Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera T > San Tiburzio Condividi su Facebook

San Tiburzio Martire

Festa: 11 agosto

† Roma, circa 286

Di lui sappiamo con certezza solo ciò che le fonti epigrafiche e liturgiche più antiche ci tramandano: il suo nome, il giorno della sua morte e il luogo della sua sepoltura nel cimitero "ad Duas Lauros", al terzo miglio della via Labicana. Eppure, questa apparente povertà di notizie non ha impedito alla devozione popolare e alla tradizione agiografica di costruire attorno alla sua figura un racconto ricco di eventi, miracoli e insegnamenti spirituali. Papa Damaso I, il grande promotore del culto dei martiri nel IV secolo, volle onorarlo con un'epigrafe monumentale, e nei secoli successivi la sua memoria si intrecciò con quella di altri santi, come Susanna, celebrata nello stesso giorno.

Etimologia: Dal latino Tiburtius, che significa 'proveniente da Tibur' (l'antica denominazione di Tivoli).

Emblema: Palma del martirio, carboni ardenti sotto i piedi nudi, dalmatica da suddiacono.

Martirologio Romano: A Roma al terzo miglio della via Labicana nel cimitero ad Duas Lauros, san Tiburzio, le cui lodi furono celebrate dal papa san Damaso.


La documentazione storicamente certa su San Tiburzio (Tiburtius, latino; Tiburce, francese; Tiburcio, spagnolo e portoghese) si riduce a pochissimi elementi, ma di straordinario valore. Il Martirologio Romano, nella sua edizione attuale, lo ricorda con queste parole: "A Roma al terzo miglio della via Labicana nel cimitero ad Duas Lauros, san Tiburzio, le cui lodi furono celebrate dal papa san Damaso".
Questo breve testo racchiude due dati fondamentali: il luogo di sepoltura e l'autorevolezza della memoria. Il cimitero "ad Duas Lauros" (letteralmente "ai due allori") era un complesso cimiteriale situato nell'attuale zona di Torpignattara, lungo la via Casilina, che corrisponde all'antica via Labicana. Oggi è noto come Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, dal nome dei due martiri più celebri lì sepolti. Tiburzio era venerato accanto a loro, insieme a un altro martire di nome Gorgonio.
L'elemento più prezioso è però il riferimento a Papa Damaso I, che guidò la Chiesa di Roma dal 366 al 384. Damaso fu il grande artefice della riscoperta e della monumentalizzazione delle tombe dei martiri romani: compose personalmente decine di epigrammi in loro onore, fatti incidere su lastre di marmo e collocati presso i sepolcri. L'epigramma dedicato a Tiburzio, conservato come numero 23 della raccolta damasiana, recita: "Quando la spada tagliò le pie viscere della madre, l'illustre martire, disprezzando il principe del mondo, cerca le altezze del cielo nella compagnia di Cristo. Qui per te rimarranno per sempre onore e lodi sacre. Gentile Tiburzio, amato da Dio, ti prego, abbi cura di Damaso".
Il testo, di grande intensità poetica, ci conferma che Tiburzio era già oggetto di venerazione nella seconda metà del IV secolo, quando Damaso compose l'epigrafe. L'espressione "quando la spada tagliò le pie viscere" potrebbe alludere a una madre anch'essa martire, oppure essere una metafora del martirio stesso del santo, la cui morte violenta gli aprì le porte del cielo.

Il martirio secondo la tradizione agiografica
Tutte le informazioni narrative sulla vita e sulla morte di Tiburzio provengono da una fonte tarda: la Passio Sancti Sebastiani, la leggenda di San Sebastiano, composta probabilmente tra il V e il VII secolo. Gli storici sono concordi nel considerare questo testo come un'opera di finzione agiografica, priva di fondamento storico-documentale, ma preziosa per comprendere come la memoria dei martiri venisse elaborata e tramandata nel Medioevo.
Secondo questa tradizione, Tiburzio era figlio di Cromazio (o Agrestio Cromazio), prefetto di Roma, il quale sarebbe stato convertito al cristianesimo da San Tranquillino, padre dei martiri Marco e Marcelliano. Dopo il battesimo, ricevuto per intercessione di San Sebastiano (che fu suo padrino), Tiburzio avrebbe abbracciato la carriera ecclesiastica, ricevendo l'ordine del suddiaconato.
La narrazione prosegue descrivendo il suo martirio durante la persecuzione di Diocleziano. Tradito da un apostata, Tiburzio fu condotto davanti al giudice Fabiano. Alla richiesta di sacrificare agli dei romani, il giovane rispose con fermezza: "Sacrifico solo a un Dio, il Creatore del mondo, che regna nei cieli e sulla terra, e il mio più grande desiderio è di essere immolato e sacrificato io stesso per questa confessione".
Per mettere alla prova la sua fede, fu condannato a camminare a piedi nudi su carboni ardenti. La tradizione racconta che Tiburzio attraversò il fuoco senza subire alcun danno, esclamando: "Sappiate che il Dio dei Cristiani è l'unico Dio, perché questi carboni ardenti mi sembrano fiori". Il miracolo fu però attribuito dai giudici a un sortilegio magico, e il martire fu condannato alla decapitazione. L'esecuzione avvenne nel luogo detto "ai due allori", che in seguito diede il nome al complesso cimiteriale.

