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San Sigismondo Re dei Burgundi e martire

1 maggio

Nel giorno di san Giuseppe lavoratore la tradizione ha posto anche la festa di Sigismondo, re dei Burgundi. Figlio del re Gundobaldo, governava il territorio intorno a Ginevra. Si convertì all’inizio del VI secolo per influsso di sant’Avito: fu il primo sovrano di origine gallica ad abbracciare il cristianesimo. Poi, però, si macchiò di un orrendo crimine. Temendo che suo figlio Sigerico congiurasse contro di lui, lo fece uccidere. Subito, però, se ne pentì e si ritirò nel monastero di Aguane, sempre in Svizzera, da lui stesso fondato. Alla sua necessità di espiare si fa risalire la nascita della «Laus perennis», recitata ininterrottamente da monaci che si danno il cambio. I Franchi, che volevano conquistare la Borgogna, ultimo regno indipendente, approfittarono dello scandalo suscitato dall’uccisione di Sigerico per braccare Sigismondo, che fuggì da Aguane, ma fu raggiunto e buttato in un pozzo. Per questo lo si venera come martire. (Avvenire)

Etimologia: Sigismondo = difende con la vittoria, dal tedesco

Emblema: Palma, Corona, Scettro, Globo, Spada, Croce, Pozzo

Martirologio Romano: A Saint-Maurice-en-Valais nella Rezia, nell’odierna Svizzera, deposizione di san Sigismondo, che, re dei Burgundi, convertitosi dall’eresia ariana alla fede cattolica, istituì in questo luogo un coro di monaci che intonava ininterrottamente inni davanti al sepolcro dei martiri, espiò il delitto commesso con la penitenza, le lacrime e i digiuni e trovò la morte nel territorio di Orléans affogato dagli avversari in un pozzo.


La vita di questo santo martire è da annoverarsi fra i grandi santi, pentiti del loro passato. Egli era figlio del re dei Burgundi, Gundobaldo, ma già da principe governava una parte del territorio nazionale con Ginevra come capitale e fu proprio in questo periodo che si convertì al Cattolicesimo (dopo il 501) per opera di s. Avito; fu il primo re barbaro della Gallia a convertirsi.
Nel 516 dopo al morte del padre divenne re, si mostrò un fervente cattolico, prese posizione contro gli ariani chiedendo l’appoggio del lontano imperatore di Costantinopoli, Anastasio.
Ma un grave delitto fermò la sua illuminata opera, egli aveva un figlio Sigerico avuto dalla prima moglie, che non godeva della simpatia della sua seconda moglie, la quale persuase il re che il figlio voleva attentare alla vita del padre per impossessarsi del regno.
Allora Sigismondo fece strangolare il giovane in sua presenza (522), ma appena compiuto l’efferato crimine si gettò sul corpo del figlio piangendo lacrime amare di pentimento; consigliato di piangere su se stesso, Sigismondo per espiare si ritirò in penitenza nel monastero di Aguane in Svizzera da lui stesso fondato.
Questo episodio, che dimostra la passionalità e violenza tipiche dell’epoca barbarica, è narrato da s. Gregorio di Tours nella sua “Historia Franc.”
Al periodo del suo soggiorno ad Agaune si collega la nascita della ‘Laus perennis’, cioè un canto liturgico ininterrotto, cantato da monaci a turno. Il delitto di Sigismondo attirò su di sé e sulla Borgogna una serie di guai; si trovò contro il nonno del giovane Sigerico, Teodorico il Grande e quindi restò senza aiuti davanti alle pretese dei Franchi che volevano conquistare l’ultimo regno germanico indipendente che stava nella Gallia.
Ci fu una guerra e Sigismondo fuggito ad Agaune, fu fatto prigioniero insieme alla moglie e i figli, dal re franco Clodomiro che li riportò ad Orleans. Alla fine furono tutti buttati in un pozzo vicino al villaggio che da allora porta il nome Sigismond (Loiret).
Questo re convertito, che pur avendo commesso un grave delitto, seppe espiare con dure penitenze, subendo poi una morte violenta, fu ben presto considerato un martire e il suo corpo portato ad Agaune e poi finalmente trasferito a Praga.
Tradizionalmente si commemora il 1° maggio. Il suo culto diffuso in Europa e Italia, diede spunto a molte opere artistiche che lo raffigurano nella sua dignità regale; nel 1446 Piero della Francesca lo effigia nel famoso dipinto nel Tempio Malatestiano di Rimini, commissionato da Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Il nome Sigismondo è stato portato da tre re polacchi e da un imperatore tedesco. Deriva dall’antico tedesco Sigismuht e significa “che protegge con la vittoria”.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2002-02-26

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