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Beato Guido da Cortona Sacerdote

12 giugno

Cortona, 1185/90 ľ Cortona, 1247/50

Frate minore accolto nell’ordine da san Francesco stesso nel 1211, fu da lui autorizzato al sacerdozio e alla predicazione. Visse nell’eremo delle Celle, nei pressi di Cortona, del cui convento fu il fondatore. Ebbe ancora vivente fama di santità.

Etimologia: Guido = istruito, dall'antico tedesco

Martirologio Romano: A Cortona in Toscana, beato Guidone, sacerdote, che, discepolo di san Francesco, pass˛ la vita in digiuni, povertÓ e umiltÓ.


Cortona diede i natali al Beato Guido Pagnottelli intorno all’anno 1187: nell’antichissima città etrusca il giovane visse una fanciullezza serena e spensierata, anche grazie alla condizione familiare discretamente agiata.
Quand’era poco più che ventenne i suoi passi incrociarono quelli di Francesco d’Assisi che, da qualche tempo, visitava e predicava in molti paesi del centro Italia. Durante la visita del 1211 a Cortona, riferiscono le antiche cronache, il santo frate venne ospitato, con un compagno, proprio da Guido. Il giovane, come era accaduto ad altre persone, conquistato dall’ideale francescano, donò i propri beni ai poveri abbandonando tutto per farsi frate. Ricevette il saio nelle pieve di Santa Maria, fondando, così, la prima comunità francescana della città che si stabilì nel preesistente eremo delle “celle”. Qui, in un ambiente naturale straordinario, fece il suo noviziato e visse da anacoreta presso il vicino ponte, partecipando sempre, però, all’ufficio in coro con la comunità. Avendo una certa istruzione, il giovane fu ordinato in breve tempo sacerdote, con gran beneficio di Cortona e dei paesi circostanti. S. Francesco parlò sempre in termini entusiastici di Guido e lo mandò a predicare anche ad Assisi. Nella “legenda” del Beato, scritta da un contemporaneo poco dopo la sua morte, sono narrati fatti eccezionali: la farina moltiplicata, l’acqua mutata in vino, il paralitico guarito e una ragazza recuperata viva da un pozzo.
Una visita commovente a Guido fu fatta, da parte di S. Francesco, nell’estate del 1226, poco prima della sua morte. Il Santo, dopo essere stato ospite da S. Chiara, a Siena e a Rieti, sofferente di gravi malanni e con seri problemi di vista, andò pure, brevemente, con frate Elia a Cortona.
Fedele agli insegnamenti del maestro, Guido ne ricevette l’ultima “visita” quando era già morto da vent’anni. Da lui conobbe che presto avrebbe ricevuto in cielo il premio dei giusti. Il fedele discepolo morì con il nome di Francesco sulle labbra nell’anno 1245.
Considerato un santo, il suo corpo fu sepolto nella pieve di Santa Maria, in un marmoreo sarcofago romano del II secolo d.C. (oggi conservato nel museo diocesano). Per proteggerla durante alcune invasioni, la testa fu nascosta in un pozzo, ma venne posta successivamente in una teca d’argento. Nel 1945, pensando fosse vuoto, fu aperto il sarcofago. Vennero invece rinvenute le reliquie di Guido che, ricongiunte finalmente alla testa, furono collocate nell’altare a lui dedicato in cattedrale (l’antica pieve di S. Maria).
La sua memoria liturgica è fissata al 12 giugno.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2007-01-17

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