamente non attendibile, azzardò però l’ipotesi che essi potessero alcuni soldati appartenenti alla folta schiera della leggendaria Legione Tebea. San Maurizio, capitano, ed i suoi compagni, esercito proveniente dall’Egitto e rifiutatisi di trucidare altri cristiani e sacerificare agli dei pagani, subirono il martirio in Svizzera presso Agaunum, ma ben presto iniziaro a sorgere voci su alcuni soldati scampati all’eccidio e divenuti evangelizzatori delle zone limitrofe sui vari versanti delle Alpi. Si spiegherebbe in tal modo l’arrivo a Torino dei tre santi.
Raggiunti però dai soldati fedeli all’imperatore, Avventore ed Ottavio sarebbero stati uccisi nei pressi della Dora Riparia, mentre Solutore sarebbe riuscito a fuggire nel Canavese, ma infine scoperto in una cava di sabbia sulle rive della Dora Baltea nei pressi di Caravino e decapitato su un sasso che ne conserverò le tracce vermiglie del suo sangue. Una matrona romana di Ivrea, impietosita, ne raccolse il corpo e con la sua quadriga lo trasportò a Torino, ove raccolse i resti degli altri due martiri, e diede loro comune sepoltura in una cappella fatta appositamente costruire nei pressi dell’odierna Cittadella di Pietro Micca. Alla sua morte anch’essa vi fu sepolta Tutto ciò avvenne verso la fine del III secolo.
Il vescovo Vittore fece ingrandire la chiesa verso il 490, finché nel 1006 vi si aggiunse anche un monastero benedettino, intitolato a San Solutore e e fondato dal vescovo Gezone, dipendente dalla celebra Sacra di San Michele sita in Val di Susa.Le reliquie dei tre martiri, insieme a quelle di Santa Giuliana e di San Gozzelino, secondo abate, nel 1536 furono trasferite nel santuario torinese della Consolata, quando il re francese Francesco I ordinò di abbattere l’antico monastero. Infine nel 1619 i sacri resti vennero traslati nella nuova chiesa dei Santi Martiri nell’odierna Via Garibaldi, appositamente edificata conformemente ai desideri del pontefice piemontese San Pio V e del duca sabaudo Emanuele Filiberto. Qui i cinque santi sono ancor oggi oggetto di venerazione, insieme con il martire romano San Tigrino, traslato dalle catacombe romane.
Ai fini dell’identificazione dell’esatta ubicazione del luogo del martirio dei Santi Avventore ed Ottavio, si rivelò l’apparizione della Madonna a San Giovanni Bosco nel 1845, che indicò al sacerdote torinese un preciso luogo in località Valdocco (nome che forse significherebbe etimologicamente “valle degli uccisi”), sul quale venne eretta la Basicila di Maria Ausiliatrice. Nella cripta una quadro rafigura la decapitazione dei due santi e la fuga di Solutore verso il Canavese. Un’altare è inoltre dedicato ai tre martiri nel coro della chiesa e le loro statue campeggiano sulla facciata della basilica. Nella cripta in una pala d’altare è raffigurata anche la matrona Giuliana fra altre sante vergini. Nella chiesa torinese di Santa Barbara, edificata nei pressi dell’antico monastero benedettino, sono ancor oggi venerati i Santi Solutore, Avventore, Ottavio, Giuliana e Gozzelino.
Quanto al culto liturgico oggi tributato ai protomartiri torinesi, il Martyrologium Romanum, calendario ufficiale della Chiesa universale, li commemora al 20 novembre, nell’anniversario della morte, mentre l’archidiocesi di Torino celebra la loro memoria al 20 gennaio, anniversario della traslazione. In diocesi di Ivrea, invece, è particolarmente vivo il ricordo di San Solutore, il culto locale è celebrato nella medesima data presso Baio Dora, Borgofranco, Caravino, Romano Canavese e Strambino, nonchè ad Issogne in Valle d’Aosta.
Antichi Codici del Comune di Torino raffigurato i tre santi martiri, antichi protettori della città, che come è desumibile nella vasta iconografia che li riguarda sono soliti portare tutte le insegne dei martiri e dei soldati tebei.

