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Beato Carlo Meehan Martire

Festa: 12 agosto

Ballaghameehan, Leitrim, Irlanda, 1639/1645 - Ruthin, Denbighshire, Galles, 12 agosto 1679

Appartiene alla schiera numerosa dei sacerdoti cattolici giustiziati nelle Isole Britanniche durante i secoli della Riforma e della successiva Restaurazione anglicana. Irlandese di nascita e francescano di vocazione, la sua vicenda non si distingue per imprese straordinarie né per lunghi anni di ministero clandestino, bensì per la tragica fatalità di un naufragio che lo gettò sulle coste del Galles in uno dei periodi più oscuri della persecuzione anti-cattolica. Arrestato nel 1678 come semplice sospetto di essere sacerdote, Meehan avrebbe potuto salvarsi negando la propria identità o promettendo di non esercitare il ministero. Scelse invece di dichiararsi apertamente prete cattolico di fronte ai giudici di Ruthin, firmando così la propria condanna a morte. La sua esecuzione, avvenuta il 12 agosto 1679 con il crudele rituale riservato ai traditori - impiccagione, sventramento e squartamento - lo colloca tra gli Ottantacinque Martiri d'Inghilterra e Galles beatificati da Giovanni Paolo II nel 1987.

Etimologia: Carlo deriva dal germanico 'karl', uomo libero, uomo del popolo.

Emblema: Abito francescano, palma del martirio, corda (simbolo dell'impiccagione), nave (riferimento al naufragio).

Martirologio Romano: A Ruthin nel Galles settentrionale, beato Carlo Meehan, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori e martire, che, irlandese di origine, fu arrestato mentre era in viaggio attraverso questa regione verso la patria e, condannato a morte per essere entrato nei domini del re Carlo II, ottenne la palma del martirio subendo l’impiccagione e lo sventramento.


Le notizie sulle prime fasi della vita di Carlo Meehan sono frammentarie e largamente desunte da fonti tarde o da tradizioni locali. Nacque in Irlanda, probabilmente nella contea di Leitrim, nell'area di Ballaghameehan, in un periodo compreso tra il 1639 e il 1645. La famiglia apparteneva alla vasta rete di clan irlandesi che, dopo la conquista cromwelliana dell'isola e le conseguenti confische, cercarono di preservare la fede cattolica in un contesto di marginalizzazione sociale e politica.
Come molti giovani irlandesi cattolici dell'epoca desiderosi di intraprendere la via del sacerdozio, Meehan dovette recarsi all'estero per gli studi. Le università irlandesi erano infatti precluse ai cattolici dalle leggi penali britanniche. La tradizione indica che abbia compiuto parte della formazione presso il celebre collegio irlandese di Lovanio, nelle Fiandre spagnole, uno dei centri nevralgici della formazione del clero irlandese in esilio.

La professione francescana e gli anni romani
Entrato nell'Ordine dei Frati Minori, fu aggregato alla Provincia Irlandese dei Francescani. L'ordinazione sacerdotale avvenne nel 1671, probabilmente sul continente. Un documento significativo lo colloca nel 1676 presso il Collegio di Sant'Isidoro a Roma, quartier generale della Provincia Irlandese dei Francescani nella Città Eterna. Il collegio, fondato nel 1625 grazie all'opera di Luca Wadding, costituiva un punto di riferimento per i religiosi irlandesi e rappresentava una tappa quasi obbligata per coloro che intendevano perfezionare gli studi teologici prima di affrontare il pericoloso ritorno in patria.
In quegli anni, Meehan visse in un ambiente internazionale, a contatto con le problematiche della Chiesa irlandese in diaspora e con le notizie sempre più allarmanti provenienti dalle Isole Britanniche. La sua permanenza romana fu probabilmente breve: la Provincia Irlandese aveva infatti urgente bisogno di sacerdoti da inviare in missione tra i fedeli rimasti senza guida pastorale.

