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Santi Antonio Daveluy, Pietro Aumaître, Martino Huin, Gius. Chang Chu-gi, Tomm. Son Cha-son e Luca Hwang Martiri

30 marzo

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† Su-Ryong, Corea del Sud, 30 marzo 1866

Martirologio Romano: Nella cittadina di Su-Ryong in Corea, santi martiri Antonio Daveluy, vescovo, Pietro Aumaître, Martino Luca Huin, sacerdoti, Giuseppe Chang Chu-gi, Tommaso Son Cha-sŏn e Luca Hwang Sŏk-tu, catechista, che per la fede in Cristo morirono decapitati.


Marie-Nicolas-Antoine Daveluy nacque il 16 marzo 1818 presso Amiens in Francia. Dal 1843 entrò a far parte della Società delle Missioni Estere di Parigi e già l’anno seguente sbarcò a Macao, colonia cinese, ove il vescovo Ferréol lo convinse ad accompagnarlo in Corea insieme ad un altro sacerdote di tale nazionalità. Solo due anni più tardi poté iniziare la sua opera pastorale in quel paese e nel 1856 il vescovo San Simeone Francesco Berneux, futuro martire, lo nominò suo vescovo coadiutore. Oltre a svolgere egregiamente il suo ministero, il Daveluy redasse un dizionario francese-coreano e scrisse la storia del cattolicesimo in terra coreana. Dopo il martirio del vescovo Berneux, Antoine Daveluy ne fu il successore quale quinto vicario apostolico di Corea. Avrebbe occupato la sede episcopale per soli ventitré giorni: l’11 marzo 1866, infatti, con il suo aiutante Luca Hwang Sok-tu venne arrestato, imprigionato, interrogato e torturato. Al supplizio prese parte anche il sacerdote missionario Pierre Aumaître.
Pierre Aumaître era nato ad Angouleme in Francia l’8 aprile 1837. Entrato nel seminario delle Missioni Estere di Parigi nel 1857, ricevette l’ordinazione presbiterale nel 1862. Giunto in Corea l’anno seguente, apprese rapidamente la lingua indigena e si guadagnò l’affetto dei fedeli esercitando il suo ministero a Naep’o. Allo scoppio della persecuzione anticristiana incoraggiò i cattolici a non temere di dover testimoniare pubblicamente la loro fede ed egli stesso si recò al villaggio ove viveva il vescovo Daveluy per consegnarsi volontario alla polizia. Dopo aver patito durissime torture, morì all’età di soli ventinove anni.
Martin-Luc Huin nacque a Guyonville in Francia il 20 ottobre 1836 e, ordinato prete diocesano, si unì poi alle Missioni Estere di Parigi nel 1836. Intraprese il viaggio verso la Corea con altri confratelli e giunse nel villaggio di Sekori. Prima di essere martirizzato, all’età di trent’anni, disse: “Mi dispiace morire, non perché sono ancora giovane, ma perché non ho potuto fare nulla per la salvezza dei miei amati coreani”.
Giuseppe Chang Chu-gi era invece nato nel 1802 da una ricca famiglia coreana. All’età di ventisei anni ricevette il battesimo con l’intera sua famiglia dal sacerdote cinese Pacifico Yu Pang-je. Nominato poi catechista, offrì la propria abitazione per aprire un nuovo seminario a Paeron, svolgendovi l’incarico di portinaio per undici anni. Nel 1866 fu arrestato con i missionari, ma il rettore ottenne il suo rilascio. La libertà durò soli cinque giorni, dopo i quali venne nuovamente catturato. Dinnanzi al governatore della regione ammise di essere il proprietario dell’edificio ospitante il seminario e rifiutò di abiurare la fede per salvarsi la vita. Fu allora inviato a Seoul e torturato. Aveva l’età di sessantaquattro anni.
Tommaso Son Cha-son, nato a Deoksan nel 1839, era anch’egli un laico coreano impegnato a collaborare con I missionary nella diffusione della fede catolica nel suo paese.
Luca Hwang Sok-tu nacque a Yonp’ung nel 1811, figlio unico di una famiglia benestante. Diretto a Seul per sostenere degli esami, venne a conoscenza della fede cattolica grazie ad una persona che incontrò strada facendo. La sua caparbietà lo portò a scontrarsi con la famiglia pur di abbracciare il cristianesimo, convincendo poi anche i familiari al grande passo. Divenne catechista ed insegnante di letteratura cinese. Con il vescovo Berneux scrisse anche alcuni libri ed in seguito fu assistente del suo successore, monsignor Daveluy. Con questi fu infine arrestato ed andò incontro a Cristo all’età di cinquantaquattro anni.
I sei personaggi citati, dietro loro esplicita richiesta, subirono il martirio per decapitazione il 30 marzo 1866, Venerdì Santo. Alla loro beatificazione, celebrata nel 1968, è seguita infine la canonizzazione nel 1984 ad opera di Papa Giovanni Paolo II, durante il suo viaggio apostolico in Corea. In tale occasione il Sommo Pontefice propose alla venerazione da parte della Chiesa universale questi gloriosi martiri, unitamente ad un folto gruppo di cattolici che in tempo di persecuzione non esitarono ad effondere con il loro sangue la terra coreana affinché divenisse seme di nuovi cristiani.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2007-03-20

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