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Beato Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi) Papa

12 agosto

Como, 19 maggio 1611 - Roma, 12 agosto 1689

(Papa dal 04/10/1676 al 12/08/1689)
Nato a Como, incominciò una grande opera di moralizzazione, proibendo l'usura e imponendo norme austere ai vescovi. Condannò la dottrina del "quietismo" del sacerdote spagnolo Miguel de Molinos.

Etimologia: Innocenzo = senza peccato, dal latino

Martirologio Romano: A Roma, beato Innocenzo XI, papa, che resse saggiamente la Chiesa, sebbene provato da forti dolori e tribolazioni.

Ascolta da RadioVaticana:
  

Idealizzare gli uomini è sicuramente pericoloso; ma leggere la vita e le gesta di Innocenzo XI può fungere da insegnamento per tutti i Cattolici. La sua esistenza è un exemplum per ogni autentico fedele che si professi tale, uno specchio in cui riflettere le nostre stesse vite tanto nell’errore, poiché nessun uomo è esente dal peccato, quanto maggiormente nelle virtù. Modello di rigore e pietà, animato da vera Fede, questo beato pontefice non ha mai smesso di ricercare, e seguire, la Verità.
Venuto alla luce in una ricca famiglia comasca nel 1611, Benedetto Odescalchi fu un ragazzo di ingegno vivace ed animo irrequieto: intrapresi gli studi umanistici, li interruppe per lavorare nella società di cambiavalute di famiglia, mestiere che presto abbandonò per poi peregrinare tra Milano e Como, ricoprendo incarichi militari ed vagheggiando un nuovo trasferimento a Napoli. Già in gioventù, dovette affrontare difficili prove, come la perdita del padre a soli undici anni, la morte di due fratelli e quella della madre, a causa della peste del 1630, la stessa descritta dal Manzoni ne I Promessi Sposi. Energico ed inquieto, nel 1636 decise ancora una volta di cambiare vita e si trasferì a Roma; lì venne introdotto presso il cardinale Alfonso de la Cueva-Benavides, e fu un incontro decisivo per la sua vita: notate le capacità non comuni del giovane, il prelato lo convinse infine a riprendere in mano i libri e laurearsi in utroque iure a Napoli. Così avvenne nel 1639, ed al brillante Odescalchi si aprì la carriera curiale: finalmente, Benedetto aveva placato il suo animo grazie alla chiamata al servizio di Dio, che sentì nascere dentro di sé come “la volontà di una vita celibe, segregata dal mondo e volta alle opere di beneficenza”, e ricevette la tonsura.
Se gli incarichi ufficiali – fu da subito Presidente della Camera apostolica e poi governatore di Macerata – gli impedirono il primo scopo, di certo lo favorirono nel secondo: da subito ridusse all’essenziale la sua servitù, visse in modo austero, applicò la legge in maniera rigorosa ed imparziale, rifiutando regali e favori e senza distinzioni di classe sociale. Alle sue profonde e preziose competenze economiche, che mise sempre al servizio della Chiesa e mai del proprio portafogli, univa l’incrollabile zelo: per questo nel 1645 fu creato cardinale, e nel 1648 inviato come legato a Ferrara per sanare l’avvilente carestia. Distribuì viveri e denaro ai poveri, punì gli speculatori, fissò un prezzo per il grano e ne ordinò la libera distribuzione a tutti i cittadini: il suo animo ferreo lo portò a insistere nel pacificare i nobili locali, invitandoli a rotazione alla sua mensa per obbligarli a dialogare. Inviato come pater pauperum, “padre dei poveri”, fu riconosciuto tale anche dal popolo che inneggiò al suo nome.