Il viaggio fatale e il naufragio
Intorno al 1677-1678 Meehan lasciò Roma con l'intenzione di rientrare in Irlanda. Il viaggio dalle coste italiane verso l'Atlantico era irto di pericoli, non soltanto per le tempeste ma anche per le intercettazioni delle navi inglesi, che pattugliavano le coste alla ricerca di sacerdoti cattolici.
Secondo una tradizione diffusa ma non confermata da documenti primari, la nave su cui viaggiava fu sorpresa da una tempesta e fece naufragio sulle coste del Galles settentrionale. Che si tratti di un naufragio o di un semplice approdo forzato, il risultato fu lo stesso: Meehan si ritrovò in territorio ostile, senza possibilità di ripartire senza destare sospetti.
In un'epoca in cui le leggi elisabettiane e giacomine consideravano alto tradimento la presenza di sacerdoti cattolici cattolici ordinati all'estero e rientrati senza autorizzazione reale, ogni prete cattolico scoperto in Inghilterra o Galles rischiava la pena capitale. Meehan cercò probabilmente di raggiungere un porto per imbarcarsi nuovamente verso l'Irlanda, ma fu individuato e arrestato nel giugno 1678 a Denbigh, nel Galles settentrionale.

Il processo e la condanna
La detenzione si protrasse per quasi un anno. Il contesto politico era particolarmente favorevole a una condanna: nell'autunno del 1678 era esploso il celebre "Complotto Papista" (Popish Plot) architettato dall'impostore Titus Oates, che aveva scatenato una vera isteria anti-cattolica in tutto il regno. Decine di sacerdoti furono arrestati e giustiziati sulla base di accuse completamente infondate.
Nella primavera del 1679, Meehan fu trasferito a Ruthin, cittadina del Denbighshire, dove si tenne il processo. Le fonti non hanno conservato gli atti ufficiali dell'udienza, ma la tradizione riferisce che i giudici gli chiesero se fosse sacerdote cattolico. Meehan avrebbe potuto negare, invocare circostanze attenuanti o promettere di lasciare il paese. Scelse invece di dichiarare apertamente la propria identità sacerdotale, affermando di voler essere "un buon prete" e di essere disposto a morire per questo.
La confessione rese la condanna inevitabile: ai sensi della legge del 1585 di Elisabetta I, la semplice presenza di un sacerdote cattolico ordinato all'estero costituiva alto tradimento, punibile con la morte. La sentenza prevedeva il supplizio riservato ai traditori: l'impiccagione (interrotta prima della morte), lo sventramento con estrazione e combustione delle viscere davanti al condannato ancora vivo, e infine lo squartamento del corpo.

Il martirio
L'esecuzione ebbe luogo il 12 agosto 1679 a Ruthin. Meehan fu condotto al patibolo indossando l'abito francescano, a testimoniare pubblicamente la propria appartenenza religiosa fino all'ultimo istante. Le fonti tarde gli attribuiscono le parole: "Poiché a Dio è piaciuto concedermi la grazia del martirio, sia benedetto il suo Santo Nome". La storicità di questa frase non è verificabile con certezza, ma è coerente con il clima spirituale dell'epoca e con le ultime parole di altri martiri britannici.
La morte avvenne secondo il crudele rituale prescritto dalla legge: impiccato, tagliato vivo, sventrato e squartato. I suoi resti furono probabilmente esposti in luoghi pubblici a monito della popolazione, secondo una prassi comune per i traditori, e poi dispersi o sepolti in modo anonimo. Non si ha notizia di reliquie conservate.

Il culto e la beatificazione
Per secoli Carlo Meehan fu ricordato nella memoria popolare dei francescani irlandesi e nelle cronache dei martiri britannici. La sua causa di beatificazione fu introdotta insieme a quella di numerosi altri sacerdoti e religiosi giustiziati in Inghilterra e Galles tra il 1535 e il 1679.
Il 22 novembre 1987, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, San Giovanni Paolo II beatificò solennemente gli Ottantacinque Martiri d'Inghilterra e Galles, un gruppo che comprende sacerdoti secolari, religiosi di vari ordini e laici giustiziati per la fede. Carlo Meehan figura tra questi, con memoria liturgica fissata al 12 agosto, anniversario del martirio. Nella diocesi di Kilmore e nella Provincia Irlandese dei Francescani è talvolta ricordato anche il 4 maggio, festa collettiva dei Martiri britannici.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-04

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