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Santi Pietro, Andrea, Paolo e Dionisia Martiri

15 maggio

† Lampsaco, Turchia, III secolo

Secondo quanto riferiscono gli «Acta primorum martyrum sincera et selecta», raccolti da Thierry Ruinart, monaco benedettino e storico, durante la persecuzione dei cristiani voluta dall’imperatore Decio, un giovane di nome Pietro venne condotto di fronte al procuratore di Lampsaco (nell’odierna Turchia). Poiché si rifiutava di sacrificare agli dèi, venne sottoposto al supplizio della ruota e, visto che non cedeva alle torture, venne decapitato. Nello stesso periodo altri tre uomini vennero portati dal procuratore perché cristiani. Uno di essi, Nicomaco, cedette e sacrificò agli dèi, morendo subito dopo. Una ragazza di sedici anni, Dionisia, presente tra la folla, compianse la sua sorte, rivelandosi come cristiana. Gli altri due, Andrea e Paolo, condotti in prigione, vennero poi consegnati alla folla per essere lapidati. Dionisia, sfuggita alla violenza dei giovani a cui era stata data in custodia, corse da Andrea e Paolo, supplicando di poter morire insieme a loro, per ottenere con loro la vita eterna in cielo. Il proconsole ordinò di separarla da loro e la fece decapitare.

Martirologio Romano: A Lámpsaco in Ellesponto, nell’odierna Turchia, passione dei santi Pietro, Andrea, Paolo e Dionisia, martiri.


Secondo quanto riferiscono gli «Acta primorum martyrum sincera et selecta», raccolti da Thierry Ruinart, monaco benedettino e storico, all’epoca dell’imperatore Decio, nella città di Lampsaco (oggi in Turchia) venne portato davanti al proconsole un giovane, bello d’animo e attraente di corpo.
Il proconsole gli chiese: «Come ti chiami?». «Pietro», rispose. «Sei cristiano?». «Sì, sono cristiano». «Hai davanti agli occhi i decreti dei nostri invittissimi principi [gli imperatori, ndt]: sacrifica dunque alla grande dea Venere».
Pietro replicò: «Mi meraviglio se mi persuadi, o ottimo proconsole, di sacrificare a questa donna impudica e sporca, la quale ha compiuto azioni tali che raccontarle causerebbe vergogna, poiché anche la storia presso di voi condanna la sua impudicizia. Se anche voi la definite empia e pubblica meretrice, perché mi obbligate ad adorare e a sacrificare a una tale meretrice? Bisogna dunque che io piuttosto offra al Dio vivo e vero, a Cristo re di tutti i secoli, un sacrificio di orazione, supplica, compunzione e lode».
Il proconsole diede quindi ordine di legare Pietro a una ruota di legno, con catene di ferro, poi comandò di girare la ruota, in modo da rompergli le ossa e stirargli i muscoli. Invece il giovane, dimostrandosi forte e con lo sguardo al cielo, disse: «Ti ringrazio, Signore Gesù Cristo, perché ti sei degnato di darmi questa sopportazione per vincere l’ingiustissimo tiranno». A quel punto, il proconsole, vedendo la sua perseveranza e che non veniva meno nonostante i tormenti, ordinò di colpirlo con la spada.
Nello stesso periodo, mentre si stava preparando per andare a Troade, vennero portati di fronte a lui altri tre uomini, Andrea, Paolo e Nicomaco. Anche loro furono interrogati. Nicomaco rispose prontamente: «Sono cristiano». Il proconsole si rivolse agli altri due: «E voi cosa dite?». «Siamo cristiani».
Parlò di nuovo a Nicomaco: «Sacrifica agli dèi, come è stato comandato». Ribatté Nicomaco: «Come sai, un cristiano non deve sacrificare ai demoni». Il funzionario ordinò allora di torturarlo sul patibolo, ma mentre era sul punto di morire, l’uomo gridò: «Non sono mai stato cristiano, ma sacrifico agli dèi!». Venne liberato, ma poco dopo aver offerto il sacrificio, cadde a terra, in preda alle convulsioni, e morì.
Tra gli spettatori del processo c’era una ragazza, Dionisia, di sedici anni. Al vedere la fine di Nicomaco, esclamò: «Uomo misero e infelice, perché a causa di un brevissimo momento ti sei acquistato una pena perpetua e inenarrabile!».
Non appena ebbe udito quelle parole, il proconsole la fece condurre di fronte a lui e le chiese se fosse cristiana. «Sì», rispose, «sono cristiana. Perciò io compiango questo infelice, poiché non seppe sopportare un dolore anche piccolo per trovare il riposo perpetuo».
Il proconsole ribatté: «Costui ha trovato riposo quando ha soddisfatto gli dèi col sacrificare. Ma affinché non sostenesse gli insulti a causa della vostra vana religione, la grande Diana e Venere si sono degnate di rapirlo. Tu dunque sacrifica, affinché non ti faccia, illusa, bruciare orribilmente viva». Dionisia replicò: «Il mio Dio è più grande di te. Perciò non temo le tue minacce; Lui può darmi la sopportazione in tutte le pene che mi infliggerai».
Allora il proconsole la fece portare via da due giovani, perché la corrompessero; Andrea e Paolo, invece, furono fatti prigionieri. I due giovani la portarono in casa loro e cercarono di convincerla a peccare. Ogni volta poi che erano sul punto di violentarla, venivano meno loro le forze.
Verso mezzanotte, comparve un giovane luminosissimo, la cui luce riempì la stanza. I due giovani caddero tramortiti ai piedi di Dionisia, che li rialzò dicendo: «Non temete, perché costui che vedete è il mio protettore e custode, ed è venuto a salvarmi da voi e da ciò a cui sono stata esposta dall’ingiustissimo giudice». Allora essi scongiurarono Dionisia d’intervenire, affinché non venisse fatto loro nulla di male.
Il mattino seguente, una gran folla, sobillata da Onesicrate e Macedone, sacerdoti di Diana, si radunò al palazzo del proconsole per chiedere di dare nelle loro mani Andrea e Paolo. Il proconsole comandò di portarli da lui e ordinò: «Andrea e Paolo, sacrificate alla potente dea Diana». Replicarono: «Noi non conosciamo né Diana né gli altri demoni che voi venerate; non abbiamo mai adorato altri se non Dio solo».
All’udire questo, la folla chiedeva al proconsole di consegnarglieli perché li uccidesse. Il proconsole, dopo averli sottoposti a flagellazione, li diede alla folla, coi piedi legati, perché li lapidasse. Mentre venivano condotti fuori città, Dionisia li raggiunse, dopo essere scappata dal luogo dov’era rinchiusa, e si gettò su di loro gridando: «Scelgo di morire con voi qui sulla terra per poter vivere con voi in cielo».
Fu riferito al proconsole che Dionisia era rimasta vergine e aveva espresso il desiderio di morire con Andrea e Paolo. Il proconsole decretò dunque che venisse separata da loro e la fece decapitare.
Il Martirologio Romano commemora Pietro, Andrea, Paolo e Dionisia il 15 maggio, mentre la Chiesa Ortodossa li ricorda tre giorni dopo. Dionisia è stata confusa con una martire omonima, le cui reliquie sono venerate nell’abbazia di Flône in Belgio.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2019-08-13

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