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San Domenico Ngon Padre di famiglia, martire

22 maggio

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1840 circa - An-Xà, Vietnam, 22 maggio 1862

Martirologio Romano: Nella città di An-Xà nel Tonchino, ora Viet Nam, san Domenico Ngôn, martire, che, padre di famiglia e contadino, si inginocchiò e adorò la croce che i soldati gli avevano ordinato di calpestare e, avendo professato senza paura davanti al giudice la propria fede cristiana, fu immediatamente decapitato.


Lorenzo Ngon nacque all’incirca nel 1840, in una famiglia cattolica appartenente ad una delle più antiche parrocchie del Vicariato Apostolico del Tonchino del Nord. I suoi genitori si chiamavano Domenico e Maria Thao. Lavorava come contadino ed era sposato.
Venne arrestato una prima volta ed obbligato ad abiurare, ma, lacerato fra l’amore per la sua famiglia e l’impossibilità di rinnegare la sua fede, corruppe i funzionari governativi per riacquistare la libertà.
Nel frattempo, il re Tu Duc aveva intensificato la sua persecuzione contro i cristiani: il suo editto dell’8 maggio 1861 causò la quasi totale confisca e distruzione non solo delle proprietà ecclesiastiche, ma pure di case e proprietà di semplici cittadini. Anche Lorenzo ne fece le spese: arrestato il 9 agosto, venne condotto nella prefettura di Xuan Truong, nella provincia di Nam Dinh. Preoccupato per i genitori e per sua moglie, riuscì ad evadere e a raggiungerli per confortarli ed esortarli a restare saldi nella fede, poi ritornò in cella. Fu sottoposto allo strumento di tortura detto “cangue” (una sorta di gogna), col quale venne condotto alla prigione di An Xa, nel distretto di Dong Quan.
Non contento di quanto pativa, Lorenzo decise di digiunare tre giorni a settimana, per espiare le sue precedenti colpe. In più, esortava i suoi compagni di cella a sopportare con coraggio le torture per non offendere Dio: «Bisogna che siamo forti – diceva – anche sotto torture brutali. Dobbiamo aver paura al pensiero di calpestare la croce».
Quando il giudice provò ad obbligarlo a quel gesto irrispettoso, il giovane replicò: «Io credo nel Dio del Cielo e della Terra. La croce è il mezzo che Dio ha usato per redimere l’uomo. Io posso solo rispettarla, non calpestarla. Se mi lasciate vivere, vi ringrazio, altrimenti sono disposto a morire per la fede nel mio Dio». Durante un’altra tortura, costretto a porre un piede sul sacro oggetto, si prostrò subito in adorazione. Il coraggio dimostrato gli valse l’immediata condanna a morte.
Il 22 maggio 1862, otto mesi e mezzo dopo il suo secondo arresto, Lorenzo, alla presenza di sua madre e di sua moglie, si diresse con coraggio verso il luogo della sua esecuzione, dimostrando che la fede può superare la tirannia più crudele.
Il martirio di Lorenzo Ngon e di altri ventiquattro tra sacerdoti e laici del Vicariato Apostolico del Tonchino Centrale venne ufficialmente sancito l’11 febbraio 1951. Dichiarati beati il 29 aprile del medesimo anno, vennero poi inclusi nel più vasto gruppo comprendente tutti i martiri del Vietnam e canonizzati il 19 giugno 1988.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2012-10-15

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