Eletto vescovo di Novara nel 1650, rinunciò alla diocesi quando fu chiamato come consigliere privato da Alessandro VII: in contrasto con la splendida vita romana, il cardinal Odescalchi visse con parsimonia, versando i suoi denari a ospedali, ospizi, pellegrini ed indigenti; all’indole caritatevole affiancò una sincera devozione, frequentando quotidianamente le chiese.
Così trascorse diversi anni, fino al conclave nell’anno 1676, allorché venne eletto Sommo Pontefice: umile e pio, declinò la tiara e vennero ripetute le votazioni, che lo videro nuovamente prescelto. Prima di accettare, presentò ai cardinali elettori una capitolazione da sottoscrivere, pena un suo nuovo rifiuto: il documento descriveva la linea di azione del pontefice, che essi non avrebbero dovuto ostacolare, e che prevedeva la difesa e propagazione della Fede cattolica, la diminuzione del lusso del clero ed il controllo sui costumi, la limitazione delle spese curiali e un’azione pastorale rivolta alla cura delle persone. Sorpresi, i porporati accettarono e Benedetto Odescalchi fu incoronato come Innocenzo XI il 4 ottobre con una semplice cerimonia: già si vedeva la ventata di novità portata dal papa, il quale devolse il denaro risparmiato ai poveri.
In ambito spirituale, l’11 settembre 1681 indisse un Giubileo straordinario per invocare l’aiuto di Dio contro le difficoltà della Chiesa: l’Europa ed il mondo cristiano stavano infatti vivendo con crescente preoccupazione l’avanzata dei Turchi verso Vienna, che nel 1683 fu cinta d’assedio da Maometto IV. Innocenzo XI si fece promotore dell’ultima grande crociata contro l’Islam: donò oltre un milione e mezzo di fiorini al re di Polonia e all’Imperatore d’Austria, che vinsero gli Infedeli e salvarono l’Occidente. Per celebrare l’evento di enorme portata storica, il Papa indisse la festa del SS. Nome di Maria, che con la sua intercessione aveva evitato la catastrofe.
Nel 1687 istituì la Taxa Innocentiana, che proibiva ai vescovi di riscuotere un pagamento per le dispense matrimoniali. Avversò il nepotismo, e decise di non assegnare alcuna carica ai parenti, che non si stabilirono nemmeno a Roma. Promosse gli ordini monastici, e spesso riceveva personalmente i missionari per avere informazioni sull’evangelizzazione nel mondo: saputo della schiavitù cui erano costrette molte popolazioni indigene, si adoperò per l’abolizione della tratta degli schiavi. Limitò il gioco del lotto, vietò sovente il carnevale, abolì la regata sul Tevere, tradizione romana nel giorno di San Rocco, e versò la cifra che per essa si spendeva ad un orfanotrofio.
Tutto questo, senza però mai cedere nell’ortodossia: nel 1687, con la bolla Coelestis Pastor, condannò come eretica la dottrina del quietismo, che escludeva il desiderio e la volontà umana come mezzi per raggiungere la beatitudine, abbandonandosi passivamente all’azione divina, un movimento che egli stesso, anni addietro, aveva in buonafede protetto. Con la bolla Sanctissimus Dominus stigmatizzò gli insegnamenti del lassismo, che predicava una morale molto rilassata – e c’è da chiedersi quanto oggi questa dottrina, sebbene in forme diverse, serpeggi tra i credenti, per cui l’osservanza ai comandamenti divini è divenuta un optional per un cattolicesimo fai-da-te.
Colpito da malattia, Innocenzo XI morì nel 1689, distaccato dai beni terreni e con il corpo provato dai molti sacrifici. Anche il suo ultimo afflato fu una parola di carità, nel donare ai poveri di Novara diecimila scudi, e di fede, raccomandandosi al Signore celeste per cui aveva vissuto ed operato sulla terra.

