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Sant' Atanasio di Napoli Vescovo

15 luglio

Martirologio Romano: A Napoli, sant’Atanasio, vescovo, che, dopo aver sofferto molto da parte del suo empio nipote Sergio, fu scacciato dalla sua sede e pasṣ al cielo a Veroli tra i monti Ernici nel Lazio afflitto dalle tribolazioni.


Le notizie sulla figura e sull'attività di Atanasio, uno dei più insigni vescovi della Chiesa napoletana, sono tramandate principalmente dalla biografia contenuta nella cronaca del contemporaneo Giovanni Diacono e nella più ampia Vita di autore anonimo, del sec. X. Nato verso l'832 da Sergio I, duca di Napoli e dalla nobile Drosa, Atanasio fu ammesso giovanissimo tra i chierici della chiesa di Santa Maria Maggiore. Fu quindi posto direttamente alle dipendenze vescovo Giovanni IV (843-849) che, lo prese grandemente a cuore. Completò la sua formazione letteraria e spirituale e fu successivamente elevato agli ordini del suddiaconato e del diaconato. Giovanni Diacono rileva che fin da allora, a causa delle sue virtù, «quasi iam Episcopus venerabatur». Alla morte del vescovo Giovanni, nell'849, Atanasio appena diciottenne fu eletto vescovo concordemente dal clero, dai duchi e dal popolo, e fu consacrato a Roma da Leone IV nella basilica vaticana il 22 dicembre dello stesso anno.
Condusse una vita molto austera, dedicando alla preghiera, allo studio e alle penitenze il tempo libero dagli impegni pastorali. Sembra che ogni giorno celebrasse due Messe: una per i suoi particolari bisogni, l'altra per il suo popolo. Ebbe grande cura dell'istruzione letteraria e teologica del suo clero, impegnandolo anche nella trascrizione dei codici; istituì pure scuole per cantori e lettori. Giovanni Diacono precisa che Atanasio fece dono alla biblioteca dell'episcopato di tre codici delle opere di Giuseppe Flavio. Perché le funzioni sacre fossero celebrate in maniera degna, stabilì che da parte di un gruppo di sacerdoti ebdomadari, ogni giorno nella sua cattedrale fosse cantata la Messa, ad imitazione di quanto si faceva a Roma nella basilica lateranense. Incaricò vari chierici (custodes) della cura di diverse chiese e cappelle. Restituì alla disciplina religiosa il monastero del Santissimo Salvatore nell'Isola Megaride, affidando a quei monaci la chiesa di Santa Lucia a Mare con le sue rendite. Fondò un monastero benedettino vicino alla basilica di San Gennaro extra moenia. Restaurò varie chiese ed in particolare nelle adiacenze della cattedrale rinnovò un oratorio (cubiculum) dedicato a San Gennaro, ornandolo splendidamente. Arricchì la cattedrale di numerosa e preziosa sacra suppellettile e di arazzi di gran pregio. Curò i bisogni temporali del suo clero, dei monaci e del popolo e fu munifico verso i poveri: eresse, infatti, per essi e per i pellegrini un ospizio presso il vestibolo della stessa cattedrale; e molti signori napoletani spronati dal suo esempio concorsero a dotarlo. Aveva, inoltre, ottenuto dal padre che i possedimenti della estinta diocesi di Miseno fossero uniti alla mensa episcopale.
Partecipò al sinodo romano dell'861, ove tenne il terzo posto tra i padri conciliari. In quel tempo si recò più volte alla corte dell'imperatore Ludovico II, che conduceva una campagna militare contro i Saraceni che infestavano l'Italia meridionale, e vi si fece apprezzare grandemente. I rapporti con l'autorità civile, che erano stati ottimi durante il governo del padre Sergio I e del fratello Gregorio, divennero molto tesi sotto il nipote Sergio II. Dopo aver spogliato di suppellettili preziose varie chiese, e forse perché rimproverato per l'alleanza con i Saraceni, motivo al quale accenna Ludovico II in una lettera dell'871 all'imperatore Basilio (Baronio, Annales, XV, pp. 225 sg.), il duca giunse ad arrestare Atanasio e gli altri zii. In seguito alla reazione del clero, il duca dopo alcuni giorni liberò il vescovo, continuando tuttavia a controllarlo, e dopo essersi fatto promettere che non si sarebbe allontanato dalla città. Ma Atanasio, dopo aver sigillato il tesoro della cattedrale ed aver lanciato l'anatema a chi avesse osato violarlo, si rifugiò con alcuni chierici nel monastero del Santissimo Salvatore nell'Isola Megaride. Sergio II giunse a proporre ad Atanasio di rinunziare al vescovado, e di farsi monaco. Al rifiuto del vescovo, il duca ingiunse alle truppe di espugnare l'isola. Atanasio allora mandò un chierico a chiedere aiuto a Ludovico II che era accampato nei pressi di Benevento. Per ordine dell'imperatore, Marino, duca di Amalfi, giunse con la sua flotta nel golfo di Napoli, liberò Atanasio e lo portò a corte. Sergio allora saccheggiò il tesoro della cattedrale, perseguitando al tempo stesso numerosi ecclesiastici. Il papa Adriano II, dopo lettere indirizzate al duca e al clero, e dopo un vano tentativo di conciliazione tramite Anastasio Bibliotecario e l'abate Cesario, lanciò l'interdetto sulla città e scomunicò Sergio II. Allorché il duca di Benevento imprigionò a sorpresa Ludovico II, Atanasio poté rifugiarsi a Sorrento, dove era vescovo suo fratello Stefano, quindi si recò a Roma per ottenere l'assoluzione del suo popolo dall'interdetto. Assieme a Landolfo di Capua ed agli apocrisari papali, Atanasio raggiunse in Sabina Ludovico Il, che era stato liberato, e lo convinse a riprendere la difesa dell'Italia meridionale. Adriano II, a sua volta, invitò l'imperatore a riportare Atanasio sulla sede napoletana. Ma sulla via del ritorno Atanasio si ammalò gravemente nei pressi di Veroli; accolto nel monastero di San Quirico, dipendente da Montecassino, vi morì il 15 luglio 872. Fu sepolto nell'oratorio di San Pietro dell'abbazia di Montecassino. Solo nell'876 papa Giovanni VIII assolse dalla scomunica il duca Sergio II e ne promosse all'episcopato il fratello Atanasio II. L'anno seguente si procedette alla solenne traslazione delle venerate spoglie di Atanasio a Napoli, dove il 31 luglio furono collocate nell'atrio della basilica di San Gennaro extra moenia, nell'oratorio del vescovo San Lorenzo, vicino al sarcofago di Giovanni IV. Nel sec. XIII le sue reliquie furono traslate nella cattedrale, dove furono poste sotto l'altare della cappella del Santissimo Salvatore. Tale traslazione è ricordata il 5 aprile. Il capo, invece, è custodito in un prezioso reliquiario nel Tesoro della Cattedrale. La sua festa è celebrata il 15 luglio. In tale data figura anche nel Martirologio Romano.


Autore:
Gian Michele Fusconi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2011-08-16

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