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Santa Marcella di Roma Vedova

31 gennaio

Appartiene ad una delle pi˙ illustri famiglie romane: quella dei Marcelli. Nata verso il 330, rimane orfana del padre. Sposatasi da giovane dopo sette mesi rimane vedova e lo spirito ascetico la conquista e rifiuta le seconde nozze. Il suo palazzo diventa un luogo dove ove confluiscono altre nobili romane come Sofronia, Asella, Principia, Marcellina, Lea. Lo stesso vescovo di Alessandria, Pietro, nel 373 Ŕ suo ospite. E proprio dopo il 373 la casa di Marcella diventa un centro di propaganda monastica. Riservatezza, penitenza, digiuno, preghiera, studio, vesti dimesse caratterizzano la vita quotidiana come risulta dalle lettere di san Girolamo, divenuto dal 382 il direttore spirituale del gruppo ascetico. Nella domus di Marcella entravano vergini e vedove, preti e monaci per intrattenersi in conversazioni sulla Sacra Scrittura. Verso la fine del IV sec. si trasferisce in un luogo isolato vicino a Roma dove fa ritorno nel 410 per timore dell'invasione gota. Muore nello stesso anno. (Avvenire)

Etimologia: Marcella, diminutivo di Marco = nato in marzo, sacro a Marte, dal latino

Martirologio Romano: A Roma, commemorazione di santa Marcella, vedova, che, come attesta san Girolamo, dopo avere disprezzato ricchezze e nobiltÓ, divenne ancor pi¨ nobile per povertÓ e umiltÓ.


Alcune lettere di s. Girolamo, in particolar modo l'Ep. 127, alla vergine Principia, discepola di Marcella, costituiscono le fonti principali per la vita della santa.
Appartenne ad una delle pi˙ illustri famiglie romane: quella dei Marcelli (secondo altri dei Claudi). Nacque verso il 330, ma non ebbe la giovinezza felice, essendo ben presto rimasta orfana del padre. Contratto matrimonio in giovane etÓ fu nuovamente colpita da un gravissimo lutto per la morte del marito avvenuta sette mesi dopo la celebrazione delle nozze. Questi luttuosi avvenimenti fecero maggiormente riflettere Marcella sulla caducitÓ delle cose terrene tanto pi˙ che nella fanciullezza era rimasta assai affascinata dalle mirabili attivitÓ del grande anacoreta Antonio, narrate nella sua casa dal vescovo Atanasio (340-343).
Lo spirito ascetico propugnato dal monachesimo, consistente nell'abbandono di ogni bene mondano, and˛ sempre pi˙ conquistando l'animo della giovane vedova. Quando perci˛ le furono offerte vantaggiose seconde nozze col console Cereale (358), nonostante le premurose pressioni della madre Albina, oppose al ventilato matrimonio un netto rifiuto, motivato dal desiderio di dedicarsi interamente ad una vita ritirata facendo professione di perfetta castitÓ.
CosÝ Marcella, secondo s. Girolamo, fu la prima matrona romana che svilupp˛ fra le famiglie nobili i principi del monachesimo. Il suo maestoso palazzo dell'Aventino and˛ trasformandosi in un asceterio ove confluirono altre nobili romane come Sofronia, Asella, Principia, Marcellina, Lea; la stessa madre Albina si associ˛ a questa nuova forma d i vita.
Pi˙ che di vita monastica in senso stretto pu˛ parlarsi di gruppi ascetici senza precise regole, ma ispirati ai principi di austeritÓ e di disprezzo del mondo, propri della scuola egiziana, assai conosciuti attraverso la vita di s. Antonio e le frequenti visite di monaci orientali. Lo stesso vescovo di Alessandria, Pietro, fu nel 373 ospite della casa Marcella e narr˛ la vita e le regole dei monaci egiziani.
Porse proprio dopo il 373 la casa di Marcella divenne un vero centro di propaganda monastica. Riservatezza, penitenza, digiuno, preghiera, studio, vesti dimesse, esclusione di vane conversazioni furono il quadro della vita quotidiana quale risulta dalle lettere di s. Girolamo, divenuto dal 382 il direttore spirituale del gruppo ascetico dell'Aventino. Nella domus di Marcella entravano vergini e vedove, preti e monaci per intrattenersi in conversazioni basate specialmente sulla S. Scrittura. Il sacro testo, specie il Salterio, non fu studiato solo superficialmente: per meglio comprenderne il significato Marcella impar˛ l'ebraico e sottopose al dotto Girolamo molte questioni esegetiche, come ne fanno fede varie lettere a lei dirette. Fra Girolamo e Marcella si strinse una profonda spirituale amicizia, continuata anche dopo la partenza del monaco per la Palestina.
Tuttavia questa donna fu di spirito pi˙ moderato tanto da non condividere pienamente le violente diatribe e le acerbe polemiche del dotto esegeta. Simile moderazione dimostr˛ nelle pratiche ascetiche; pur amando e professando la povertÓ non alien˛ in favore della Chiesa e dei poveri tutti i suoi beni patrimoniali, anche per non recare dispiacere alla madre. NÚ volle trasferirsi a Betlemme, nonostante una pressante lettera delle amiche Paola ed Eustochio. PreferÝ invece continuare la diffusione della vita ascetica e penitente in Roma; per molti anni infatti la sua domus dell'Aventino rimase un cenacolo ascetico specie fra le vergini e le vedove della nobiltÓ.
Verso la fine del IV sec. si trasferÝ in un luogo pi˙ isolato nelle vicinanze di Roma, forse un suo ager suburbanus, nel quale visse con la vergine Principia come madre e figlia. Rientr˛ in Roma nel 410 sotto il timore dell'invasione gota; in tale occasione Marcella subÝ percosse e maltrattamenti e a stento riuscÝ a salvare Principia dalle mani dei barbari, rifugiandosi nella basilica di S. Paolo.
MorÝ nello stesso anno e la sua festa Ŕ celebrata il 31 gennaio.


Autore:
Gian Domenico Gordini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto il 2002-10-09

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