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Beato Alberto da Chiatina Sacerdote

Festa: 17 agosto

Chiatina, 1135 - Colle di Val d'Elsa, 17 agosto 1202

Il Beato Alberto da Chiatina appartiene a quella generazione di sacerdoti medievali la cui vicenda personale si intrecciò profondamente con la formazione delle comunità urbane della Toscana. Nato nel 1135 a Chiatina, nell'area della Val d'Arbia, fu ordinato sacerdote e svolse il ministero dapprima nella pieve di Santa Maria in Pava, quindi a Siena e infine nella pieve a Elsa, presso l'attuale Gracciano. Nel 1177 divenne arciprete di quella importante circoscrizione ecclesiastica, sottoposta direttamente alla Santa Sede. La sua figura acquistò particolare rilievo quando, alla fine del XII secolo, la sede plebana venne trasferita dalla zona di Elsa al castello di Colle di Val d'Elsa. Gli ultimi decenni della sua vita furono segnati da una gravissima malattia, durante la quale, secondo le fonti agiografiche, rimase a lungo immobilizzato e coperto di piaghe. La tradizione lo avrebbe allora chiamato 'il Santo Giobbe della Toscana', presentandolo come modello di pazienza cristiana. Morì il 17 agosto 1202. Il culto si sviluppò rapidamente a Colle e fu accompagnato dalla memoria di numerose grazie e guarigioni attribuite alla sua intercessione. Le sue reliquie, ritrovate nel 1618, sono ancora oggi custodite nella cattedrale colligiana.

Etimologia: Alberto = di illustre nobiltà, dal tedesco

Emblema: Il Sacro Chiodo della Passione e la stampella, riferita alle lunghe sofferenze della malattia.

Martirologio Romano: A Colle di Val d’Elsa vicino a Siena, beato Alberto, sacerdote, che offrì al popolo un insigne esempio di virtù.


La ricostruzione della vita di Alberto richiede una certa prudenza. L'Ecomuseo Digitale delle Terre di Siena osserva che il personaggio è storicamente attestato dalla presenza di documenti coevi e dalla conservazione delle sue ossa, mentre le informazioni più dettagliate sulla sua vita provengono soprattutto da tradizioni agiografiche cinquecentesche, a loro volta fondate su fonti precedenti oggi perdute e sulla memoria popolare. Anche gli studi raccolti nel volume Sant'Alberto di Colle. Studi e documenti, curato da Anna Benvenuti nel 2005, hanno dedicato particolare attenzione alla storia della tradizione cultuale del personaggio.
È quindi possibile affermare con maggiore sicurezza l'esistenza storica di Alberto, il suo ruolo ecclesiastico nella pieve a Elsa e il trasferimento della sede plebana a Colle, mentre molti particolari della sua formazione, della sua vita spirituale e soprattutto dei miracoli appartengono alla tradizione agiografica.

Dalla nobile Chiatina al sacerdozio
Alberto nacque nel 1135 a Chiatina, antico castello della Val d'Arbia, allora inserito nella giurisdizione ecclesiastica di Arezzo. I nomi dei genitori non sono conosciuti. Le agiografie li presentano come appartenenti alla piccola nobiltà locale e raccontano che avrebbero destinato il figlio agli studi e alla vita ecclesiastica, rinunciando per lui alle prospettive proprie della condizione cavalleresca.
La tradizione descrive Alberto come un giovane dotato di intelligenza e incline alla riflessione. Durante gli studi avrebbe maturato la convinzione che la conoscenza dovesse essere accompagnata dalla vita virtuosa e avrebbe sviluppato una intensa pratica di preghiera e meditazione. Si tratta di particolari che non possono essere verificati direttamente, ma che mostrano il modo nel quale la memoria ecclesiale successiva interpretò la sua vocazione sacerdotale.
Secondo la tradizione, Alberto ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1163, all'età di ventotto anni. Gli venne affidata la pieve di Santa Maria in Pava, non lontana dal luogo natale.