DAL SERMONE 12 DI SAN MASSIMO DI TORINO:
“De passione vel natale sanctorum id est Octavi, Adventi et Solutoris Taurinis”
Mentre, o fratelli, dobbiamo celebrare con grande devozione il natale di tutti i santi martiri, dobbiamo tuttavia con maggior venerazione curare la solennità di quelli che hanno sparso il loro sangue tra le nostre case. Perché, se certamente tutti i santi sono ovunque presenti e a tutti giovano, quelli però che hanno sofferto il supplizio per noi sono per noi speciali intercessori.
Il martire infatti non soffre soltanto per sé, ma anche per i concittadini. Con il suo patire vince per sé il premio, ai concittadini offre l’esempio; per sé ottiene il riposo, per i concittadini la salvezza. Dal loro esempio imparammo a cercare la vita eterna nelle umiliazioni, imparammo a non temere la morte. Vedete dunque che cosa dobbiamo ai martiri! Ecco: l’uno è tormentato perché l’altro venga salvato, l’uno l’uno sopporta il carnefice perché l’altro riconosca Cristo; l’uno è mandato a morte perché l’altro guadagni la vita eterna.; insomma, il santo è ucciso perché il peccatore venga liberato! I beati martiridunque né per sé son vissuti, né per sé son morti. Poiché a noi hanno lasciato un esempio di vita con la loro bontà e di fortezza con la loro passione.
Perciò il Signore ha voluto che in diversi luoghi per tutto il mondo ci fossero dei martiri che, quali fidati testimoni ancora in certo modo presenti, ci spronassero con l’esempio della loro professione di fede; e così l’umana debolezza, lenta a credere alla predicazione del Signore che è lontana nel tempo, creda almeno alla testimonianza presente dei beati martiri.
Tutti i martiri si devono dunque venerare devotamente, ma una particolare venerazione dobbiamo tributare a quei martiri dei quali possediamo le reliquie. Tutti ci soccorrono con la preghiera, questi anche con il martirio. Con questi godiamo di una certa familiarità perché sono sempre con noi, dimorano in mezzo a noi, ci custodiscono da vivi perché non ci colga la lebbra del peccato, ci accolgonomorenti perché non ci sommerga il terrore dell’inferno.
Anche per questo i nostri antenati hanno provveduto che le nostre sepolture siano contigue a quelle dei martiri, perché l’inferno, che di loro ha timore, a noi non si accosti, perché noi non colgano le tenebre mentre su di loro è la luce del Cristo. Così dunque, riposando insiemeai santi martiri, sfuggiamo alle tenebre dell’inferno se non per i meriti nostri, almeno per la vicinanza della santità loro. [...]
Pertanto, o fratelli, veneriamo i nostri martiri in questo mondo, onde poterli avere come difensori nell’altro: in nulla infatti potremo venire separati da loro, se staremo spiritualmente vicini ad essi nella pietà, così come le loro ossa sono materialmente presenti tra di noi.

PREGHIERA
Solutore, Avventore e Ottavio,
Voi che siete stati i più antichi protettori di Torino, impetrateci una filiale devozione alla Madonna, celebrata nei soavissimi e gloriosi titoli di Consolata e Ausiliatrice (Voi stessi ce li avete delicatamente forniti nella Vostra vigile protezione sulla Città e sulla sua espansione) e, insieme, allo Sposo della Vergine San Giuseppe Lavoratore.
Allora l’anima, sul Vostro esempio, sarà retta e schiva di ogni macchia, e, nella perenne pace e gioia del cuore, noi saremo rotti alla fatica, al sacrificio, alla responsabilità e alla dedizione.
Solutore, Avventore e Ottavio,
martiri torinesi, che nel corso di tanti secoli siete stati esaltati da Dio come taumaturghi a favore della Vostra Città e dei concittadini a Voi devoti, esaudite ora le aspirazioni e le suppliche di noi, pure Vostri concittadini o di nascita o di domocilio o di lavoro o di adozione, che continuiamo ad invocarVi martiri torinesi, protettori e taumaturghi. Amen.
Gloria al Padre...


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2006-11-18

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