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San Pietro Zhou Rixin Martire

20 luglio

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Martirologio Romano: Nel territorio di Lujiazhuang presso Yingxian sempre nello Hebei, san Pietro Zhou Rixin, martire, che, nella medesima persecuzione, davanti al governatore che lo incalzava si rifiutÚ di rinnegare Dio creatore del mondo e fu per questo decapitato.


Pietro, secondogenito di Zhu Yuting, nacque nel 1881 e venne battezzato nel villaggio di Zhujiahe, nella provincia dello Hebei, a maggioranza cattolica (trecento abitanti su quattrocento). Studiò nelle scuole del posto ed era molto promettente: in molti speravano, infatti, che un giorno sarebbe stato utile alla Chiesa.
Nel 1900, a causa della rivolta dei Boxer, il villaggio venne ripetutamente attaccato. Il sacerdote gesuita Leone Ignazio Mangin, con l’aiuto del capovillaggio Zhu Dianxuan, fortificò il luogo: dopo un’accanita resistenza, il 14 luglio riuscirono a respingere i persecutori. Il successo fu momentaneo: il 20 luglio i rivoltosi, associati a un drappello dell’esercito cinese, fecero irruzione.
Padre Mangin, con l’aiuto del confratello padre Paolo Denn, fece entrare nella chiesa del villaggio le donne e i bambini, per farli sfuggire al massacro che si stava compiendo. I Boxers, però, forzarono l’ingresso e invitarono alla resa; uscirono solo alcune mamme con i loro piccoli. I due sacerdoti, dopo aver impartito l’assoluzione generale, vennero uccisi insieme a una donna, Maria Zhou Wuzhi, che fece scudo col suo corpo a padre Mangin, che stava distribuendo l’Eucaristia.
Mentre veniva dato fuoco all’edificio, Pietro, che aveva diciannove anni, insieme ad alcuni uomini e giovani riuscì a fuggire passando per la sacrestia e gettandosi da una finestra. Un certo numero di essi venne catturato e ucciso a coltellate o a colpi di fucile. I cinquantuno sopravvissuti, fra i quali c’era il giovane, vennero legati, allo scopo di rimandare la loro uccisione al giorno successivo.
Nel frattempo, il capo dei rivoltosi, il generale Chen, tentò di far abiurare i presenti: ci riuscì solo con due di essi. Quando fu il turno di Pietro, rimase colpito dalla sua giovane età e dal suo aspetto lacero e gli disse:
«Lascia dunque una buona volta la tua religione e sarai libero».
«No, no» rispose il prigioniero inorridito.
«Di’ soltanto una parola e avrai salva la vita».
«Non voglio».
«Fa’ anche solo un piccolo cenno di apostasia, altrimenti ti faccio uccidere».
«Grande uomo, come voi non potete rinnegare il padre e la madre, così neppure io posso rinnegare il mio Dio!».
«Vattene, stupido che non sei altro!», gli urlò allora dietro il comandante, e ordinò che fosse subito decapitato.
Pietro venne incluso nel gruppo di 56 martiri del Vicariato Apostolico dello Zhili Occidentale, i cui capi vennero identificati in Leone Ignazio Mangin e Paolo Denn e la cui causa venne introdotta il 28 maggio 1948. Il decreto sul loro martirio venne promulgato il 22 febbraio 1955 e portò alla beatificazione, ad opera del Venerabile Pio XII, il 17 aprile dello stesso anno. Inseriti nel più ampio gruppo dei 120 martiri cinesi, capeggiati da Agostino Zhao Rong, vennero infine iscritti nell’elenco dei santi il 1 ottobre 2000, da parte del Beato Giovanni Paolo II.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2013-02-01

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