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San Claudio de la Colombiere Religioso

15 febbraio

pr. Grenoble (Francia), 2 febbraio 1641 - Paray-le-Monial (Francia), 15 febbraio 1682

Nato a Grenoble, in Francia, il 2 febbraio 1641 era il terzo figlio di un notaio. Brillante negli studi entrò a 17 anni nel noviziato di Avignone della Compagnia di Gesù. A venticinque anni andò a studiare teologia a Parigi e a ventotto fu ordinato sacerdote. Il gesuita Claudio de la Colombière fu superiore del collegio di Paray-le-Monial e confessore delle vicine Suore della Visitazione. Tra esse c'era Margherita Maria Alacoque, propagatrice del culto al Sacro Cuore di Gesù, che sarebbe divenuta santa. Rappresentò una guida sicura per i fedeli, disorientati dalle dispute tra Francia e Roma a causa delle dottrine gianseniste. Venne poi mandato a Londra come cappellano della futura regina Maria Beatrice d'Este. Ma fu arrestato con l'accusa di voler restaurare la Chiesa cattolica in Inghilterra. Espulso, tornò a Paray-le-Monial, dove morì solo tre mesi dopo, il 15 febbraio 1682. È santo dal 31 maggio 1992. (Avvenire)

Etimologia: Claudio = zoppo, dal latino

Martirologio Romano: A Paray-le-Monial in Burgundia, in Francia, san Claudio La Colombière, sacerdote della Compagnia di Gesù: uomo assai dedito alla preghiera, con il suo saldo e retto consiglio avviò molti all’amore di Dio.

Ascolta da RadioMaria:
  

E’ un uomo di cuore, dotato di una sensibilità delicata e di un gusto profondo dell’amicizia. Sente una profonda inclinazione verso il calore della famiglia e “un’avversione orribile” per la vita religiosa. E sceglie quest’ultima, non sappiamo bene perché. Claudio, terzo figlio di un notaio, ha una posizione economicamente solida e un avvenire sicuro. Brillante negli studi, entra a 17 anni nel Noviziato di Avignone della Compagnia di Gesù, dove termina il corso di Filosofia e poi, per cinque anni, è professore. A 25 anni lo mandano a Parigi, per studiare teologia nel celebre collegio di Clermont. All’impegno nello studio i superiori gli aggiungono l’incarico di precettore dei figli di Colbert, ministro delle finanze del re di Francia, e questo è un chiaro riconoscimento delle sue doti di prudenza, finezza e del profondo gusto dell’amicizia che lo contraddistingue. Sacerdote a 28 anni, gli affidano a Lione l’incarico di professore e predicatore, che esercita per cinque anni. A sorpresa, nel 1675, Padre Claudio viene destinato come Superiore della comunità dei Gesuiti di Paray-le-Monyal, decisamente sproporzionata, per dimensioni, importanza e dislocazione geografica, alla fama che si è venuta acquistando ed alle doti che tutti gli riconoscono. E se non c’è una spiegazione “logica” a questa improvvisa e inadeguata nomina, non c’è che da rallegrarsi, con il senno del poi, con i suoi superiori per quello che egli da quel momento diventerà. A Paray-le-Monyal una suora, che per ceto sociale e cultura è inferiore a tutte le altre consorelle, sta mettendo a subbuglio il monastero delle suore Visitandine in cui vive, con le sue stranezze e le sue visioni. E mentre sacerdoti prudenti e illuminati giudicano opera diabolica i suoi doni mistici, lei continua a sentirsi portatrice di un messaggio affidatole da Gesù stesso, che le chiede di diffondere nel mondo la devozione al Suo Cuore. In mezzo alle incomprensioni che sta sopportando soprattutto da parte del clero, Gesù promette a Suor Margherita Maria Alacoque (che la Chiesa proclamerà poi santa) di mandarle “un suo servo fedele e perfetto amico”, che l’avrebbe sostenuta e incoraggiata. Suor Margherita Maria, durante la prima predica di Padre Claudio nella chiesa del monastero, sente che è sicuramente lui il sacerdote promessole da Gesù. Ed infatti, nei pochi mesi di permanenza, Padre Claudio diventa il primo apostolo della devozione al Sacro Cuore, accettando con docilità ed entusiasmo il ruolo che il Cielo gli ha assegnato. Un anno dopo è mandato a Londra, come predicatore della duchessa di York, e l’ambiente protestante che lo circonda rende estremamente amaro il suo soggiorno inglese. Addirittura lo arrestano, con l’accusa calunniosa di “complotto papista”, e dopo tre settimane di carcere, viene espluso dall’Inghilterra. L’amarezza del carcere, insieme ai maltrattamenti subiti, incidono sulla sua salute, già provata da gravi disturbi polmonari. Dopo un periodo trascorso a Lione, i superiori, confidando nel clima migliore, lo fanno tornare a Paray-le-Monial, dove muore il 15 febbraio 1682 ad appena 41 anni. Nel 1994 Papa Giovanni Paolo II° proclama santo il Padre Claudio La Colombière, “maestro di illuminata spiritualità”, che Dio stesso aveva scelto per far conoscere “le imperscrutabili ricchezze” del Cuore di Cristo.

