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San Liberto di Cambrai Vescovo

23 giugno

m. 22 giugno 1071

Etimologia: Liberto = signific. chiaro


Liberto, vescovo di Cambrai dal 1051 al 1076, è, come il suo predecessore Gerardo I (1012-1051) e il suo successore Gerardo II (1076-1092) uno dei migliori rappresentanti della Chiesa imperiale prima della riforma gregoriana. La vita di Liberto è ben nota grazie alle Gesta Lietberti episcopi, continuazione delle Gesta episcoporum Cameracensium composta nel 1076 da un contemporaneo, e alla Vita Lietberti composta dal monaco Raul del Santo Sepolcro, che aveva accompagnato Liberto in Terra Santa nel 1054. Entrambe le fonti sono degne di fede.
Nato nel Brabante, Liberto apparteneva ad una famiglia aristocratica. Fu affidato fin dall'infanzia al vescovo di Cambrai, Gerardo I, e quindi esercitò le funzioni di scolastico, di prevosto, di arcidiacono. Alla morte del vescovo (1051) in qualità di prevosto del capitolo e arcidiacono di Cambrai, fece parte dell'ambasceria incaricata di rimettere a Enrico III il bastone pastorale. L'imperatore scelse lui come successore nella sede di Cambrai ricevendone il giuramento di fedeltà.
L'autore della Vita Lietberti ha modificato questo racconto, tramandato dalle Gesta, in maniera notevole, narrando una elezione (immaginaria) da parte del popolo e del clero di Cambrai prima della nomina imperiale: si può già vedere in questo fatto l'influenza delle preoccupazioni gregoriane.
Per comprendere l'episcopato di Liberto bisogna ricordare che il vescovo di Cambrai aveva ricevuto. nel 948, i diritti comitali sulla città e quindi, nel 1007, SU tutta l'estensione della contea. Egli era dunque il rappresentante temporale dell'imperatore, oltre che il capo della diocesi. Liberto, come il suo predecessore, ebbe a lottare contro l'avvocato o castellano di Cambrai, che, teoricamente, era un funzionario episcopale e, di fatto, un signore indipendente. Allo stesso modo egli ebbe a combattere dapprima un certo Giovanni, secondo marito di Ermentrude, vedova del castellano di Cambrai, poi un certo Ugo, di cui tuttavia il vescovo aveva protetto gli inizi.
In occasione di un viaggio pastorale, Liberto era stato fatto perfino prigioniero di costui e mentre i suoi compagni erano stati uccisi, egli venne liberato grazie all'intervento del conte di Fiandra, Roberto il Frisone (1071-1093). Anche questi, tuttavia diventò pericoloso, poiché cercò di impadronirsi di Cambrésis. Liberto ammalato e vecchio, si fece trasportare fino al campo nemico ed ottenne che il conte togliesse l'assedio.
A Liberto si deve la costruzione del monastero del Santo Sepolcro (1063), dei nuovi bastioni della città che si era molto estesa e di due nuove chiese. Egli favorí anche la riforma monastica, specialmente a Hasnon dove i monaci sostituirono i canonici (1070). Ma l'episodio piú celebre della sua vita fu il pellegrinaggio in Terra Santa, raccontato dettagliatamente nella Vita. Viaggio pericoloso, in cui Liberto era sostenuto dalla aspirazione al martirio unitamente al desiderio di vedere il Santo Sepolcro. I pellegrini attraversarono l'Ungheria, la Dalmazia, la Grecia e giunsero a Laodicea in Siria. Di là, avendo saputo che la strada era impra ticabile, ritornarono a Cipro, dove furono catturati dal governatore dell'isola; scoraggiati per le difficoltà ritornarono in Europa senza aver veduto Gerusalemme.
Liberto, morto il 22 giugno 1071, fu inumato il 23, giorno in cui è festeggiato, nell'abbazia del Santo Sepolcro da lui fondata dove tuttavia nel XVII sec. si cantavano ancora, alla vigilia della sua festa, i vespri dei morti e la sua tomba era ornata di fronde e di fiori. La persistenza di questa ufficiatura funebre, però, osserva l'Henskens non toglie nulla alla venerazione che pur riscuotono col titolo di beati o di santi sia Liberto sia altri personaggi, ricordando tra gli altri il caso di s. Norberto.


Autore:
Henri Platelle


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2002-10-08

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