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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > Beato Martino di San Felice (Giovanni Woodcock) Condividi su Facebook

Beato Martino di San Felice (Giovanni Woodcock) Sacerdote francescano, martire

Festa: 7 agosto

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Leyland, Inghilterra, 1603 - Lancaster, Inghilterra, 7 agosto 1646

Nato nel Lancashire in un periodo di severe restrizioni per i cattolici, abbracciò la fede della madre in giovane età, scegliendo di formarsi come sacerdote all'estero per poi tornare nella sua terra natale, consapevole dei gravi rischi che ciò comportava. Entrato nell'Ordine dei Frati Minori nel 1631, assunse il nome religioso di Martino di S. Felice, una scelta che rifletteva una profonda disponibilità interiore al sacrificio supremo per la fede. Catturato nel 1643 mentre svolgeva il suo ministero clandestino tra le comunità cattoliche rimaste fedeli a Roma, fu processato e condannato a morte per alto tradimento, reato che all'epoca coincideva con il semplice fatto di essere un sacerdote cattolico operante nei domini di re Carlo I. Il 7 agosto 1646, a Lancaster, salì al patibolo insieme ai confratelli Edoardo Bamber e Tommaso Whitaker, offrendo la vita in silenziosa ma ferma testimonianza della propria fedeltà alla Chiesa. Beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1987.

Etimologia: Martino, dal latino Martinus, derivato da Mars, dio della guerra, significa 'consacrato a Marte' o 'guerriero'. Giovanni, dall'ebraico Yochanan, significa 'Dio è misericordioso'.

Emblema: Abito francescano marrone con cordone, palma del martirio.

Martirologio Romano: A Lancaster in Inghiltera, beati Martino di San Felice (Giovanni) Woodcock, dell’Ordine dei Frati Minori, Edoardo Bamber e Tommaso Whitaker, sacerdoti e martiri, condannati all’impiccagione per essere entrati da sacerdoti nei domini del re Carlo I.


Giovanni Woodcock (talvolta indicato come John Farington) nacque nel 1603 a Leyland, nel Lancashire, in Inghilterra. La sua famiglia, di condizione sociale media, viveva in un contesto religioso diviso: il padre era protestante, mentre la madre, Dorothy, manteneva segretamente la fede cattolica. Fu proprio l'influenza materna a orientare il giovane Giovanni verso la Chiesa di Roma. La sua conversione formale avvenne nel 1622, quando decise di abbandonare l'anglicanesimo per abbracciare pienamente il cattolicesimo. Per completare la sua formazione, si recò nel continente europeo, iscrivendosi per un periodo al collegio degli inglesi a Saint-Omer, nei Paesi Bassi spagnoli, un noto centro di istruzione per i cattolici inglesi esiliati.

La scelta francescana e l'ordinazione
Nel 1631, Giovanni compì la scelta definitiva di consacrare la propria vita a Dio entrando nell'Ordine dei Frati Minori. Al momento della vestizione, assunse il nome religioso di Martino di S. Felice, unendo al nome del celebre vescovo di Tours l'attributo della felicità spirituale tipica della tradizione francescana. Dopo il noviziato, proseguì gli studi teologici a Douai, in Francia, dove fu ordinato sacerdote nel 1635. La sua preparazione fu caratterizzata da un rigoroso spirito di povertà e da una solida formazione dottrinale, elementi che avrebbero segnato il suo breve ma intenso ministero.

Il ministero clandestino e l'arresto
Ordinato sacerdote, Martino di S. Felice fece ritorno in Inghilterra, stabilendosi nuovamente nel Lancashire. In un'epoca in cui la presenza di un prete cattolico era considerata un atto di alto tradimento, il suo ministero si svolse necessariamente nella clandestinità. Si dedicò all'amministrazione dei sacramenti, alla catechesi e al sostegno spirituale delle famiglie cattoliche che, nonostante le pesanti sanzioni e le confische, rimanevano fedeli al Papa. Per sfuggire alle autorità, utilizzò talvolta l'alias di John Farington. La sua attività missionaria durò alcuni anni, fino a quando, nel 1643, fu individuato, catturato e imprigionato.

Il processo e il martirio a Lancaster
Dopo un periodo di detenzione, Giovanni Woodcock fu processato a Lancaster. L'accusa era formulata in base agli statuti elisabettiani, che rendevano passibile di morte il semplice fatto di essere ordinati sacerdoti all'estero e di esercitare il ministero in suolo inglese. Nonostante le possibilità di salvezza offerte in cambio dell'abiura, il Beato rimase fermo nella sua fede. Il 7 agosto 1646, fu condotto al luogo dell'esecuzione insieme ad altri due sacerdoti, il beato Edoardo Bamber e il beato Tommaso Whitaker. Secondo le cronache dell'epoca, durante l'esecuzione per impiccagione, Martino di S. Felice rivolse parole di esortazione alla folla, invitandola a comprendere le ragioni spirituali della sua condanna. La sua morte, avvenuta a 43 anni, suggellò una vita interamente dedicata al servizio di Dio e della Chiesa.

Il culto e la beatificazione
La memoria del Beato Martino di S. Felice è rimasta viva nelle comunità cattoliche del Lancashire. Il suo nome è iscritto nel Martirologio Romano, che lo ricorda il 7 agosto insieme ai compagni di martirio Edoardo Bamber e Tommaso Whitaker. La causa di beatificazione fu portata avanti nel contesto più ampio del riconoscimento dei martiri inglesi. Il 22 novembre 1987, Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato, insieme ad altri ottantaquattro martiri di Inghilterra e Galles, riconoscendone il sacrificio come testimonianza autentica e suprema di fede.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-29

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