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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > San Marino di Anazarbo Condividi su Facebook

San Marino di Anazarbo Martire

Festa: 8 agosto

† Tarso, odierna Turchia, 285 d.C. circa

Nativo della Cilicia, regione dell'Asia Minore oggi corrispondente alla Turchia meridionale, Marino visse durante le prime fasi delle persecuzioni dioclezianee. La tradizione agiografica lo descrive come un uomo ormai in età avanzata, arrestato per la sua fede cristiana e condotto a Tarso per essere giudicato dal governatore Lisia. La sua vicenda si inserisce nel solco della letteratura martiriale dei primi secoli, caratterizzata da un fermo rifiuto di sacrificare agli dèi romani e da una serenità disarmante di fronte alle torture. Sebbene le fonti storiche dirette siano scarse e filtrate da redazioni successive, la sua figura emerge come testimone di una coerenza incrollabile. Il suo culto, inizialmente limitato all'Oriente cristiano, fu ufficializzato in Occidente solo nel XVI secolo.

Etimologia: Marino = uomo del mare, dal latino

Emblema: Palma del martirio, spada, talvolta rappresentato come anziano.

Martirologio Romano: A Tarso in Cilicia, nell’odierna Turchia, passione di san Marino, anziano nativo di Ainvarza, che fu decapitato sotto l’imperatore Diocleziano e il governatore Lisia e il suo corpo, per ordine del prefetto, dato in pasto alle fiere.


Marino nacque ad Anazarbo, antica città della Cilicia, in un periodo imprecisato del III secolo. La regione era un crocevia strategico dell'Impero Romano e ospitava comunità cristiane consolidate, spesso soggette a scrutinio da parte delle autorità imperiali. La qualifica di anziano che accompagna il suo nome nelle fonti greche suggerisce che avesse già attraversato gran parte della sua vita quando le tensioni religiose esplosero in violenza aperta. Il contesto di riferimento è quello del regno di Diocleziano, il cui sistema di governo, sebbene inizialmente tollerante, avviò una serie di epurazioni locali che anticiparono la grande persecuzione del 303 d.C.

L'arresto e il processo a Tarso
Secondo una breve Passio greca, Marino fu arrestato ad Anazarbo a causa della sua confessione di fede. Come era prassi per i casi di una certa rilevanza, fu trasferito nel capoluogo provinciale, Tarso, per comparire davanti al governatore Lisia. Le dinamiche dell'interrogatorio seguono lo schema classico degli atti processuali martiriali: il magistrato tentò dapprima di persuadere l'imputato con lusinghe e promesse di clemenza, invitandolo a compiere un gesto simbolico di sacrificio agli dèi tradizionali. Al netto rifiuto di Marino, seguì una prima serie di torture fisiche, finalizzate a fiaccarne la resistenza, e la successiva reclusione in carcere. Il giorno seguente, il processo si ripeté con le medesime modalità, culminando nell'emanazione della sentenza capitale.

Il martirio e la sepoltura
La condanna fu eseguita fuori dalle mura della città. Le fonti greche riportano che Marino fu decapitato e che il suo corpo, per ordine del prefetto, fu esposto alle fiere. I sinassari bizantini precisano che il martirio avvenne durante il consolato di Diocleziano e Aristobulo, permettendo agli studiosi di collocare l'evento con buona approssimazione nell'anno 285 d.C. Secondo la tradizione agiografica, un improvviso e violento temporale creò confusione tra i presenti, permettendo a due cristiani di recuperare i resti del martire. Le spoglie furono nascoste in una grotta nelle vicinanze e successivamente traslate in un luogo più sicuro, a circa sei miglia da Anazarbo, dove divennero oggetto di venerazione locale.

Il culto e la tradizione agiografica
Prima del XVI secolo, la memoria di Marino di Anazarbo era pressoché sconosciuta in Occidente. Fu Cesare Baronio, nel suo lavoro di revisione e sistematizzazione del Martirologio Romano, a inserirne il nome alla data dell'8 agosto, attingendo alle fonti orientali. La sua figura è talvolta confusa o sovrapposta ad altri martiri di nome Marino, come Marino di Cesarea o il diacono Marino, fondatore di San Marino. Tuttavia, la specificazione del luogo e del governatore ne mantiene distinta l'identità storica.

Curiosità
Esiste una lieve discrepanza tra le fonti riguardo alle modalità della morte. La Passio greca afferma che Marino fu decapitato e il suo corpo dato in pasto alle belve successivamente. Alcune redazioni del Martirologio Romano, invece, lasciano intendere che il martire sia stato divorato vivo dalle fiere. Gli agiografi moderni tendono a privilegiare la versione greca, più coerente con le procedure giudiziarie romane dell'epoca, che prevedevano la decapitazione come metodo di esecuzione, seguito talvolta dall'esposizione del cadavere.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Il suo nome venne inserito nel 1500 da Cesare Baronio nel ‘Martirologio Romano’ all’8 agosto, prima di quella data s. Marino di Anazarbo era sconosciuto in Occidente.
Una breve ‘passio’ greca racconta che Marino ormai in età avanzata, viveva ad Anazarbo, città della Cilicia al tempo di Diocleziano (243-313). Giacché era cristiano, fu arrestato e trasferito a Tarso davanti al governatore Lisia.
Segue la scena dell’interrogatorio, delle promesse e incitazioni a sacrificare agli dei, il suo deciso rifiuto e quindi una prima serie di torture, seguite dal carcere. Il giorno seguente fu una ripetizione del precedente, concluso con la condanna a morte; la decapitazione ebbe luogo fuori della città e il suo corpo gettato ai cani e alle belve.
Nel ‘Martirologio Romano’ invece è detto che Marino venne divorato vivo dalle belve, mentre le fonti greche, come già detto, dicono che lo fu dopo essere stato decapitato. A seguito di un improvviso temporale che provocò una grande confusione, due cristiani delle vicinanze s’impadronirono dei resti del suo corpo, nascondendoli in una grotta, in seguito furono trasportati in una località a sei miglia da Anazarbo.
Una notizia nei sinassari bizantini, precisa che la morte di Marino avvenne sotto Diocleziano e Aristobulo consoli, ciò permette di stabilire con certezza che la morte avvenne nel 285, anno in cui Diocleziano da console divenne imperatore; nello stesso anno e sotto lo stesso governatore Lisia, subirono il martirio Claudio, Asterio e i loro compagni.

Il nome Marino ha origine latina e significa “appartenente al mare”.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-07-29

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