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Beato Giacomo (Iacopo) da Varazze Arcivescovo di Genova

13 luglio

Varazze, 1226/30 - Genova, 13 luglio 1298

Nel 1244 entrò nell’Ordine Domenicano a Genova, portandovi un’intelligenza eletta e un cuore di santo e d’artista. Acquistò ben presto fama di santo e di dotto, ma sua unica ambizione fu di porgere al maggior numero di anime il pane della celeste dottrina. Ebbe il dono di conquistare i cuori, e le antiche cronache ci affermano che fu uno dei più famosi e fruttuosi predicatori che avesse allora l’Italia. Fu religioso perfetto, amante della Regola, per questo, due volte, fu chiamato a reggere la Provincia di Lombardia. I Sommi Pontefici fecero gran conto di lui e gli affidarono delicatissimi incarichi. Inviato da Papa Nicolò IV a Genova per riconciliare la città, colpita da Interdetto, con la Santa Sede, si comportò con tanta soddisfazione dei genovesi, che clero e popolo, chiesero in grazia, nel 1292 di averlo come loro Arcivescovo, dignità che egli già un’altra volta aveva rifiutato. Costretto dall’obbedienza ad accettare, si dimostrò specchio di pastore. Le sue predilezioni furono per i poveri. Compose la pace fra i cittadini, che da oltre cinquant’anni si distruggevano con guerre fratricide. Nonostante le fatiche della predicazione, e le molteplici cure dell’episcopato, trovò tempo per scrivere moltissime opere, tra cui la più famosa e la più popolare è la “Leggenda aurea”, dove narra la storia dei santi, seguendo l’anno liturgico di cui illustra le maggiori festività. Fu definito capolavoro di pietà e di sapienza. Tradotto in tutte le lingue, per secoli ha nutrito la fede d’intere popolazioni.

Etimologia: Giacomo = che segue Dio, dall'ebraico

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Genova, beato Giacomo da Varazze, vescovo, dell’Ordine dei Predicatori, che per promuovere la vita cristiana nel popolo presentò nei suoi scritti esempi numerosi di virtù.