Tra storia e leggenda: la questione della data
Una nota critica si impone sulla data tradizionale del martirio, fissata dalla tradizione al 286 d.C. Questa datazione presenta un problema cronologico: la grande persecuzione di Diocleziano, durante la quale sarebbero avvenuti i fatti narrati, iniziò ufficialmente solo nel 303 con i primi editti imperiali. È quindi probabile che la data del 286 sia stata elaborata successivamente dalla tradizione agiografica, forse per collocare il martirio in un contesto precedente alla grande persecuzione, o forse per semplice imprecisione cronologica.
Gli studiosi preferiscono oggi parlare genericamente di un martirio avvenuto nel III secolo, durante una delle periodiche ondate repressive contro i cristiani che caratterizzarono quel periodo. L'unica certezza rimane il culto attestato nel IV secolo da Papa Damaso e la presenza del sepolcro nel cimitero ad Duas Lauros.
Va inoltre segnalato che Tiburzio non è l'unico santo con questo nome venerato dalla Chiesa romana. Esiste un altro Tiburzio, commemorato il 14 aprile, che secondo la tradizione sarebbe stato fratello di Valeriano (sposo di Santa Cecilia) e martirizzato insieme a Valeriano e Massimo sulla via Appia. I due santi, pur condividendo il nome, sono figure distinte, con feste, luoghi di sepoltura e tradizioni agiografiche completamente separate.

Il complesso cimiteriale ad Duas Lauros
Il cimitero dove fu sepolto San Tiburzio è uno dei più importanti e antichi complessi catacombali di Roma. Situato al terzo miglio della via Labicana (odierna via Casilina), nella zona di Torpignattara, il sito deve il suo nome alla presenza di due alberi di alloro (lauros in latino) che ne segnavano l'ingresso. Il complesso è oggi noto come Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, dal nome dei due martiri più celebri lì sepolti, i cui resti furono traslati in epoca altomedievale.
Il cimitero, di vaste dimensioni, si sviluppò a partire dal III secolo e rimase in uso fino al V secolo. Accanto a Marcellino e Pietro, erano venerati Tiburzio e Gorgonio, anch'essi martiri. Papa Damaso abbellì le tombe con epigrammi marmorei e fece costruire scale di accesso più ampie per facilitare il pellegrinaggio dei fedeli.
Nel IX secolo, a causa dell'abbandono delle catacombe e del pericolo di incursioni saracene, le reliquie dei martiri furono traslate in chiese urbane. La basilica sovrastante le catacombe, fatta costruire da Costantino sopra il mausoleo della madre Elena, divenne uno dei principali luoghi di culto della Roma cristiana.

L'iconografia di San Tiburzio
L'iconografia di San Tiburzio è piuttosto limitata e si basa quasi esclusivamente sulla tradizione agiografica del miracolo dei carboni ardenti. Nelle rappresentazioni artistiche, il santo è solitamente raffigurato come un giovane in abito da suddiacono (dalmatica liturgica), con la palma del martirio in una mano e i piedi nudi appoggiati su carboni ardenti nell'altra scena.
Talvolta è accompagnato da un altro giovane o da un sacerdote, secondo attributi iconografici non sempre coerenti. In alcune rappresentazioni compare anche un angelo, simbolo della protezione divina durante il miracolo del fuoco.
La sua immagine è poco diffusa nell'arte sacra, soprattutto a causa della scarsa documentazione storica sulla sua figura e della sovrapposizione con altri santi omonimi o celebrati nello stesso giorno.

Il culto e le chiese dedicate
Nonostante la povertà di notizie storiche, San Tiburzio ha goduto di un culto significativo in diverse regioni d'Italia. Alcune chiese e oratori sono stati dedicati al suo nome nel corso dei secoli.
A Parma esisteva l'Oratorio di San Tiburzio, un gioiello del barocco parmense costruito nel 1722 dall'architetto Adalberto Della Nave. L'edificio, a pianta ottagonale con un elegante tiburio poligonale, è oggi sconsacrato e utilizzato per eventi culturali.
A Besozzo, in provincia di Varese, la chiesa parrocchiale è intitolata ai Santi Alessandro e Tiburzio. L'edificio, di origine antica ma ricostruito in forme moderne, domina l'abitato dalla sommità di una collina.
A San Benigno Canavese, in provincia di Torino, San Tiburzio è venerato come patrono, con festeggiamenti che si tengono tradizionalmente nel mese di luglio.

La commemorazione liturgica
La festa di San Tiburzio è fissata all'11 agosto, giorno del suo presunto martirio. Nello stesso giorno la Chiesa commemora anche Santa Susanna, martire romana della stessa epoca, con la quale Tiburzio non ha alcuna relazione storica o agiografica. La coincidenza delle date ha portato a una commemorazione congiunta nei calendari liturgici, ma i due santi rimangono figure distinte.
Nel 1969, con la riforma del Calendario Romano Generale seguita al Concilio Vaticano II, la commemorazione di San Tiburzio fu rimossa dal calendario universale, pur rimanendo nel Martirologio Romano. Questa decisione fu motivata dalla scarsità di informazioni storiche certe sul santo: "oltre al suo nome, l'unica cosa nota di lui è che fu sepolto nel cimitero Inter duas lauros sulla via Labicana in un 11 agosto". Tuttavia, il culto locale nelle chiese a lui dedicate è rimasto inalterato.


Autore:
Enrico Quiri

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-08-04

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati