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San Giulio I Papa

12 aprile

m. 352

(Papa dal 06/02/337 al 12/04/352)
Romano. Combatte con ogni mezzo l'arianesimo, convocando diversi concili, che riconfermarono - contro le tesi ariane di alcuni vescovi - la dottrina trinitaria.
È un diacono romano, eletto dopo il breve pontificato di papa Marco (10mesi) e due mesi prima della morte di Costantino, l’imperatore che ha dato libertà ai cristiani. Gli tocca affrontare una gravissima crisi nella Chiesa, peggiorata dalle ingerenze del potere imperiale, rappresentato da tre figli ed eredi di Costantino: Costantino II, che lotta contro il fratello Costante, e viene ucciso in un’imboscata; poi Costante, che regna sull’Occidente e muore durante una rivolta militare; e infine Costanzo II, dal 353 padrone unico d’Oriente e Occidente.
La crisi nella Chiesa è provocata dal prete Ario di Alessandria d’Egitto (morto nel336), che nega la divinità di Cristo. Questa dottrina è condannata nel 325 nel Concilio di Nicea, per impulso di sant’Atanasio, vescovo di Alessandria. Ma gli ariani d’Egitto, appoggiati dalla corte di Costanzo II, espellono Atanasio dalla sede episcopale. Lo accoglie papa Giulio a Roma, dove nel 341 riunisce un sinodo, ascoltando accusa e difesa attraverso testi e documenti, e riconoscendo le buone ragioni sue e l’errore degli avversari. Ma il conflitto, anziché chiudersi, si inasprisce. E a quel punto Giulio convoca per l’anno 343 un Concilio ecumenico a Sardica (attuale Sofia, in Bulgaria) per ascoltare tutti i vescovi dell’una e dell’altra parte. Sceglie Sardica perché si trova al confine tra gli Imperi d’Oriente e d’Occidente: una sede neutrale. Arrivano con Atanasio di Alessandria anche altri vescovi spodestati dagli ariani; ne arrivano dall’Occidente e dall’Oriente. Ma gli “orientali” se ne vanno quasi subito, prima che inizino i lavori. Altri non si sono mossi dalle loro sedi.
E così il Concilio non è più ecumenico, universale. Si trasforma in un’assemblea sempre autorevole, ma che riunisce solo pastori occidentali. Resta però importante, soprattutto per alcune sue decisioni sui doveri dei vescovi: proibisce loro di passare da una diocesi all’altra; autorizza le assenze dalla diocesi, ma per non più di tre settimane. E poi sconsiglia vivamente i vescovi dal bazzicare gli ambienti di corte.
E questo è il punto. Le vicende dell’Impero (ora unito, ora diviso tra questo e quel figlio di Costantino) influiscono pesantemente sulla vita religiosa. Costante sta con i cattolici; suo fratello Costanzo resta neutrale finché regna solo sull’Oriente; poi diventa filo-ariano quando regna anche sull’Occidente...
Papa Giulio I non ha vinto, insomma. Il contrasto è tutt’altro che chiuso. Anzi, si aggraverà ancora. Ma lui intanto ha difeso l’unità nella fede con serena autorevolezza, chiarendo limpidamente il principio dell’autorità pontificia in materia di fede.

 

Etimologia: Giulio = appartenente alla 'gens Julia', illustre famiglia romana, dal latino

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Calepodio al terzo miglio della via Aurelia, deposizione di san Giulio I, papa, che, durante la persecuzione ariana, custodì tenacemente la fede nicena, difese Atanasio dalle accuse ospitandolo durante l’esilio e convocò il Concilio di Sardica.

Ascolta da RadioRai:
  

Della sua vita anteriore al pontificato non si conosce niente di sicuro; secondo il Liber Pontificalis era romano, figlio di un certo Rustico. Eletto papa nel 337 governò la Chiesalino al 352, in un periodo molto critico a causa della controversia ariana, inasprita dalle controversie degli Eusebiani, protetti dall'imperatore Costanzo, contro s. Atanasio.
Appena conosciuta la sua elezione al sommo pontiíicato, gli ariani gli inviarono delle lettere contro Atanasio ed altri vescovi deposti nel 335; ma Giulio informato sul vero stato delle cose, convocò un concilio a Roma per il giugno 340, al quale invitò anche i vescovi orientali, per decidere secondo giustizia. Gli eusebiani non intervennero, anzi inviarono al papa una lettera arrogante, aspra e piena di calunnie; il concilio fu tenuto egualmente e vi parteciparono cinquanta vescovi che approvarono l'operato di Giulio, riconobbero innocenti e riabilitarono tutti i vescovi deposti e particolarmente s. Atanasio. Agli eusebiani poi, il papa rispose con una lettera che è un capolavoro di dignità e nobiltà, degno in tutto della Sede apostolica, in cui confutava le loro scuse ed accuse, difendeva con fermezza la verità, li rimproverava d'aver violato le leggi canoniche, smantellava i pretesti addotti per non venire al concilio, illustrava l'innocenza di s. Atanasio e la doppiezza del loro operato contro di lui, concludendo con una calda esortazione alla carità e alla pace.
Questa lettera però non riuscí a vincere l'impudenza degli ariani che riuniti in sinodo ad Antiochia nel 341, ribadirono la loro condanna contro Atanasio. Le trattative per una pacificazione furono riprese al concilio di Sardica (343), ma ancora una volta la malafede degli eusebiani fece fallire tutto. Giulio però difese sempre e protesse s. Atanasio, l'accolse a Roma con grandi segni di stima ed affetto e gli diede lettere di congratulazione per la Chiesa di Alessandria, quando poté tornare in sede, dopo l'esilio del 349.
Giulio fu anche molto attivo nel governo interno della Chiesa di Roma; dal Liber Pontificalis sappiamo che stabilí ed organizzò il collegio dei notai ecclesiastici per tutte le questioni amministrative e proibí di citare i chierici ai tribunali laici. Il Catalogo Liberiano attesta di lui che multas fabricas fecit, ed infatti Giulio edificò almeno cinque nuove chiese: una nella settima regione "iuxta forum divi Traiani", corrispondente all'attuale chiesa dei Dodici Apostoli ed un'altra in Trastevere, in città; tre invece nei cimiteri e cioè sulla via Flaminia (S. Valentino), Portuense (S. Felice ad insalatos) ed Aurelia (al III miglio, sul sepolcro del papa Callisto).
Morí il 12 aprile 352 e fu sepolto nella chiesa da lui stesso edificata sulla via Aurelia, dove lo veneravano ancora i pellegrini del sec. VII. Il suo nome fu inscritto subito nella Depositio episcoporum e nel Martirologio Geronimiano: è falso però ch'egli sia morto martire, come pretende sapere l'autore della Notitia Ecclesiarum.
Le sue reliquie, secondo una tradizione, sarebbero state portate nella basilica di S. Prassede dal papa Pasquale I, mentre secondo un'altra tradizione, Innocenzo II le avrebbe trasferite nella basilica di S. Maria in Trastevere; in questa ultima le trovò nel 1505 il card. titolare Marco Vegerio, il quale si adoperò anche per far rifiorire il culto di Giulio, ottenendo a tale scopo un Breve dal papa Giulio II.


Autore:
Agostino Amore


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto il 2002-06-26

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