Il ministero e il trasferimento a Siena
A Pava Alberto avrebbe acquisito rapidamente fama per la cura pastorale e la capacità di predicare. Le antiche biografie raccontano anche di un contrasto con un esponente della nobiltà locale. L'opposizione sarebbe diventata tanto forte da indurlo a lasciare la pieve e a trasferirsi a Siena.
Nel 1175 gli venne affidata la chiesa di Sant'Andrea entro le mura cittadine. La tradizione interpreta questo trasferimento come il riconoscimento della fama di cui Alberto già godeva. La sua permanenza a Siena fu però relativamente breve: nel 1177 la sua vicenda ecclesiastica assunse una dimensione molto più importante.

Arciprete della pieve a Elsa
Nel 1177 Alberto venne posto alla guida della pieve a Elsa, nell'area dell'attuale Gracciano dell'Elsa. La nomina viene collegata a papa Alessandro III e rappresentò un incarico di notevole rilievo.
La pieve aveva una caratteristica giuridica particolare: pur trovandosi nel territorio della diocesi di Volterra, era nullius dioecesis, cioè sottratta alla normale giurisdizione episcopale e dipendente direttamente dalla Santa Sede. L'arciprete godeva pertanto di prerogative ecclesiastiche eccezionali rispetto a un normale sacerdote, esercitando nella propria circoscrizione una giurisdizione molto ampia. Le fonti ricordano, tra le sue prerogative, l'uso del pastorale nelle celebrazioni solenni e diverse competenze amministrative e disciplinari.
La posizione della pieve era inoltre strategica. L'insediamento di Elsa si trovava lungo il percorso della Via Francigena, presso un importante passaggio del fiume Elsa. La funzione religiosa della pieve si univa quindi a quella di punto di riferimento per una popolazione attraversata da pellegrini, mercanti e viaggiatori.

La malattia e il 'Giobbe della Toscana'
Dopo alcuni anni di ministero, la vita di Alberto fu segnata da una grave malattia. Le fonti agiografiche descrivono una lunga immobilità accompagnata dalla comparsa di numerose piaghe, con sofferenze che sarebbero durate circa venticinque anni. La tradizione insiste soprattutto sulla pazienza con cui il sacerdote avrebbe sopportato la malattia, continuando, per quanto possibile, a dedicarsi alla preghiera e al ministero.
Non è possibile stabilire oggi quale fosse la patologia che lo colpì. Le ipotesi moderne che tentano di identificare la malattia con una particolare forma di paralisi o con conseguenti lesioni da immobilità non sono documentate e devono quindi rimanere tali.
Le agiografie lo paragonarono a Giobbe, il personaggio biblico sottoposto a una lunga prova. Da qui derivò l'appellativo di 'Santo Giobbe della Toscana'. La sua fama oltrepassò progressivamente i confini locali e, secondo la tradizione, persone di alto rango ecclesiastico, compresi vescovi e cardinali, avrebbero sostato presso di lui durante i loro passaggi lungo la Via Francigena, chiedendone le preghiere.

La nascita della comunità di Colle
La vicenda di Alberto non riguarda soltanto la storia religiosa. La sua attività si intrecciò infatti con un momento decisivo per la formazione di Colle di Val d'Elsa.
Durante gli ultimi decenni del XII secolo l'area di Elsa era esposta alle tensioni militari che opponevano Siena e Firenze e subiva incursioni e devastazioni. In questo contesto la sede plebana venne trasferita dalla pieve di Elsa alla chiesa del Santissimo Salvatore, situata all'interno del castello di Colle.
I documenti ricordano Alberto come arciprete della nuova sede e attestano il processo di trasferimento delle prerogative della pieve verso il castello. La tradizione colligiana ha attribuito ad Alberto un ruolo determinante nell'incoraggiare la popolazione a stabilirsi nel luogo più sicuro del castello. L'azione dell'arciprete si inserì così nel processo di crescita di Colle, che nel 1195 raggiunse la condizione di libero comune.
È opportuno, tuttavia, evitare di attribuire ad Alberto da solo la nascita della città. La formazione del comune fu il risultato di un più ampio processo politico, sociale, economico e demografico. Il suo ruolo appare invece particolarmente significativo sul piano ecclesiastico e nella progressiva centralità assunta dalla chiesa di San Salvatore.

