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> Home > Sezione Servi di Dio > Servo di Dio Julius Kambarage Nyerere Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Julius Kambarage Nyerere Presidente della Tanzania

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Butiama, Tanzania, 13 aprile 1922 – Londra, Regno Unito, 14 ottobre 1999

Laico della diocesi di Musoma, sposato. Dirigente nazionalista e socialista, primo presidente del Tanganika e della Tanzania (1962-1985). Nel 1954 fondò la “Tanganyika African National Union” (Tanu), movimento nazionalista non violento. Primo ministro dell’autogoverno (1960) e dell’indipendenza (1961), poi presidente, dopo la fusione di Tanganika e Zanzibar (1964) perseguì un socialismo africano (Dichiarazione di Arusha del 1967) che propugnava l’autosufficienza e un comunitarismo contadino (Ujamaa). Si ritirò dalla politica attiva nel 1985. Il 13 maggio 2005 è stato promulgato dalla Santa Sede il Nulla Osta autorizzante l’apertura della sua causa di beatificazione e dopo neppure un anno si è già conclusa la fase diocesana.


Mwalimu Julius Nyerere, Presidente dell’Unione Nazionale Africana del Tanganika (TANU) e, dopo l’indipendenza, primo Presidente della Tanzania, potrebbe essere proclamato Beato.Secondo quanto reso noto il 5 maggio 2006 dall’agenzia Catholic Information Service for Africa (CISA), si è già conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione di uno dei “padri della patria” africani.
Nyerere è ricordato politicamente per la sua politica di sviluppo agricolo, basata sullo sforzo interno e su di un uso limitato degli aiuti internazionali.
Il processo era stato aperto il 21 gennaio 2006 dal Cardinale Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar es Salaam, secondo quanto ha rivelato “Mundo Negro”.
Il 13 maggio 2005, la Congregazione per le Cause dei Santi ha dato la sua approvazione all’inizio del processo di beatificazione.
La Tanzania è nata come Nazione nel 1964 dall’unione del Tanganika e di Zanzibar. L’Unione Nazionale Africana del Tanganika, diretta da Julius Nyerere, è diventata il primo partito nazionalista ed è stata al Governo dall’indipendenza al 1985.
Negli anni Settanta, Nyerere ha coniato il termine “Ujamaa” (solidarietà familiare in swahili), per indicare la sua politica volta a stimolare uno stile di vita tradizionale, basato sulla cooperazione comunitaria. Nel 1985, a 63 anni, ha rinunciato spontaneamente alla presidenza, ritirandosi poi dalla vita politica nel 1995. E’ morto nel 1999.
Dopo la sua morte, a Londra ci sono state numerose manifestazioni di omaggio alla sua leadership. Al suo funerale a Dar es Salaam, capitale della Tanzania, hanno assistito quattordici Capi di Stato e circa settanta rappresentanti di alto rango di altri Paesi.
Ha promosso la pace e l’educazione dei poveri, anche se il suo modello economico, di tipo autoritario, è stato discusso da alcuni economisti del mondo occidentale, che hanno denunciato come nei suoi anni di presidenza, Nyerere abbia portato la Tanzania ad essere uno dei sette Paesi più poveri del mondo.
Oggi la Tanzania continua ad essere uno dei Paesi più poveri del mondo. La sua economia dipende in gran parte dall’agricoltura, che fornisce il 58% del Prodotto Interno Lordo, rappresenta l’85% delle esportazioni e dà lavoro a circa il 90% della manodopera.
Già alla morte di Nyerere, il Cardinale Polycarp Pengo ha affermato, nell’omelia dei suoi solenni funerali di Stato: “E’ stato figlio della Chiesa e avrà il suo posto in Paradiso”. I suoi resti riposano nel suo villaggio natale, Butiama, vicino al lago Vittoria.
L’inizio del processo di beatificazione si è celebrato il 21 gennaio, anniversario del matrimonio tra Julius e Maria Nyerere. Il processo del servo di Dio è sotto la direzione del Vescovo della diocesi di Musoma e il postulatore della causa è padre Wojciech Koscielniak.
Padre John Civille, dell’arcidiocesi di Cincinnati (Ohio), e padre Laurenti Magesa sono i due teologi censori che collaborano al processo.
Una volta Nyerere disse: “Vorrei accendere una candela e metterla in cima al monte Kilimanjaro affinché illumini al di là delle nostre frontiere, dando speranza a quanti sono disperati, portando amore dove c’è odio e dignità dove prima c’era solo umiliazione”.


Fonte:
zenit.org

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Aggiunto il 2001-02-01

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