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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera E > Sant' Elia di Enna Condividi su Facebook

Sant' Elia di Enna Monaco

Festa: 17 agosto

Enna, 822/823 - Salonicco, Grecia, 17 agosto 903

Nato in Sicilia in un'epoca segnata dalla violenta espansione araba, la sua esistenza fu un continuo attraversamento del Mediterraneo: da giovane nobile fu ridotto in schiavitù in Nord Africa, per poi riconquistare la libertà e intraprendere un lungo pellegrinaggio che lo condusse a Roma, a Costantinopoli e in Terra Santa. Divenuto monaco con il nome di Elia, tornò nell'Italia meridionale, stabilendosi in Calabria dove fu padre spirituale, fondatore di cenobi e protagonista di un'intensa stagione di rinascita ascetica nel territorio del Mercurion. Venerato tanto dalla Chiesa Cattolica quanto da quella Ortodossa, Elia non fu un asceta chiuso in una cella, ma un uomo del suo tempo, capace di dialogare con imperatori e patriarchi, di affrontare i drammi della guerra e della tratta degli schiavi, trasformando il dolore della diaspora siciliana in un fecondo ministero di pace e preghiera.

Etimologia: Elia = il mio Signore è Jahvè, dall'ebraico

Emblema: Abito monastico orientale (basiliano), lunga barba bianca, bastone da pellegrino, catene spezzate.

Martirologio Romano: A Salonicco in Macedonia, nell’odierna Grecia, transito di sant’Elia il Giovane, monaco secondo l’insegnamento dei Padri orientali, che, dopo aver molto patito per la fede da parte dei Saraceni, condusse con grande forza d’animo in Calabria e in Sicilia una severa vita di austerità e di preghiera.


Giovanni Rachites nacque a Enna (l'antica Henna, nel cuore della Sicilia) intorno all'822 o 823 da una famiglia cristiana nobile e facoltosa. La Sicilia del IX secolo era una terra di frontiera, aspramente contesa tra l'Impero bizantino e le armate degli Aghlabidi del Nord Africa. Intorno all'839, durante una delle frequenti e devastanti incursioni saracene che preludessero alla caduta definitiva della città nell'859, il giovane Giovanni fu catturato. Strappato alla sua terra e agli affetti familiari, fu condotto nell'Ifriqiya (l'attuale Tunisia) e venduto come schiavo. La sua Vita, redatta da un anonimo monaco italo-greco, racconta gli anni della prigionia non come un tempo di resa, ma come un periodo di profonda maturazione interiore. Secondo la tradizione agiografica, la sua liberazione avvenne in circostanze straordinarie: un vecchio misterioso, che la devozione popolare ha talvolta identificato con un angelo o con san Pietro, avrebbe pagato il suo riscatto o ne avrebbe facilitato la fuga, permettendogli di spezzare le catene della schiavitù.

La libertà e il pellegrinaggio verso l'Oriente
Ritrovata la libertà, Giovanni non fece immediato ritorno in Sicilia, ormai sconvolta dalla guerra. Iniziò invece un lungo e faticoso pellegrinaggio penitenziale che lo portò a toccare i principali centri della cristianità. Si recò dapprima a Roma, per pregare sulle tombe degli Apostoli, e successivamente si imbarcò verso l'Oriente bizantino. Il suo itinerario toccò Costantinopoli e, infine, la Terra Santa. Fu a Gerusalemme, presso la basilica dell'Anastasi, che Giovanni decise di abbracciare la vita monastica. Ricevette l'abito dalle mani del Patriarca e assunse il nome di Elia, in onore del grande profeta dell'Antico Testamento, simbolo di ascesi e di fuoco spirituale. Questo passaggio segnò la trasformazione definitiva del giovane schiavo siciliano in un monaco itinerante, pronto a mettere la propria esperienza al servizio della Chiesa.

Il Mercurion e la fioritura del monachesimo italo-greco
Dopo anni di ascesi in Palestina e in vari eremi orientali, Elia fece ritorno nell'Italia meridionale, stabilendosi in Calabria. Qui si inserì nel vivace tessuto del monachesimo italo-greco, scegliendo come dimora la regione del Mercurion (un'area compresa tra la valle del Petrace e l'Aspromonte, vicino all'attuale Seminara). In questa zona, che divenne uno dei cuori pulsanti della spiritualità basiliana in Occidente, Elia fondò diversi cenobi e divenne una guida spirituale di primissimo piano. La sua fama di taumaturgo e di consigliere saggio attirò al suo seguito numerosi discepoli. Elia strinse inoltre una profonda amicizia spirituale con un altro gigante dell'ascetismo calabrese, sant'Elia lo Speleota (il "Cavernicolo"), con il quale condivise il desiderio di una vita evangelica radicale, pur mantenendo un forte legame con le realtà ecclesiali e civili del tempo.

Gli ultimi anni e la morte a Salonicco
Nonostante la stabile residenza in Calabria, lo spirito pellegrino di Elia non si spense mai del tutto. La sua Vita narra di ulteriori viaggi che lo portarono a incontrare patriarchi, strateghi bizantini e persino la corte imperiale, dimostrando una notevole influenza politica e religiosa. Dotato secondo la tradizione del dono della profezia, avrebbe previsto l'esito di alcune battaglie contro i Saraceni, mettendo in guardia le popolazioni locali. Sentendo avvicinarsi la fine dei suoi giorni, Elia intraprese un ultimo viaggio verso la Grecia. Giunto a Salonicco, città all'epoca fervente centro di spiritualità bizantina, si spense serenamente il 17 agosto dell'anno 903. La sua morte segnò la fine di un'epoca eroica per il monachesimo siculo-calabro, ma la sua eredità spirituale continuò a germogliare per secoli nelle comunità monastiche del Sud Italia.