Autore: Gianpiero Pettiti
 




I suoi vogliono mandarlo in convento, ma lui non ne vuole sapere: "Ne avevo un’orribile avversione". Superata la crisi dirà: "Chi si mette al servizio di Dio va sempre incontro a gravi pene". Ma presto il ragazzo (figlio di un notaio) si fa stimare dai gesuiti del noviziato di Lione: "Ha prudenza superiore all’età, giudizio solido, sana pietà". Negli studi passa da Lione ad Avignone e poi a Parigi (1666). Tre anni dopo è sacerdote e ritorna a Lione. Nel 1675 emette i voti solenni nella Compagnia di Gesù e dirige la piccola comunità dell’Ordine a Paray-le-Monial (Saône-et-Loire).
Ha pure l’incarico di confessore alla Visitazione, un tranquillo monastero diventato quasi una polveriera da quando è arrivata una consorella di 28 anni, bloccata a letto dai dolori reumatici: Margherita Maria Alacoque, malata, ma di spirito vivacissimo, con forte influenza su chiunque l’avvicini. Parla appassionatamente delle sue visioni e rivelazioni, dividendo clero e fedeli. Stimola il culto per il Sacro Cuore, che risale al Sei-Settecento: si tratta dell’adorazione alla persona di Cristo anche nella sua umanità, e al suo amore infinito, che da sempre ha per simbolo il cuore. Ma in Francia il clima religioso è infiammato dallo scontro con Roma per le dottrine giansenistiche, e i devoti del Sacro Cuore vengono irrisi come idolatri da chi non accoglie i fondamenti dottrinali del culto. D’altra parte, certi ambienti devoti alimentano di fatto le accuse con eccessi di parole e gesti che non esprimono una fede illuminata.
A Paray-le-Monial egli è anche preziosa guida per tanti cattolici disorientati dai contrasti, ma nel 1674 viene mandato a Londra come cappellano di Maria Beatrice d’Este, moglie di Giacomo II, duca di York e futuro re. All’epoca la Chiesa cattolica è fuori legge in Inghilterra: lui deve solo celebrare in una piccola cappella, e farsi vedere poco. Obbediente, vive ritirato, non fa visite. Ma c’è chi visita lui: cattolici inglesi che vogliono ascoltarlo, suore clandestine, preti spretati che vogliono tornare... Riesce perfino a mandare missionari cattolici in America, allora colonia inglese. Ma a 18 mesi dall’arrivo è arrestato con molti altri, accusati di voler restaurare la Chiesa di Roma nel regno. Lui non va in carcere perché protetto dal re di Francia, ma viene espulso. Tornato in patria, nel 1681 è di nuovo a Paray-le-Monial, molto malato. Suo fratello lo vorrebbe con sé nell’aria salubre del Delfinato. Ma lui non si muove, perché ha ricevuto un biglietto di Margherita Maria, che dice: "Il Signore mi ha detto che vuole il sacrificio della vostra vita qui". Tre giorni dopo, padre Claudio muore lì, a Paray-le-Monial. E il suo corpo vi sarà custodito dai gesuiti nella loro cappella. Pio XI lo proclamerà beato nel 1929 e Giovanni Paolo II santo il 31 maggio 1992.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto il 2001-02-01

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