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> Home > Sezione Chiese Orientali Ortodosse > Santi Martiri della Famiglia Imperiale Romanov Condividi su Facebook Twitter

Santi Martiri della Famiglia Imperiale Romanov

17 luglio (Chiese Orientali)

† Ekaterinburg, Russia, 4 (17) luglio 1918


Il concilio dei vescovi della Chiesa Ortodossa Russa decretò così il 15 agosto 2000 la canonizzazione di questi santi: “Si inseriscano come vittime innocenti nell’assemblea dei nuovi martiri e confessori russi i membri della Famiglia Imperiale: l’imperatore Nicola II, l’imperatrice Aleksandra, l’erede al trono Aleksej, le granduchesse Ol’ga, Tat’jana, Marija e Anastasja. Nell’ultimo monarca ortodosso russo e nei membri della sua famiglia riconosciamo delle persone che hanno sinceramente desiderato incarnare nella propria vita gli insegnamenti del Vangelo. Nelle sofferenze durante la prigionia che la Famiglia Imperiale ha sopportato con mansuetudine, pazienza e rassegnazione al martirio e Ekaterinburg la notte del 4 (17) luglio 1918 si è manifestata la luce della fede in Cristo che vince il male; in modo simile essa ha brillato nella vita di milioni di fedeli ortodossi perseguitati per Cristo nel XX secolo”.
Il 19 ottobre 1981, invece, la Chiesa Ortodossa Russa all’Estero aveva canonizzato non solo lo zar Nicola II ed i suoi più stretti familiari, ma anche i loro servitori e gli altri principi della famiglia imperiale caduti vittime dei bolscevichi. Ecco i loro nomi:

+ 17 luglio 1918
- San Nicola II Romanov zar di Russia
- Sant’Alessandra Fedorovna zarina di Russia
- Sant’Alessio Romanov zarevich
- Sant' Anastasia Nikolaevna granduchessa
- Santa Maria Nikolaevna granduchessa
- Sant' Olga Nikolaevna granduchessa
- Santa Tatiana Nikolaevna granduchessa
- Sant’Eugenio Botkin medico di corte
- Sant’Alessio Trupp cuoco
- Sant’Ivan Kharitonov fante
- Sant’Anna Demidova domestica

+ 18 luglio 1918
59300 - Santa Elisabetta Fedorovna granduchessa, monaca
- Santa Barbara Yakovleva consorella di Elisabetta Fedorovna
- San Sergio Mikhaylovich granduca
- Sant’Ivan Konstantinovic granduca
- Sant’Igor Konstantinovic granduca
- San Costantino Konstantinovic granduca
- San Vladimiro Pavlovich Paley principe
- San Fyodor Remez segretario del granduca Sergio

+ 4 settembre 1918
- Sant’Anastasia Hendrikova contessa
- Santa Caterina Adolphovna Schneider insegnante privata