Culto e Reliquie
Il culto di Sant'Elia di Enna si diffuse rapidamente sia in Calabria che in Sicilia, valicando i confini del Mediterraneo e radicandosi nella tradizione della Chiesa Ortodossa, che lo venera con il titolo di "Venerabile Elia il Giovane di Calabria". Inizialmente sepolto a Salonicco, le sue reliquie subirono nei secoli diverse traslazioni per sottrarle alle profanazioni. Oggi frammenti insigni sono custoditi e venerati nella Chiesa del Carmine a Enna, sua città natale, dove nel 2023, in occasione del 1200° anniversario della nascita, è stato promosso un rinnovato Giubileo Eliano con il ritorno simbolico e materiale di alcune reliquie. Altre reliquie sono conservate nel Monastero Ortodosso dei Santi Elia e Filarete a Seminara.

Il Monastero di Seminara
Il Monastero Ortodosso dei Santi Elia e Filarete a Seminara, in provincia di Reggio Calabria, sorge in un'area storicamente identificata con l'antico Mercurion. Pur avendo subito nei secoli processi di latinizzazione, questo cenobio mantiene viva la memoria della fondazione originaria voluta da Sant'Elia. Esso rappresenta oggi un ponte ecumenico e un centro di spiritualità orientale in Italia, custode di icone e tradizioni che affondano le radici nell'esperienza ascetica del santo ennese.

Iconografia
Nell'arte bizantina e nelle icone italo-greche, Sant'Elia di Enna è raffigurato con le fattezze di un anziano monaco dalla lunga barba bianca, indossante il tipico abito monastico orientale. Spesso regge un bastone da pellegrino o un rotolo con iscrizioni in greco. In alcune rappresentazioni agiografiche più tarde, ispirate alla sua Vita, è mostrato nell'atto di spezzare le catene della schiavitù o mentre riceve la visita dell'angelo liberatore.

Autore: Enrico Quiri
 


 

La sua ‘Vita’ fu scritta subito dopo la sua morte, da un anonimo monaco greco e quindi sufficientemente attendibile. Elia nacque ad Enna verso l’823 (o 829) con il nome di Giovanni, che cambiò quando divenne monaco; fu un asceta siculo-greco dalla vita avventurosa, improntata dalle rigidità proprie del monachesimo italo-greco del Medioevo bizantino.
La sua fu una vita itinerante, intessuta di avventure, viaggi a piedi, fondazioni di monasteri, miracoli operati; fu costretto ad abbandonare la sua città Enna (l’antica Henna), assediata dai Saraceni e da loro conquistata nell’859; cadde comunque nelle loro mani e fu venduto schiavo in Africa.
Liberato in seguito, si mise a predicare il Vangelo a rischio della propria vita; costretto a fuggire, si rifugiò in Palestina, dove ricevette l’abito monastico dal patriarca di Gerusalemme.
Trascorse tre anni in un monastero del Sinai da dove passò ad Alessandria, poi in Persia, ad Antiochia ed infine in Africa. Dopo la caduta in mano degli arabi di Siracusa (878), Elia che era ritornato in Sicilia, si recò a Palermo per rivedere la vecchia madre; da lì passò a Taormina dove si associò il monaco Daniele, il quale diventò compagno delle sue peregrinazioni, emulandolo nelle sue virtù.
Attraversato lo Stretto si recò in Calabria dove verso l’880 fondò il monastero di Saline vicino Reggio Calabria, che poi prese il suo nome. Minacciato dalle incursioni saracene fu costretto ad allontanarsene prima a Patrasso in Grecia e poi a S. Cristina nell’Aspromonte.
L’infaticabile monaco andò anche pellegrino a Roma e al suo ritorno, fondò il monastero di Aulinas (900-901) sul monte che prese il suo nome presso Palmi; la fama della sua meravigliosa attività, predicazione e dei numerosi miracoli, giunse anche in Oriente, per cui l’imperatore Leone VI il Filosofo (866-911) lo invitò a Costantinopoli.
Ancora una volta, l’ormai anziano Elia si mise in viaggio, ma non riuscì a giungere a destinazione; arrivato a Tessalonica, l’antica Salonicco, nella Macedonia, si ammalò e qui morì il 17 agosto del 903, o forse del 904.
Il suo corpo fu trasportato dal fedele monaco Daniele ad Aulinas presso Palmi e secondo il suo desiderio, tumulato nella chiesa del monastero, che come già detto prese il suo nome, al quale due secoli dopo si aggiunse quello di s. Filerete, altro monaco siculo-greco.
Ebbe culto pubblico, fino alla fine del secolo XVIII, cioè finché restò l’edificio del monastero, poi abbattuto. Le sue reliquie si venerano a Galatro (Reggio Calabria) dove pure esisteva un monastero greco a lui intitolato, e a Seminara.
Il suo nome resta legato al Monte S. Elia, oggi meta turistica molto frequentata e sul quale sorge un oratorio in suo onore.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-07

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