Autore: Lorenzo Benedetti

Fonte: Corrispondenza Romana

 


 

Benedetto Odescalchi nacque a Como il 19 maggio 1611 dal nobile Livio Odescalchi e da Paola Castelli di Gandino Bergamasco. Dopo una prima educazione ricevuta in famiglia, frequentò il collegio dei gesuiti di Como, dove fu iscritto alla Congregazione Mariana, onore riservato agli alunni migliori; a undici anni rimase orfano del padre e a quindici anni nel 1626, dopo aver ultimato i corsi umanistici, si trasferì a Genova presso lo zio Papirio, che dirigeva la “Società Odescalchi”, per fare pratica nell’attività amministrativa e negli affari.
Nel 1630, la madre morì colpita dall’epidemia di peste, che invece risparmiò Benedetto, passarono alcuni anni in cui si alternò fra Como e Genova, finché nel 1636 si spostò a Roma dove frequentò per un biennio, i corsi di diritto civile e canonico alla Sapienza, completandoli poi a Napoli, dove si laureò in ‘utroque jure’, il 21 novembre 1639.
Nel frattempo maturava in lui la vocazione allo stato religioso e a Napoli ricevé la tonsura il 18 febbraio 1640. Ritornato a Roma in pieno periodo barocco, intraprese spinto dal fratello Carlo, la carriera ecclesiastica, conducendo una vita da prelato romano, ricoprendo varie cariche nella Sede Apostolica, ma senza farsi coinvolgere dallo sfarzo della vita romana seicentesca, anzi conduceva vita ritirata, dedito alla beneficenza nascosta.
Opportunità politiche e di consapevolezza per la sua persona, fecero sì da essere scelto dalla corte pontificia ad avere l’incarico di ‘Commissario straordinario delle tasse’ nelle Marche; compito che assolse con competenza e umanità, prudenza e fermezza.
I risultati ottenuti gli ottennero nel 1644 la carica di governatore di Macerata; il nuovo papa Innocenzo X, gli conferì titoli onorifici e nel 1645 lo creò cardinale diacono, proseguendo la sua attività presso la Curia.
Nel 1648 papa Innocenzo X, allo scopo di arginare le difficoltà della popolazione di Ferrara, per la prolungata carestia, lo nominò governatore della suddetta provincia; la sua accorta politica economica, l’approvvigionarsi dalla Puglia del grano necessario, la lotta alle frodi, la distribuzione di viveri e denaro ai poveri, il calmiere dei prezzi, diedero vita all’economia delle afflitte popolazioni, così sui muri veniva scritto “Benedictus qui venit in nomine Domini”; “Viva il cardinale Odescalchi, padre dei poveri”.
Nel 1650 il papa lo nominò vescovo di Novara e giacché Benedetto non era sacerdote (il titolo di cardinale, contrariamente ad oggi, non richiedeva necessariamente che fosse un consacrato), accettò la volontà di Dio, divenendo presbitero il 20 novembre 1650 e poi consacrato vescovo il 30 gennaio 1651, consacrazioni avvenute in Ferrara.
Prendendo a modello le costituzioni sinodali di s. Carlo Borromeo, anche se non aveva un’esperienza diretta della cura pastorale delle anime, lavorò con uno zelo illuminato ed ardente in tutti i campi della vita ecclesiastica e sociale della diocesi.
Nel 1654 andò a Roma per la periodica visita ‘ad limina,’ e il papa lo trattenne presso di sé come consigliere, cosa che fece anche il suo successore papa Alessandro VII; costretto da tale situazione a stare lontano da Novara, nel 1656 chiese al papa di essere esonerato dal compito di vescovo residenziale; rimanendo così a Roma al servizio della Chiesa.
Il 21 settembre del 1676, con una unanimità di consensi fu eletto papa, assumendo il nome di Innocenzo XI; durante il suo pontificato durato tredici anni, combatté il nepotismo abolendo la carica di “cardinale- nepote”, condannò l’usura, il lusso, esortando alla carità e alla beneficenza, dando il suo personale esempio all’ascetismo.
Fu in contrasto con il re di Francia Luigi XIV, il Re Sole per varie questioni di principio, come quello del diritto di regalia rivendicato dal re, come ampliamento del suo assolutismo; ci fu il contrasto con l’’oratore’ (ambasciatore) di Francia presso la Santa Sede, che in opposizione con quanto disposto dal papa per limitare i privilegi dei diplomatici accreditati a Roma, trasformò la sua residenza in una quasi fortezza. La reazione di Luigi XIV fu di occupare la cittadina pontificia di Avignone.
Più fruttuosa fu l’intensa opera diplomatica svolta dalla Chiesa nel coalizzare le forze europee contro l’avanzata turca e negli anni dal 1677 al 1686 fu tutto un susseguirsi di firme di trattati di pace, tregue, alleanze, Lega santa, culminate con la difesa di Vienna e di Buda dall’offensiva musulmana.
Fece proclamare che primo dovere del papa era la propagazione e difesa della fede cattolica; eresse nuove diocesi in Brasile, costituì le università domenicane di Manila e in Guatemala, favorì le missioni carmelitane in Persia, cercò di abolire il commercio degli schiavi, riceveva personalmente i missionari per essere informato sulle situazioni locali.
Diceva: “Come dall’Oriente a noi era venuta la fede, così doveva l’Occidente ridarla agli orientali”. Favorì grandemente l’insegnamento catechistico ai fanciulli, ai soldati, a tutti i fedeli, facendo compilare un programma d’insegnamento, fece preparare a tale scopo un collegio di maestre chiamate ‘maestre Odescalchi’.
La sua vasta opera di un pontificato di largo respiro, svolto in un periodo d’innovazioni ideologiche, non si può descrivere in così poco spazio; Innocenzo XI soffrì molto nel fisico per varie malattie che l’avevano colpito ma che accettava con piena fiducia in Dio, morì il 12 agosto 1689, acclamato santo dal popolo dei fedeli, fu sepolto in S. Pietro, dove poi gli fu eretto il grandioso monumento funebre opera dello scultore Pietro Stefano Monnot.
Fu dichiarato beato da papa Pio XII il 7 ottobre 1956.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2016-08-11

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