Lo zar Nicola Aleksandrovic, destinato ad essere l’ultimo sovrano russo, nacque il 6 maggio 1868. Sin dall’infanzia si mostrò religiosissimo, mite, desideroso di essere un vero padre per il suo popolo, ma anche irrisoluto, influenzabile, incapace di assumersi la responsabilità del necessario rinnovamento politico e sociale: in una parola, non certo adatto a reggere il peso del trono nei tempi tragici che avrebbe avuto in sorte di vedere.
Alla morte del padre (1894), il rigido e autoritario Alessandro III, Nicola II salì al trono. Poco dopo sposò la principessa Alice d’Assia, che si convertì all’ortodossia prendendo il nome di Aleksandra Fedorovna. La coppia ebbe quattro figlie, ma l’atteso erede maschio nacque solo nel 1904. L’anno precedente lo zar e la moglie avevano partecipato a Sarov alla solenne beatificazione di san Serafino, al quale avevano appunto chiesto la grazia di un erede. Fu l’ultimo momento in cui i tre elementi fondamentali della vecchia Russia, l’autocrazia, l’ortodossia e il popolo, si trovarono concretamente e simbolicamente uniti. Gli anni successivi avrebbero irrimediabilmente distrutto tutto ciò.
Inizialmente vi fu la rovinosa guerra con il Giappone (1904-1905), quindi la prima rivoluzione (1905) e le sanguinose repressioni che seguirono. Questi eventi costrinsero lo zar a concedere una costituzione e a convocare un’assemblea parlamentare (Duma), che non fu però in grado di agire autonomamente. Negli anni successivi, tuttavia, il ministro Stolypin diede inizio a un’importante opera di riforma agraria che, se fosse stata pienamente attuata, avrebbe probabilmente cambiato il corso della storia russa. Animato da una concezione patriarcale e religiosa del potere imperiale, Nicola II venne completamente superato dagli eventi tempestosi del suo tempo. La società russa, in particolar modo l’“intelligencija” e i ceti urbani e operai, completava in quegli anni il distacco proprio da quegli ideali religiosi e politici che egli desiderava incarnare. Fortemente unita e ammirevole nella sua fede, la famiglia imperiale era però del tutto avulsa dalla realtà politica e sociale dell’epoca, e per di più soggiaceva all’influsso di inaffidabili consiglieri, quali il famoso Rasputin.
Lo scoppio della guerra mise a nudo tutte le contraddizioni e le difficoltà della società russa, incapace di reggere il confronto con le più avanzate nazioni dell’Europa occidentale se non al prezzo di inauditi sacrifici. Nel febbraio 1917 scoppiarono a Pietrogrado le prime avvisaglie della bufera rivoluzionaria. Lo zar era al fronte, al quartier generale, poco o nulla informato di quanto avveniva nella capitale. Una delegazione della Duma lo raggiunse sollecitandolo ad abdicare per la salvezza del paese. Molti consiglieri dettero allo zar lo stesso suggerimento. Angosciato per le sorti del suo paese, Nicola abdicò il 2 marzo 1917. Si ricongiunse allora alla famiglia nella residenza di Carskoe Selo, dove venne tenuto sotto stretta sorveglianza. Il 31 luglio dello stesso anno, su disposizione del governo provvisorio guidato da Karenskij, la famiglia imperiale venne trasferita a Tobol’sk. La situazione si fece disperata dopo la Rivoluzione di Ottobre e la presa del potere da parte dei bolscevichi. Alla fine dell’aprile 1918, il governo sovietico ordinò che la famiglia imperiale venisse trasferita a Ekaterinburg, sugli Urali.
Gli ultimi mesi di Nicola e dei suoi familiari furono angosciosi e umilianti. Sottoposti all’arbitrio, alla violenza e alla volgarità dei loro futuri carnefici, lo zar, la moglie, i figli e i domestici, che avevano voluto seguirli sino alla morte, mostrarono un’ammirevole dignità e una fede forte e incrollabile. Tale comportamento riuscì in parte a placare la violenta ostilità iniziale della scorta, al punto che la “Ceka” fu costretta a utilizzare nuovi guardiani, per lo più di nazionalità non russa e ideologicamente più affidabili. Negli ultimi giorni i prigionieri vennero trattati con estrema durezza. La notte tra il 3 e il 4 luglio i prigionieri vennero svegliati e fatti rivestire; si spiegò loro che dovevano essere nuovamente trasferiti. Al pianterreno li attendeva invece il plotone d’esecuzione. Lo zar e la sua famiglia affrontarono anche quest’ultima prova con dignità e coraggio, rivolgendo a Dio un’ultima preghiera. Insieme a Nicola II vennero fucilati la moglie Aleksandra, le figlie Ol’ga, Tat’jana, Mar’ja, Anastaija, l’erede al trono Aleksej, il medico e tre fedeli servitori. I feriti furono finiti a colpi di baionetta.
I corpi degli uccisi vennero occultati e distrutti nel timore di manifestazioni popolari.I membri della famiglia imperiale sono stati canonizzati dalla Chiesa russa in esilio il 19 ottobre 1981 insieme con gli altri neomartiri e confessori della Russia. Medesimo provvedimento fu poi adottato dal Patriarcato di Mosca il 15 agosto 2000.


Autore:
Aldo Ferrari


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum Orientalium

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Aggiunto il 2007-08-04

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