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San Procopio di Sazava Abate

25 marzo

Kourim, Chotoun (Boemia), 975 ca. – Sázava (Boemia), 25 marzo 1053

Patronato: Repubblica Ceca

Martirologio Romano: A Sázava in Boemia, san Procopio, che, lasciati la moglie e il figlio, si dedicò alla vita eremitica, resse poi il monastero in questo luogo da lui stesso fondato e celebrò le lodi divine secondo il rito greco e in lingua slava.


E' uno dei santi Patroni della Boemia (attuale Repubblica Ceca), e la sua raffigurazione è abbondante nel Paese, specie nell’episodio leggendario, secondo cui s. Procopio riuscì a legare il demonio all’aratro, facendoglielo tirare.
Sulla sua esistenza sono state scritte ben otto ‘Vitae’, la prima delle quali è del 1061-67 e altre due sono in lingua boema, una in versi e una in prosa.
Purtroppo queste ‘Vitae’ scritte molti secoli fa, danno notizie differenti e a volte contrastanti, per forza di cose, bisogna riassumere e conglobare le varie notizie, che non si esclude possono essere anche in parte leggendarie.
Procopio nacque verso il 975, nel castello di Kourim vicino a Chotoun e ricevette la sua istruzione nelle lettere slave a Vysehard, che era il centro amministrativo ed ecclesiastico della Boemia, presso Praga e dove era attiva una famosa scuola della lingua slava.
Ciò è comprovato dal fatto che le lettere slave erano già state inventate dal santo vescovo Cirillo e approvate dalla Chiesa, tenendo conto che il Cristianesimo slavo influenzò la Boemia sin dagli anni 869-870, cioè dopo il battesimo del duca Borivoj ad opera di s. Metodio.
Aggiungiamo ancora che negli anni intorno alla sua nascita, quindi verso il 975, la Boemia apparteneva ecclesiasticamente parlando, alla diocesi di rito latino di Ratisbona e da quell’anno fu eretta la nuova diocesi latina di Praga; ma fino a questo evento i duchi boemi sostennero fermamente che si usasse la liturgia slava.
Le buone relazioni che intercorrevano fra Procopio e la famiglia ducale, indicano la sua nobile origine e che il nome greco Procopio giunse certamente in Boemia attraverso la liturgia slava.
Egli fu sacerdote secolare dalla vita onesta e casta, dedicata al servizio di Dio; dopo l’ordinazione fu ricevuto tra i canonici di Vysehard presso la chiesa di S. Clemente.
Secondo l’uso locale e come altri sacerdoti, Procopio era sposato ed aveva un figlio di nome Jimram (Emeramo) che in seguito sarà monaco nel suo monastero. Poi come succedeva spesso in quell’epoca, influenzata dal grande movimento benedettino, anche Procopio attratto dall’ascetismo dei benedettini, divenne monaco, quasi certamente nel monastero di Brevnov, uno dei due esistenti in quell’epoca in Boemia.
Ma dopo un breve tempo, Procopio chiese ai suoi superiori di dedicarsi ad una vita ancora più austera e con il loro permesso, si ritirò in solitudine in una grotta presso il fiume Sázava a circa due miglia dal natio castello di Kourim.
Era il 1009 ca.; costruì una chiesetta dedicata alla Madonna e a San Giovanni Battista; dedito alla preghiera e alla meditazione, non trascurò la Regola benedettina “Ora et labora”, quindi prese a disboscare la foresta tutta intorno, per preparare un’area arabile.
E qui si inserisce la leggenda prima accennata, di aver costretto il diavolo tentatore, a tirare l’aratro per lui. Come per tanti santi eremiti, la solitudine attirò molti visitatori, ai quali parlava della fede, guariva i loro malanni con delle erbe; fu naturale che alcuni volessero compartecipare a quella vita di preghiera e penitenza, per cui diede inizio ad un piccolo villaggio di eremiti, l’attuale nome boemo della località, significa “le capanne nere” e ne ricorda probabilmente le origini.
Un giorno il duca Oldrich (Ulderico) inseguendo un cervo nella foresta, si smarrì ed incontrò Procopio; da tale incontro scaturì un rapporto di amicizia e di stima, per cui il duca favorì la costruzione di un monastero in muratura, che annoverò fra i suoi monaci, anche il figlio e il nipote di Procopio, Jimram e Vito.
Dopo la morte del munifico duca Oldrich, gli successe il figlio Bretislav allora duca di Moravia, il quale recatosi in visita al monastero e compiacendosi della vita di Procopio, decise di farlo eleggere abate, anche se lui non avrebbe voluto.
Il nuovo e primo abate di Sázava, volle che la Comunità seguisse la Regola di s. Benedetto, la liturgia del rito occidentale romano, la lingua liturgica slava. Sotto la sua guida, i monaci oltre ai lavori normali, si dedicavano ad opere letterarie e artistiche, allargando sempre più le relazioni con il mondo slavo.
Fu paterno con i suoi monaci oltre ogni dire, sollecitandoli con l’esempio e anche con le ammonizioni; durante il suo governo, non mancò loro mai nulla.
Procopio prese parte comunque alla vita ecclesiastica boema dei suoi tempi, era in buoni rapporti con il duca Bretislav e con il vescovo di Praga Sebér (Severo), il quale curò la sepoltura del santo abate di Sázava, quando morì il 25 marzo 1053.
I monaci lo venerarono subito come un santo, lo testimonia il culto resogli in Ungheria, paese che accolse fra il 1056 e il 1061, quindi pochi anni dopo la morte dell’abate, i monaci espulsi dal duca Spytihnev II; la sua “elevazione”, come allora era definita la proclamazione di un santo da parte di un vescovo, avvenne 40 anni dopo la sua morte nel 1093, ma in seguito non fu riconosciuta, forse perché operata solo dall’abate Bozetech.
Ad ogni modo, la canonizzazione ufficiale avvenne il 4 luglio 1204 ad opera di papa Innocenzo III; si racconta che il papa si affrettò a fare tale proclamazione, dopo che in sogno fu colpito in testa da Procopio con il pastorale degli abati.
La cerimonia fu officiata dal cardinale Guido di S. Maria in Trastevere, inviato come ‘legato’ a Sázava da parte del papa.
La festa religiosa per s. Procopio di Sázava si celebra il 4 luglio; egli è venerato come Patrono dei contadini e dei minatori e anche alcune fonti di acque salutari, presso il monastero, portano il suo nome.
Le sue reliquie, escluso un braccio riportato nel 1669 a Sázava, furono trasferite nel 1588 dal monastero a Praga, dove ancora si venerano nella Chiesa d’Ognissanti nel castello reale.
Il Martyrologium Romanum lo ricorda al 25 marzo.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2004-03-11

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