Il Beato Jacopo nacque a Varazze (frazione Casanova), da un’antica famiglia genovese, in un anno compreso tra il 1226 e il 1230, probabilmente nel 1228. Accolto giovanissimo, a soli quattordici anni, nel convento domenicano di Genova, fu ordinato sacerdote e, per le eccellenti doti, destinato ad insegnare teologia e Sacra Scrittura in diverse case dell’Ordine. A soli trentasette anni fu eletto priore e, due anni dopo, superiore provinciale della Lombardia. A quel tempo la provincia del nord Italia era unica e comprendeva oltre quaranta conventi in cui vivevano un migliaio di frati. Jacopo rimase eccezionalmente in carica per quasi quindici anni e fu sollevato solo per le sue ripetute richieste. Nel 1285 tornò un semplice frate, l’anno dopo gli fu proposto di assumere la carica di vescovo che non accettò. Ebbe però un incarico molto delicato: Genova era colpita da interdetto papale per il sostegno dato durante la rivolta siciliana contro il Regno di Napoli e Jacopo dovette mediare. Fu un successo, tanto che, su richiesta della popolazione e del clero cittadino, Papa Niccolò IV nel 1292 lo nominò arcivescovo. Accettò per obbedienza. Dopo la consacrazione avvenuta a Roma, il beato diede inizio ad un’intensa attività pastorale. Indisse un sinodo nel 1293 e si occupò della quanto mai necessaria riforma del clero. Fu molto attento ai bisogni dei suoi fedeli, fece donazioni a ospedali e monasteri, restaurò diverse chiese. Importante fu il ruolo di mediatore tra guelfi (i Rampini) e ghibellini (i Mascherati), nel 1295 riuscì a riconciliarli, almeno temporaneamente, dopo oltre cinquant’anni di lotta. Ebbe una grande venerazione per le reliquie e fece un'accurata ricognizione di quelle di San Siro. Diceva che le sacre spoglie erano state uno straordinario tempio dello Spirito Santo. Erano gli anni in cui la Repubblica di Genova giunse a dominare buona parte del Tirreno. Alle antiche casate di origine feudale si aggiungevano uomini d’affari arricchiti con i commerci in Oriente. Il beato, nei lunghi anni del suo prezioso ministero, entrò in contatto con protagonisti di grandi avvenimenti, ma quotidianamente si trovò a confortare, spiritualmente e materialmente, fedeli di ogni condizione economica. Jacopo fu un uomo di studio, preparò sempre con diligenza i sermoni, alcuni dei quali sono giunti fino a noi. Insegnava la teologia sapendo che i precetti, per essere compresi, devono essere accompagnati da esempi. Studiò la Bibbia, i Padri della Chiesa, gli Atti dei martiri e i leggendari dei santi. Si può affermare che l’agiografia sia stata la sua grande passione. Scrisse tra il 1255 e il 1266 la “Leggenda Aurea” o “Legenda Sanctorum”, attingendo anche da fonti orali, un santorale cadenzato sull’anno liturgico, in cui sono narrate le vite dei santi ma anche le feste cristologiche e mariane. Per secoli fu il libro più stampato dopo la bibbia, educò molte generazioni, fu fonte d’ispirazione di predicatori e innumerevoli artisti, come Pomarancio e il Carpaccio. Fu scritto in latino e in seguito tradotto in volgare. Oggi possediamo più di 1.400 preziosi manoscritti, a testimonianza della sua grande importanza e della sua enorme diffusione. Ebbe oltre cento edizioni nel solo primo trentennio dalla invenzione della stampa, la prima pubblicazione fu a Basilea nel 1470. Seguirono versioni in tedesco, francese, inglese nel 1483. Nel 1530 le versioni erano già un centinaio. Era stata pensata per il clero, ma non è giudicabile secondo gli odierni criteri storici. I santi, seguendo l’anno liturgico, sono presentati come modelli familiari. Sono narrate una grande varietà di vicende, dall’epoca delle persecuzioni romane, che si concludevano con il martirio, al medioevo. Tra i santi di cui il beato Jacopo scrisse troviamo: Orsola, Apollonia, Alessio, Apollinare di Ravenna, Cosma e Damiano, Donato, Eustachio, Lorenzo, Petronilla, Nereo e Achilleo, Giorgio, Margherita, Gervasio e Protasio, gli apostoli Bartolomeo e Giacomo il Maggiore, Giuliano l’ospedaliere, Maria Maddalena, Martino, Romolo e Siro vescovi di Genova e l’evangelista Marco. La Leggenda fu una delle letture preferite da Santa Caterina da Genova e fu importante per la conversione del beato Giovanni Colombini nel Trecento e di Ignazio di Loyola due secoli dopo. Il fondatore della Compagnia di Gesù, convalescente, la lesse, in un momento cruciale della sua vita, insieme alla “Vita di Cristo” di Cartesiano. Jacopo scrisse inoltre la storia di Genova, intitolata “Chronica Civitatis Ianuensis”, dalle origini fino al 1297, una difesa dell’Ordine domenicano e una “Summa” delle virtù del frate lionese Guglielmo Peraldo. Stando a una tradizione non accertata avrebbe anche fatto una delle prime traduzioni in volgare della bibbia. Jacopo morì nella notte fra il 13 e il 14 luglio 1298, aveva regolato con atti notarili l'intera amministrazione episcopale. Fu sepolto nel coro di S. Domenico, le sue reliquie vennero poi poste nel 1582 sotto l'altare maggiore. Nel 1798 furono trasferite in S. Maria di Castello. Oggi parte di esse è venerata nella chiesa del convento di San Domenico a Varazze. Il culto fu approvato nel 1816 da Pio VII. Un’antica cappella, di epoca incerta, sorge in posizione isolata su una collina nella frazione Casanova di Varazze, dove si ritiene sorgesse la casa natale.

PREGHIERA
Oh Dio, che facesti del Beato Jacopo da Varazze
un esimio ricercatore della verità
e un instancabile operatore di pace,
per sua intercessione,
concedi a noi di amare la pace e la verità
in modo da poter giungere a te,
nel quale vi è pace somma e verità pura, amen.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto il 2012-09-21

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