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San Mercuriale di Forlì Vescovo

30 aprile

Martirologio Romano: A Forlì, san Mercuriale, vescovo, che si ritiene abbia istituito la sede episcopale in questa città.


Le più antiche testimonianze su Mercuriale riguardano il suo culto, e precisamente le chiese a lui dedicate. L'at­tuale basilica a Forlì, originariamente a tre navate, con tre absidi ed una grande cripta, venne edificata nel 1173-1176 (ed il campanile nel 1180), dopo che un violento incendio, scoppiato il 21 lugl. 1173, aveva distrutto la precedente con l'annesso mona­stero. L'antica basilica, sulla stessa area benché allora fuori della cinta muraria di Forlì, appare officiata dai Benedettini sin dalle più antiche testi­monianze: 8 apr. 893: « monasterio S. Mercurialis posito non longe a civitate Liviensi »; 14 magg. 962: « monasterium s. Mercurialis et Grati qui est situs prope dudum civitatem Liviensem » (Fantuzzi, Monumenti Ravennati, VI, pp. 5, 14); lugl. 1159: « coenobii ss. Mercurialis et Grathi quod situm est in territorio liviensi » (S. Marchesi, Sup­plemento istorico dell'antica città di Forlì, Forlì 1678, pp. 144-45). Dedicate a s. Mercuriale sono attestate chiese anche a Ravenna dal 948 (Fantuzzi, II, 252) ed a Pistoia dal 940 (F. Lanzoni, S. Mercu­riale nella leggenda e nella storia, in Rivista storico-critica delle Scienze Teologiche, I [1905], p. 494).
Tra il 1050 ed il 1084, dietro insistenze dei fe­deli e dello stesso vescovo della città, un anonimo (che in seguito fu identificato con s. Pier Damiani, ma che comunque era monaco e non forlivese) ne scrisse la prima Vita, traendone gli elementi da pitture esistenti in quel­l'antica basilica. Nello schema ordinario della vita di un presule modello, sono inseriti due episodi caratteristici. A Rimini un empio giudice (pagano) di nome Tauro schernisce i cristiani ed in partico­lare irride l'Eucaristia, che per lui non è che un cibo comune da digerirsi come tutti gli altri. I santi vescovi della regione, Mercuriale di Forlì, Ruffillo di Forlimpopoli, Leo di Montefeltro, Gaudenzio di Ri­mini e Geminiano di Modena, pure inorridendo delle affermazioni blasfeme (le quali, si noti, coin­cidono stranamente con quelle che insegnava Beren­gario di Tours, nello stesso tempo in cui fu com­posta questa Vita), perché non venisse meno la fede dei loro cristiani accettarono la sfida di Tauro: tutti insieme consacrarono le sacre specie e le det­tero al giudice pagano; costui le inghiottì, ma poi morì dell'ignominiosa morte di Ario.
Il secondo episodio riguarda un immane drago che in quel tempo infestava la zona tra Forlì e Forlimpopoli. Di comune accordo Mercuriale e Ruffillo si recarono a combatterlo, ponendogli le loro stole at­torno alla gola, lo immobilizzarono ed infine lo chiusero in un profondo pozzo dove il drago è rin­chiuso tuttora e dove (secondo quanto raccontarono all'anonimo scrittore) tutti gli anni, nel giorno della festa di s. Mercuriale, si agita e freme.
Mercuriale morì un 30 apr., dopo aver rivolto fervide esortazioni al suo popolo a restar saldo nella fede: venne sepolto in un mausoleo, ed in suo onore venne innalzata la chiesa.
Il Lanzoni dimostra che l'autore della Vita ha interpretato malamente le pitture esistenti nella primitiva chiesa di S. Mercuriale: esse infatti, in quattro scene raggruppate in due cicli, non rappresentavano altro che il trionfo del Cristianesimo sopra l'idola­tria ed il trionfo dell'ortodossia sopra l'arianesimo. A noi comunque interessa far notare che, a metà del sec. XI, si pensava che Mercuriale fosse contemporaneo degli altri santi della regione citati.
Nel 1176, quando si terminò la costruzione della basilica nuova, si operò una traslazione o una ricognizione delle reliquie del santo e si pose nell'arca una lamina plumbea nella quale si affer­mava che Mercuriale era morto il 30 apr. 156 (lamina che sarà poi ritrovata nelle ricognizioni successive: 1232, 1576, 1902) e in base a questo si insinuava (se non erro) che Mercuriale sarebbe stato il protovescovo di Forlì.
Qualche tempo dopo il 1232, si formò una seconda leggenda su s. Mercuriale concretatasi nelle pit­ture della seconda basilica (anch'esse scomparse). Ne dipendono: una lamina in piombo dei secc. XIV-XV che testimonia di reliquie che Mercuriale recò dalla Palestina; un passo degli Annales Forolivien-ses del sec. XV, secondo il quale M. fu vescovo dal 422 al 449, uccise il drago (ma in maniera di­versa da come è scritto nel racconto precedente), andò in pellegrinaggio a Gerusalemme tornando con molte ed insigni reliquie, e liberò il popolo di Forlì dalla schiavitù del re di Spagna; un passo delle Cronache di Leone Cobelli (1440-1500 ca.), in cui sono ripetute le notizie in maniera più o meno simile alle fonti precedenti, è attestato, non sap­piamo da quale fonte, che l'antica basilica era ori­ginariamente dedicata a S. Stefano, ed è specificato l'ultimo episodio secondo cui Mercuriale si recò in Spagna presso Alarico e, avendo guarito il re goto amma­lato, ne ottenne la liberazione di oltre duemila schiavi forlivesi (si ricordi che in Forlì esiste ancor oggi un rione chiamato, fin dal sec. IX, col nome di « Schiavonia »).
Più tardi ancora (sec. XVII) gli scrittori forli­vesi si trovarono di fronte ad un'altra difficoltà, accordare, cioè, le tradizioni locali con quelle di Rimini che ritenevano tutto il gruppo dei santi vescovi della zona (Mercuriale, Ruffillo, Gaudenzio, Geminiano ed inoltre Leo e Marino) presenti al concilio di Rimini del 359. Alcuni modi­ficarono nomi di persone e di luoghi, mutarono Ala­rico in Atanarico, e ridussero il pontificato di Mercuriale agli anni 359-406; altri invece supposero che vi fossero stati a Forlì due o anche tre vescovi di nome Mercuriale, che avrebbero pontificato rispettivamente negli anni 130-156, 359-406 e 442-449.
Il Lanzoni ha fatto giustizia di tutte queste leggende dimostrandone le varie assurdità: egli ritiene Mercuriale vescovo del sec. IV, forse il protove­scovo di Forlì ed il 30 apr. suo dies natalis o cele­brazione di una sua traslazione dal cimitero adia­cente alla basilica antica all'interno di questa.
Ho già esposto in altra sede la mia opinione che Mercuriale sia il costruttore della basi­lica che fu la più antica cattedrale di Forlì; per cui anche la data del 30 apr. potrebbe essere in rela­zione con questa (giorno della consacrazione). Del resto, anche la data della consacrazione della catte­drale di Ravenna è stata ritenuta data della morte del suo costruttore Ursus.


Autore:
Giovanni Lucchesi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto il 2009-04-25

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