Gli ultimi anni: preghiera e Sacro Chiodo
Liberato progressivamente dalle responsabilità dell'arcipretura a causa della malattia, Alberto trascorse gli ultimi anni nella preghiera e nella meditazione. La tradizione locale lo lega in modo particolare alla venerazione del Sacro Chiodo della Passione, una delle reliquie più importanti conservate a Colle.
Secondo la memoria devozionale colligiana, Alberto avrebbe toccato la reliquia soltanto attraverso appositi guanti, ancora oggi conservati insieme al patrimonio legato al Sacro Chiodo. La sua iconografia lo rappresenta proprio nell'atto di venerare la reliquia oppure con una stampella, allusione alle sofferenze fisiche degli ultimi anni.
Il rapporto tra Alberto e il Sacro Chiodo divenne uno degli elementi caratteristici del culto locale. Ancora oggi la cattedrale di Colle conserva una cappella dedicata al Sacro Chiodo e una cappella dedicata ad Alberto.

La morte e il culto
Alberto morì il 17 agosto 1202, all'età di sessantasette anni. La tradizione agiografica racconta che, subito dopo la morte, il suo corpo, precedentemente segnato dalle piaghe, apparve improvvisamente risanato. L'episodio appartiene al patrimonio miracoloso della sua agiografia e non può essere trattato come un dato storico verificabile.
Presso il suo sepolcro si sviluppò rapidamente una intensa devozione popolare. Le antiche narrazioni riportano numerose guarigioni e liberazioni attribuite alla sua intercessione, tra cui casi di sordità, paralisi e malattie infantili. Tali racconti sono importanti soprattutto per comprendere la formazione del culto e la memoria religiosa della comunità colligiana, più che come testimonianze clinicamente verificabili.
La venerazione di Alberto si consolidò nei secoli successivi. Colle gli dedicò celebrazioni annuali e il suo culto divenne parte integrante dell'identità religiosa della città.

Le reliquie
Dopo la morte, il corpo fu sepolto nella chiesa del Santissimo Salvatore, mentre la testa venne conservata separatamente in un reliquiario. Con la costruzione della nuova cattedrale si perse successivamente la memoria precisa del luogo nel quale erano state deposte le spoglie.
Nel 1618 il corpo venne ritrovato sotto la mensa dell'altare dell'antica cappella del Sacro Chiodo. Il 1° luglio 1620 le reliquie di Alberto e quelle del Sacro Chiodo furono trasferite solennemente nella nuova cattedrale.
Nel 1890 venne realizzata nella cattedrale una cappella dedicata ad Alberto e il corpo venne nuovamente ricomposto e sistemato in un'urna. Oggi la cattedrale dei Santi Marziale, Faustino e Giovita conserva le reliquie del sacerdote, mentre una parte di esse è custodita in un prezioso busto-reliquiario, portato in processione nella festa del 17 agosto.

Il riconoscimento liturgico
Il culto di Alberto ebbe una lunga storia prima delle moderne forme di approvazione liturgica. Secondo la tradizione riportata dalle fonti locali, papa Pio VI approvò il 19 maggio 1798 la recita dell'ufficio proprio del beato Alberto. L'11 maggio 1865 papa Pio IX approvò la Messa propria. Il 4 luglio 1962 la Congregazione dei Riti confermò ulteriormente l'ufficiatura.
Il Martirologio Romano lo ricorda il 17 agosto con una formula estremamente sobria: ad Alberto, sacerdote, viene riconosciuto il merito di aver offerto al popolo 'un insigne esempio di virtù'. Questa formulazione è significativa perché concentra la memoria liturgica non sui racconti miracolosi della tradizione, ma sulla testimonianza cristiana attribuita alla sua vita.
Alberto è oggi venerato come compatrono di Colle di Val d'Elsa insieme a san Marziale. La sua memoria rimane strettamente legata alla storia religiosa e civile della città. L'Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino lo annovera tra le figure più significative della tradizione cristiana senese e colligiana.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-08

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