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San Columba di Iona Abate

9 giugno

Gartan, Donegal, Irlanda, 7 dicembre 521 - Iona, 9 giugno 597

Fondatore di monasteri, evangelizzatore di popoli, saggio consigliere, uomo spirituale: Colomba (521-597), il più noto santo scozzese, è una delle grandi figure che hanno "costruito" l'Europa cristiana. Nato nel Donegal, in Irlanda, fece sorgere numerose comunità monastiche nella sua terra natale e poi in Scozia, a cominciare dall'isola di Iona. Di qui iniziò l'avventura tutt'altro che agevole del primo annuncio a Pitti, Angli e Scoti. L'abbazia che sorge sull'isola di Iona, dopo aver resistito alle scorrerie dei vichinghi, è oggi un centro di pellegrinaggi. (Avvenire)

Martirologio Romano: Nell’isola di Iona in Scozia, san Columba o Colum Cille, sacerdote e abate, che, nato in Irlanda e istruito nei precetti della vita monastica, nella sua terra e infine a Iona fondò dei monasteri rinomati per osservanza della disciplina di vita e cultura letteraria, finché, carico di anni, ormai in attesa della fine, davanti all’altare riposò nel Signore.


Pur essendo vissuto molti secoli fa, di lui ci sono pervenute notizie credibili sulla sua vita, con veritieri particolari, le fonti molto attendibili sono ben tre, riportate da: Cuimino abate di Iona dal 657 al 669; Ademnano abate di Iona dal 679 al 704 e da s. Beda il Venerabile (673-735).
Le sue origini furono di stirpe regale; Columba (in Irlanda Colum Cill) nacque nel 521 a Gartan nel Donegal, ampia baia dell’Irlanda sull’Atlantico.
Nella sua scelta di diventare monaco, ebbe come guida spirituale e contatti formativi con i santi Enda di Aran, Finnian di Moville e Finnian di Clonard, tutti abati di comunità monastiche irlandesi del VII secolo.
Columba divenne anch’egli abate di monasteri, agendo con grande saggezza e spiritualità, ma anche fondatore di alcune chiese, fra le quali quelle di Durrow e Derry. Poi come raccontano le fonti su citate, obbedendo al desiderio comune a tutti gli irlandesi di “divenire pellegrini di Cristo”, Columba lasciò l’Irlanda nel 563 e insieme a dodici compagni approdò sulla piccola isola di Iona, posta davanti alla costa occidentale della Scozia, erigendo un monastero che divenne in breve un celebre centro monastico.
Dalle sue mura partirono tanti missionari, diretti verso le colonie irlandesi in Scozia e verso le tribù pagane dei Pitti del Nord, popolazioni celtiche scozzesi, così chiamate dai Romani, perché si tingevano il corpo ed i capelli.
Columba fu a partire dalla gioventù un uomo austero, a volte persino duro con se stesso e con gli altri; ma con gli anni il suo carattere si addolcì e il prima citato Adamnano lo presenta nell’ultima fase della sua vita, come uomo profondamente sereno.
Fu sempre molto legato alla sua patria d’origine, l’Irlanda; divenne il capo riconosciuto della “familia Columbae”, una importante confederazione monastica diffusa in Scozia ed in Irlanda.
Morì ad Iona nel 597 e l’autorità di cui aveva goduto sia per il rango familiare, sia per le sue doti di capo e di guida spirituale, passò ai suoi successori, anch’essi in buona parte di sangue reale e come lui non soggetti alla dipendenza dal vescovo.
Gli abati di Iona ebbero giurisdizione sulla vasta confederazione “familia Columbae”, la quale si estese ulteriormente fino all’anglosassone Northumbria, evangelizzata da s. Aidano di Lindsfarne, entrando in contrasto con la missione romana in Inghilterra, specie per quanto riguardava la data della celebrazione della Pasqua. La confederazione cominciò a declinare nella sua influenza, dopo il sinodo di Whitby tenuto nel 664. San Columba fu importante nella leggenda irlandese, a parte la sua precisa figura storica; infatti molti poemi dell’Irlanda gli furono attribuiti, anche se ciò non è provato, sta comunque ad indicare come venisse considerato quasi un patrono dei poeti irlandesi.
Ebbe un culto largamente diffuso nel Medioevo, non solo in Irlanda e Scozia ma anche in Europa; la sua festa è celebrata il 9 giugno ancora con venerazione, non solo in questi due Paesi, ma anche in Australia e Nuova Zelanda (portatovi evidentemente dalle colonizzazioni inglesi).


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-11-07

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