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San Leonida e VII donne Martiri a Corinto

16 aprile

Leonida era un vescovo di Atene arrestato insieme con sette donne cristiane e condotto a Corinto dove subì il martirio dopo essere stato sottoposto a feroci torture. L'attribuzione del titolo di vescovo deve probabilmente essersi verificata molto tardivamente, forse in seguito alla scoperta, avvenuta nel nostro secolo, di una basilica dedicata a San Leonida in un'isola dell'Ilinos, che diede l'occasione di trasformare il martire in un vescovo della città. I Martirologi antichi, invece, non attribuiscono mai la qualifica di vescovo a San Leonida. Parlano di un giovane che con sette fanciulle si presentò davanti al governatore di Corinto e poiché si rifiutò di apostatare fu bastonato e quindi gettato in mare con al collo una grossa pietra. I fedeli recuperarono i corpi dei martiri egli seppellirlo sulla spiaggia dove fu costruito una chiesa in loro onore.

Etimologia: Leonida = simile al leone, forte, dal greco

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Corinto nella regione dell’Acaia in Grecia, santi Leonida e sette compagne, martiri, che, dopo aver patito vari supplizi, furono annegati in mare.


Le notizie che di questi martiri danno i menei modèrni non corrispondono interamente alla realtà; esse fanno di Leonida un vescovo di Atene, cosa certamente falsa. Il martirio poi si sarebbe svolto cosí: Leonida è arrestato a Trezene nell'Argolide insieme con sette donne cristiane e condotto a Corinto, dove il governatore Venustus, non essendo riuscito a farli apostatare, li fece tutti torturare e quindi gettare in mare.
I martirologi antichi invece, come il Martirologio Siriaco del sec. IV e il Geronimiano, pur ricordando al 16 aprile il gruppo, non dicono affatto che Leonida fosse un vescovo, né menzionano Trezene. Il Siriaco però, invece di sette donne ha otto confessori come compagni di Leonida. Il Geronimiano reca anche i nomi delle sette donne che poi si ritrovano, con qualche variante-, nel Sinassario Costantinopolitano edito dal Delehaye, al 17 aprile: Cariessa, Gallinia, Teodora, Nicia, Nunecia, Callide, Basilissa. Geronimiano e Sinassario concordano con i menei recenti nell'indicazione del genere di martirio.
Il cod. di Patmos 254, che è un menologio antico, dà una versione assai semplice del martirio: il giovane Leonida e sette fanciulle, cioè Nice, Cariessa, Nunechia, Basilissa, Galena, Callide e Teodora, si presentarono davanti al governatore a Corinto e rifiutatisi di apostatare, costui li fece bastonare e quindi gettare in mare, con al collo una grossa pietra. I fedeli ricuperarono i corpi e li seppellirono sulla spiaggia dove fu costruita una chiesa in loro onore. Il titolo di vescovo per Leonida manca anche nel ricordato Sinassario, come pure nel discorso che Michele Coniate, metropolita di Atene (sec. XII-XIII), ha dedicato a questi martiri, e nel racconto che Niceforo Gregoras (sec. XIV) fa del martirio di s. Codrato, vescovo di Atene. La falsa attribuzione del titolo di vescovo deve quindi essersi verificata assai tardivamente. La basilica del IV-V sec. scoperta nel nostro secolo in un'isola dell'Ilinos, presso Atene, se veramente era dedicata a s. Leonida, come si afferma, diede forse l'occasione per trasformare il martire in un vescovo della città.
E' impossibile determinare l'epoca in cui Leonida e le sue compagne subirono il martirio, ma deve essere stato sicuramente durante l'impero romano, al piú tardi alla fine del sec. III o all'inizio del IV trattandosi di vittime del paganesimo. Non si conosce un governatore dell'Acaia di nome Venustus.
La Chiesa bizantina festeggia questi santi al 17 aprile, ma nei sinassari si trovano date diverse. Siamo in possesso di un Canone di Giuseppe in loro onore. Nel Martirologio Romano il gruppo è ricordato al 16 aprile, ma alterato in Callisto, Carisio e VII compagni in seguito a cattiva lettura dei codd. del Geronimiano fatta dai precedenti autori di martirologi storici (Adone, Usuardo).


Autore:
Raymond Janin


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2002-10-08

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