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Beato Giovanni Battista Scalabrini Vescovo, fondatore

1 giugno

Fino Mornasco, Como, 8 luglio 1839 - Piacenza, 1 giugno 1905

La sua filosofia di vita era «darsi tutto a tutti». E dalla sua esperienza nacque una congregazione missionarie tra le più conosciute. Giovanni Battista Scalabrini, nato a Fino Mornasco nel 1839, divenne rettore del seminario, insegnante e parroco in una zona operaia di Como. Nel 1876, a soli 37 anni, fu chiamato alla cattedra episcopale di Piacenza. In trent'anni di apostolato indirizzò alla comunità ben 72 lettere pastorali e visitò per ben cinque volte le 365 parrocchie della diocesi. Era l'epoca di migrazioni verso le Americhe e lui non poté restare insensibile. Impressionato dalla folla che un giorno vide partire dalla stazione di Milano iniziò a sensibilizzare le persone verso questo problema. Per la cura pastorale e l'aiuto concreto alla dura condizione degli emigranti sorse, dunque, nel 1887, la Congregazione dei Missionari di San Carlo. Il fondatore morì nel 1905 ed è beato dal 1997. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Piacenza, beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo, che si adoperò con ogni mezzo per la sua Chiesa e rifulse per la sollecitudine verso i sacerdoti, i contadini e gli operai; in particolare, ebbe a cuore gli emigranti nelle città d’America, per i quali fondò le Congregazioni dei Missionari e delle Suore Missionarie di San Carlo.


Nato a Fino Mornasco (Como) l’8 luglio 1830, Giovanni Battista Scalabrini fu ordinato sacerdote il 30 maggio 1863, venendo subito chiamato ad insegnare nel locale Seminario Minore di Como, di cui divenne anche rettore per tre anni dal 1867 al 1870; nello stesso 1870 venne nominato parroco dell’importante parrocchia operaia di S. Bartolomeo, comunque rimarrà parroco per solo cinque anni, infatti il 30 gennaio 1876 a soli 36 anni venne consacrato vescovo di Piacenza, dove rimarrà quasi 30 anni, fino alla morte.
La sua lunga vita di pastore della diocesi piacentina, fu contraddistinta dalle migliaia di pagine uscite dalla sua penna, che interessavano i tanti problemi del suo tempo, nelle intricate vicende della storia italiana, religiosa e politica dell’ultimo quarto di secolo.
Acuto osservatore ed attento interprete della realtà umana contemporanea, fondò un Istituto per sordomuti, un organismo di assistenza per le mondine, società di mutuo soccorso, casse rurali.
Indirizzò, nel suo lungo apostolato, ben 72 lettere pastorali alla Diocesi, per il cui funzionamento, visitò cinque volte le 365 parrocchie, recandosi di persona in tutte, anche le più sperdute sull’Appennino emiliano dove sicuramente non era mai andato un vescovo.
Celebrò ben tre Sinodi diocesani che da oltre un secolo e mezzo non si erano più tenuti; valido sostenitore dell’Azione Cattolica; diede vita al periodico “Il Catechista cattolico”, prima rivista italiana per la diffusione del catechismo e che si pubblica tuttora.
Organizzò a Piacenza il primo Congresso catechistico nazionale; ma la sua memoria resta legata in particolare alle sue illuminanti soluzioni pastorali per l’emigrazione. Impressionato dalla vista di una folla di derelitti, che alla stazione di Milano, si avviavano per imbarcarsi per l’America, dove era ormai risaputo, una volta sbarcati venivano trattati come merce di esportazione, rimanendo di fatto sprovvisti di ogni assistenza.
Cominciò con la parola, espressa in molte città italiane nel cercare di sensibilizzare tutti al problema dell’emigrazione, che è sempre stata una opportunità per pochi, una necessità per molti, rivelandosi in buona parte come una tragedia per chi parte e per chi resta, specie nei tempi passati.
Visto che non otteneva significativi risultati, deluso ma non scoraggiato, passò dalla parola all’azione diretta, fondando il 28 novembre 1887 la congregazione dei Missionari di S. Carlo (Scalabriniani) con l’intento di dedicarsi completamente all’assistenza spirituale dei numerosi italiani emigrati in America, nel contempo istituì prima un Comitato di patronato per provvedere alla tutela degli interessi materiali degli emigrati, che divenne poi la Società S. Raffaele, suddivisa in Comitati locali, dislocati opportunamente. La sua Fondazione ebbe l’approvazione della Santa Sede il 14 novembre 1887, iniziando il 28 con appena tre sacerdoti per una moltitudine di emigrati, ma l’anno successivo, la prima spedizione era già di 10 missionari.
Oggi i Missionari di S. Carlo, sono oltre 700 presenti in 25 Nazioni, nei cinque continenti. Approvò nel 1900 le Apostole del S. Cuore, fondate da s. Francesca Saveria Cabrini, che indirizzò verso lo scopo delle Missioni
fra gli emigranti; l’occasione di fondare un suo Istituto femminile gli venne da un suo giovane missionario, che arrivò in Brasile con un bimbo in braccio perché la madre era morta durante la traversata, fondò così nel 1895 con quattro suore ed un orfanotrofio l’Istituto delle Missionarie di S. Carlo che conta oggi 850 suore.
Nel 1961 si sono aggiunte le Missionarie Secolari Scalabriniane, approvate nel 1990.
A muovere la grande volontà di questo gigantesco Pastore è prima di tutto una tensione continua alla perfezione cristiana, alla carità perfetta “Santificarmi, farmi santo: hoc est omnis homo!”. Ebbe un intensa vita di preghiera ed ascetica, dedito alla meditazione, denso di pietà eucaristica che andava dalla celebrazione intensa della Messa, alla adorazione anche notturna, alle frequenti ‘visitine’ giornaliere.
Fu impedito, dal suo vescovo, quando era giovane sacerdote, di iscriversi al PIME, ma resterà sempre missionario nel cuore, estensore del Regno di Gesù Cristo, evangelizzatore. Un altro merito che bisogna riconoscergli è quello di essere stato un acceso anticipatore della Conciliazione con il suo lungimirante intervento per una felice soluzione della ‘Questione Romana’, pubblicò anonimamente nel 1885, ma in pieno accordo con il papa Leone XIII, un opuscolo sull’argomento ‘Intransigenti e transigenti’ .
Cominciava a prepararsi alla sesta visita pastorale alla vasta diocesi, nonostante già sofferente da tempo, quando aggravatosi improvvisamente, fu sottoposto ad intervento chirurgico, ma non superando la grave crisi che lo porterà alla morte il mattino del 1° giugno 1905, nella sua sede vescovile, come aveva sempre detto di lui: “vivere, santificarsi e morire a Piacenza”.
I processi per la sua beatificazione si aprirono nel 1940 e dopo aver superato favorevolmente tutto l’iter richiesto e approvato un miracolo attribuito alla sua intercessione il 7 luglio 1997; è stato quindi beatificato il 9 novembre 1997 da papa Giovanni Paolo II.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2002-08-01

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