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San Neagoe Basarab Voivoda di Valacchia

Senza Data (Chiese Orientali)

1481 – 1521


San Neagoe Basarab regnò sulla Valacchia, attuale regione della Romania meridionale, solamente dal 1512 al 1521 ed ebbe inoltre anche una vita molto breve: morì infatti all’età di soli quarant’anni. Suo bisavolo era il principe cristiano Mircea il Vecchio, difensore dell’identità cristiana della Romania e dell’intero continente europeo, allora minacciata dall’invasione turca. Il giovane Neagoe, figlio di Basarab il Giovane, nutriva una profonda fede e possedeva una grande intelligenza, unite ad un’evidente propensione per la teologia, la spiritualità e la morale sociale cristiana. Orientò allora la politica sociale della sua nazione su principi cristiani e fu il primo principe-scrittore romeno, quale autore dell’opera “Gli insegnamenti del principe Neagoe Basarab a suo figlio Teodosio”, idea simile a quella già attuata alcuni secoli prima dal re ungherese Santo Stefano nei confronti di suo figlio Sant’Emerico.
Formatosi culturalmente e spiritualmente nel monastero di Bistrita, all’età si soli trent’anni Neagoe ascese al trono di Valacchia, quale voivoda, e decise di imitare nel suo nuovo alto compito l’esempio del giovane re Salomone presentato dalla Bibbia. Nel 1517 riuscì ad ottenere dal patriarca ecumenico di Costantinopoli la canonizzazione dell’patriarca San Nifone, metropolita di Valacchia, che era stato anche suo maestro.
Neagoe si attivò per coltivare la conoscenza della retta fede da parte dei suoi sudditi ed era inoltre solito ricordare loro come Dio solo disponga dei destini delle persone e delle nazioni. Si impegnò inoltre per persuadere l’impero ottomano che i romeni seguitassero la tradizione dei regni cristiani oppressi dai turchi e che proprio in Valacchia si trovasse la loro roccaforte. Il regno di Neagoe fu caratterizzato da un grande equilibrio, rivelatosi in buona misura il principale artefice dei successi conseguiti. Le sue azioni di governo, in particolare quelle volte ad incidere direttamente sulla vita dei sudditi, furono sempre improntate sul modello evangelico e dunque volte alla realizzazione di un mondo più giusto e confacente la volontà di Cristo.
L’opera del principe analizzò i concetti di dominio, governo, diplomazia e guerra, è può esserre a giusto titolo considerata una sorta di “Filocalia” dell’uomo politico, volta a suggerire al sovrano come poter meglio conseguire la purificazione e la perfezione cristiana nell’esercizio delle sue funzioni. Ispirata alle Sacre Scritture ed alle opere patristiche, quest’opera contribuì notevolmente ad accrescere il patrimonio culturale e spirituale romeno. La pietà popolare non esitò a riconoscere i valori umani e spirituali di questo sovrano e la Chiesa Ortodossa Romena lo considerò da sempre quale santo. Solo dopo la costituzione di un patriarcato nazionale e la fine della dittatura comunista, si poté finalmente procedere nel luglio 1992 alla sua ufficiale canonizzazione quale “difensore della fede”, insieme con i sovrani Stefan cel Mare di Moldavia e Costantin Brancoveanu di Valacchia.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2001-02-01

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