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San Giuseppe de Anchieta Sacerdote gesuita

9 giugno

S. Cristobal de la Laguna (Tenerife), Canarie, 19 marzo 1534 - Anchieta (Brasile), 9 giugno 1597

Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall'ebraico

Martirologio Romano: A Reritiba in Brasile, beato Giuseppe Anchieta, sacerdote della Compagnia di Gesù, che, nato nelle isole Canarie, per quasi tutto il corso della sua vita si dedicò con impegno e frutto alle opere missionarie in Brasile.


Il 22 giugno 1980 papa Giovanni Paolo II ha beatificato il gesuita José de Anchieta, missionario, apostolo del Brasile; il quale nacque a S. Cristobal de la Laguna nell’isola di Tenerife (Canarie) il 19 marzo 1534, possedimento spagnolo.
Il 1° maggio 1551 a 17 anni entrò fra i gesuiti di Coimbra in Portogallo, dopo aver frequentato quella celebre Università; a seguito della salute cagionevole, nel 1553 fu inviato in Brasile per ristabilirsi e qui divenne un infaticabile missionario.
Sbarcò a Bahia l’8 luglio 1553 e già nell’anno successivo insieme al padre provinciale Manuel de Nobrega, fondò la nuova missione di Piratininga, con l’apertura di un collegio, dedicato all’apostolo Paolo.
Piratininga diventerà in seguito la città di Sao Paulo che annovera perciò fratel José, fra i suoi fondatori. Divenne un punto di riferimento per gli indigeni del luogo, cui diventò insegnante di grammatica sia per i loro figli che per i figli dei coloni portoghesi; imparò la lingua locale (tupi-guarani) che utilizzò per la composizione di varie opere utilissime, accrescendo così la stima e l’amore per la sua persona.
Poi nel 1563, lasciata la scuola, divenne aiuto fisso del padre Nobrega, accompagnandolo a negoziare la pace tra i Portoghesi ed i feroci Tamoyos, i quali attaccavano la colonia di S. Vincente, sostenuti dagli Ugonotti francesi.
Giacché la questione andò per le lunghe, fratel José, dovette rimanere come ostaggio fra gli antropofagi Iperoig appartenenti ai Tamoyos, in continuo pericolo di morte. Nel 1566 fu ordinato sacerdote, l’anno successivo fu compagno di padre Nobrega nel fondare Rio de Janeiro e poi superiore per dieci anni della missione di S. Vincente con l’incarico della conversione dei Tapuyas.
Dal 1578 al 1586 ebbe affidato il governo di tutta la provincia, poi passò a Reritiba sempre dedito con rinnovato spirito agli indigeni, che andava a cercare nelle selve convertendoli e cercando di convincerli ad abbandonare la vita nomade e stabilirsi nei villaggi fissi.
E a Reritiba, ora Anchieta, padre José, morì il 9 giugno 1597 a 46 anni in concetto di santità. Il Brasile deve molto a questo gesuita missionario, infatti lo considera un santo nazionale per le sue virtù, la dedizione, le doti di taumaturgo e il dominio prodigioso sulle forze della natura, sulle belve della foresta e sulle malattie.
Inoltre è considerato il creatore della letteratura brasiliana; molto vasto è l’elenco dei suoi scritti sui più svariati argomenti religiosi, canti, poesie, grammatica, poemi, lettere e comunicazioni, nelle lingue latino, portoghese, tupi e guaranti.
Costruì pure una chiesa nel 1585 a Guarapary (diocesi dello Spirito Santo) dedicata al Sacro Cuore di Gesù. La causa per la sua beatificazione fu introdotta nel 1617 e il 10 agosto 1736 fu dichiarato venerabile da papa Clemente XII. Giovanni Paolo II lo beatificò nel 1980. Papa Francesco ha decretato la sua canonizzazione equipollente in data 3 aprile 2014.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-03-16

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