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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera S > San Sisenando di Cordova Condividi su Facebook

San Sisenando di Cordova Martire

Festa: 16 luglio

† Cordova (al-Andalus, attuale Spagna), 16 luglio 851

San Sisenando appartiene al celebre gruppo dei Martiri di Cordova, cristiani che nell'Emirato omayyade di al-Andalus affrontarono volontariamente il martirio durante la persecuzione degli anni 850-859. La sua vicenda è nota quasi esclusivamente grazie alla testimonianza contemporanea di sant'Eulogio di Cordova, che ne tramandò la memoria nel Memoriale Sanctorum. Giovane diacono originario della Lusitania, si era trasferito a Cordova per completare la propria formazione ecclesiastica presso la basilica di San Acisclo. Colpito dall'esempio dei primi martiri della persecuzione, decise di confessare pubblicamente la propria fede davanti alle autorità islamiche. Arrestato, rifiutò ogni possibilità di abiurare e venne decapitato il 16 luglio 851. 

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, san Sisenando, diacono e martire, sgozzato dai Mori per la fede in Cristo.


Le fonti concordano nel presentare Sisenando come originario della Lusitania. Sant'Eulogio scrive che proveniva da Pax, identificata dalla maggioranza degli studiosi con l'odierna Beja, in Portogallo, anche se in passato alcuni autori proposero Badajoz. La tradizione di Beja, oggi generalmente ritenuta la più fondata, ha conservato nei secoli il suo culto.
Nulla si conosce della sua famiglia né della data di nascita, che può essere collocata nei primi decenni del IX secolo.

La formazione a Cordova
Ancora giovane si trasferì a Cordova, allora capitale dell'Emirato omayyade, dove ricevette la formazione ecclesiastica presso la basilica di San Acisclo, uno dei principali centri della comunità cristiana mozarabica.
Qui venne ordinato diacono e si distinse per la pietà, lo studio e il servizio liturgico. Sant'Eulogio lo descrive come un giovane di vita irreprensibile e di grande purezza morale.

Il contesto storico
Nel regno dell'emiro ʿAbd al-Raḥmān II (822-852) i cristiani godevano di una limitata libertà religiosa, ma erano soggetti a restrizioni giuridiche e fiscali.
Nel 850 ebbe inizio il fenomeno dei Martiri di Cordova: alcuni cristiani, spinti dalla convinzione che fosse necessario testimoniare apertamente Cristo anche a costo della vita, si presentarono spontaneamente davanti ai giudici musulmani proclamando la propria fede e denunciando Maometto come falso profeta. Le autorità considerarono tali dichiarazioni un grave reato e le punirono con la morte.
Questo movimento fu sostenuto e raccontato da sant'Eulogio di Cordova, che ne fu il principale cronista e, alcuni anni più tardi, condivise egli stesso il martirio.

La decisione del martirio
Secondo il racconto di sant'Eulogio, Sisenando rimase profondamente colpito dall'esempio dei martiri Pietro e Valabonso.
Maturò così la convinzione di unirsi alla loro testimonianza.
Si presentò volontariamente davanti al cadì, professò apertamente la fede cristiana e rifiutò qualsiasi invito ad abiurare.
Il suo comportamento fu deliberato e pienamente consapevole, caratteristica comune a molti dei Martiri di Cordova.

Il martirio
Dopo l'arresto venne interrogato e imprigionato.
Persistendo nella propria confessione di fede, fu condannato alla decapitazione.
L'esecuzione ebbe luogo il 16 luglio 851.
Alcune tradizioni riferiscono che il corpo fu gettato nel fiume Guadalquivir; tuttavia questo particolare deriva da testimonianze tarde e non è attestato con certezza nelle fonti contemporanee.

Il culto
Il nome di san Sisenando entrò presto nei calendari liturgici ispanici e fu poi accolto nel Martirologio Romano, che lo ricorda il 16 luglio con queste parole:
«A Cordova, nell'Andalusia, san Sisenando, diacono e martire, ucciso per la fede in Cristo.»
Il suo culto conobbe un nuovo sviluppo dopo la riscoperta nel XVI secolo del Memoriale Sanctorum di sant'Eulogio, rimasto per secoli praticamente sconosciuto. Tale riscoperta contribuì a rilanciare la memoria dell'intero gruppo dei Martiri di Cordova.

Reliquie
La tradizione di Beja conserva la venerazione di reliquie attribuite al santo nella cattedrale cittadina.
La documentazione medievale sulla loro traslazione è tuttavia incompleta e gli studiosi distinguono prudentemente fra la certezza del culto e la ricostruzione storica della vicenda delle reliquie.

Curiosità
- È uno dei pochi Martiri di Cordova di cui possediamo una testimonianza quasi contemporanea ai fatti.
- Sant'Eulogio lo descrive come un giovane di notevole bellezza e delicatezza, sottolineandone la forza d'animo più che l'età.
- La discussione sull'identificazione dell'antica Pax con Beja oppure con Badajoz è durata per secoli; oggi prevale nettamente l'identificazione con Beja.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-14

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