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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera S > San Simeone di Egee Condividi su Facebook

San Simeone di Egee Diacono e stilita

Festa: 27 luglio

Egee (Aigaiai), Cilicia, VI sec.

Simeone viveva come stilita nei pressi della città di Egee, in Cilicia, dedicando la propria esistenza alla preghiera, alla penitenza e alla contemplazione. La sua morte, causata secondo il racconto da un fulmine, è accompagnata da un episodio ritenuto miracoloso: l'asceta Giuliano del Golfo, distante molte miglia, ne avrebbe percepito nello stesso momento il passaggio alla vita eterna. Pur essendo una figura marginale nella narrazione di Mosco, Simeone venne accolto dalla tradizione liturgica e ricordato nel Martyrologium Romanum il 27 luglio.

Etimologia: Dall'ebraico Shim'on e significa 'Dio ha esaudito'.

Emblema: Colonna; abito da diacono; fulmine; turibolo.


L'intera ricostruzione storica della vita di San Simeone dipende essenzialmente dal capitolo 57 del Prato Spirituale di Giovanni Mosco, autore vissuto tra il VI e il VII secolo. L'opera raccoglie testimonianze sui monaci e sugli asceti dell'Oriente cristiano, spesso ricavate da racconti diretti o da tradizioni molto vicine agli eventi narrati.
Nel caso di Simeone, Mosco non intende scriverne una biografia, ma raccontare un episodio che riguarda un altro santo asceta, l'abate Giuliano. Proprio questa circostanza rende preziosa la testimonianza: il riferimento a Simeone appare incidentale e quindi meno soggetto a elaborazioni agiografiche.

Lo stilita di Egee
Mosco riferisce che Simeone viveva sopra una colonna a circa quattro miglia dalla città di Egee (Aigaiai), importante porto della Cilicia, identificato con l'odierna Ayas, sulla costa meridionale della Turchia.
La pratica dello stilitismo, inaugurata da San Simeone Stilita il Vecchio, consisteva nel trascorrere anni su una colonna, esposti alle intemperie, dedicandosi alla preghiera continua, alla meditazione e alla penitenza. Nel VI secolo tale forma di vita ascetica era ormai diffusa in Siria e nelle regioni limitrofe.
Nulla è noto della vita precedente di Simeone, né della sua famiglia, della sua formazione o del momento in cui intraprese la vita ascetica. Anche il titolo di diacono, tramandato dalla tradizione liturgica, non è accompagnato da ulteriori informazioni documentarie.

La morte colpito dal fulmine
L'episodio più celebre riguarda la sua morte. Secondo Giovanni Mosco, Simeone venne colpito da un fulmine mentre viveva sulla propria colonna. Nello stesso istante, l'asceta Giuliano del Golfo interruppe improvvisamente il silenzio abituale e ordinò ai suoi discepoli di preparare l'incenso, spiegando che il fratello Simeone era appena morto e che la sua anima stava passando con gioia al Signore.
Il racconto vuole soprattutto evidenziare il carisma profetico attribuito a Giuliano. La santità di Simeone emerge indirettamente: egli appare come un uomo riconosciuto dagli altri asceti per la sua vita di preghiera e di penitenza.

La questione dell'identità
Nei secoli successivi alcuni studiosi tentarono di identificare questo Simeone con altre figure omonime, in particolare con San Simeone Stilita il Vecchio oppure con un archimandrita ricordato nei sinassari orientali.
Le ricerche moderne, anche grazie agli studi bollandisti e all'analisi dei lezionari orientali, considerano queste identificazioni prive di fondamento. Oggi prevale l'opinione che il Simeone ricordato da Mosco sia una figura distinta, benché storicamente poco documentata.

Culto
Il culto di San Simeone è antico e limitato.
Il Martyrologium Romanum lo ricorda il 27 luglio, insieme ad altri santi orientali commemorati nello stesso giorno.
Non risultano particolari sviluppi del suo culto in Occidente, né santuari o reliquie certamente identificabili.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Nel cap. 57 del suo Prato Spirituale, Giovanni Mosco (m. 619) racconta: «A quattro miglia dalla città di Egee (Aigaiai) stava uno stilita chiamato Simeone. Col­pito da un fulmine questi mori. Ora l'abbàs Giu­liano, lo stilita del golfo, disse ai suoi discepoli fuori del tempo in cui era solito [rivolger loro la parola]: "Buttate l'incenso [nel turibolo]". I discepoli gli dissero: "Padre, dicci la ragione". Giuliano rispose: "Perché il fratello Simeone, quello di Egee, è stato colpito dal fulmine ed è morto; ed ecco passa [a miglior vita] l'anima sua con alle­grezza". Ora [i due stiliti] erano distanti l'un l'altro di ventiquattro miglia». L'epo­ca in cui visse Simeone dovrebbe essere il sec. VI.Diverse località greche portano il nome di Aìgai o Aìgaìai. Qui si tratta della città marittima di Cilicia, oggi Ayash, come risulta dal cap. 27 del medesimo Prato Spirituale.
L'edificante racconto mira innanzi tutto a sotto­lineare il dono di «televisione» proprio a Giu­liano. Il transitus di Simeone non è narrato per se stesso e la santità dello stilita è del tutto marginale nella galleria di Giovanni Mosco. Tuttavia il bollandista Du Sollier ha creduto poter indivi­duare il Simeone «fulminato» nel Simeone archimandrita del 26/27 luglio (calendari orientali) e nel Simeone monaco e confessore «in Sicilia» commemorato il 27 luglio nei martirologi latini medievali (leggendo Cilicia invece di Sicilia). Ora sappiamo che quel Simeone è l'An­ziano Stilita, e che è quindi del tutto ingiusti­ficata l'opinione del Du Sollier secondo la quale sarebbe «ridicola e inaccettabile» l'aggiunta «in Mandra» del Sinassario di Chifflet. Altri invece non sanno quale giorno assegnare a Simeone «stilita in Cilicia».
È però possibile, seguendo un'altra via, recu­perare l'eventualità di una commemorazione di Simeone il 27 luglio. In quel giorno, il Lezionario geor­giano della Chiesa di Gerusalemme, detto di Parigi (secc. V-VIII) annunzia: «Commemorazione di Simeone e di Simeone stiliti». Il secondo stilita non sembra da identificare con Simeone il Giovane, com­memorato nel citato Lezionario il 28 maggio, ma con un terzo Simeone stilita, precisa­mente quello iscritto dopo i due più famosi, senza titolo particolare, nel calendario georgiano di Gio­vanni Zosimo, il 27 lugl. Negli ambienti monastici siro-palestinesi il Simeone sti­lita di Giovanni Mosco avrebbe cosi trovato un'eco che si è ripercossa anche nella liturgia bizantina, per mezzo di Teodoro Studita al quale è stato attribuito il Canone dei ss. Padri inserito nel­l'Ufficio mattutino del sabato tès tyrinès (seconda settimana prima della Quaresima); di tale canone la sesta ode esalta, nel terzo tropario, «l'omonimia simeoniana doppiamente doppia: gli stiliti sono tre, e uno il Salò». Esclusa dall'antichità del canone la possibilità di un riferimento a Simeone stilita iconodulo, non rimane che l'asceta di Egee, la cui morte fulminea è stata interpretata, per merito del carismatico Giuliano, in un modo agiograficamente positivo.


Autore:
Daniele Stiernon


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-07-22

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