Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera I > Santi Ireneo e Abbondio Condividi su Facebook

Santi Ireneo e Abbondio Martiri a Roma

Festa: 23 agosto

† Roma, 26 agosto 258 circa

Sono due figure del martirologio romano, la cui memoria è legata a un atto di profonda pietas verso le spoglie mortali di un'altra martire, Santa Concordia. Vissuti a Roma nel turbolento III secolo, durante la feroce persecuzione scatenata dall'imperatore Valeriano, i due uomini non appartenevano alle gerarchie ecclesiastiche, ma erano semplici cristiani impegnati nella vita quotidiana della città. La tradizione li ricorda per aver sfidato le autorità imperiali pur di garantire una degna sepoltura a un corpo gettato nelle cloache romane, pagando questa scelta di carità estrema con la loro stessa vita, condannati a perire nello stesso luogo in cui avevano recuperato le reliquie della santa. La loro storia, sebbene avvolta nelle pieghe delle tarde leggende agiografiche del ciclo di San Lorenzo, testimonia un dato storico inconfutabile: l'importanza vitale che la prima comunità cristiana attribuiva alla cura dei cimiteri e al rispetto per i martiri. Sono celebrati il 23 agosto secondo l'antico Martirologio Geronimiano e il 26 agosto in quello Romano.

Etimologia: Ireneo dal greco 'Eirenaios' (pacifico); Abbondio dal latino 'Abundius' (abbondante, ricco).

Emblema: Palma del martirio, cloaca o condotto fognario, attrezzi da lavoro manuale.

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di san Lorenzo sulla via Tiburtina, santi Abbondio e Ireneo, martiri.


La Roma del III secolo era una metropoli complessa, segnata da profonde tensioni sociali e religiose. Durante il regno dell'imperatore Valeriano (253-260), la Chiesa cristiana subì una delle sue persecuzioni più sistematiche. L'editto del 257 imponeva ai cristiani di sacrificare agli dei romani, vietando loro le riunioni e l'accesso ai cimiteri. In questo clima di terrore, molti fedeli furono costretti alla clandestinità, mentre altri affrontarono il martirio pubblico. È in questo scenario che emergono le figure di Ireneo e Abbondio, due laici le cui esatte origini anagrafiche rimangono sconosciute. Le tarde Passiones romane, che narrano le loro vicende, non forniscono dettagli sulla loro giovinezza o formazione, ma si concentrano sul loro ruolo nella comunità cristiana e sulla loro professione. Ireneo, in particolare, è descritto come un addetto alla manutenzione delle fognature, un cloacario. Questa precisazione, rara nell'agiografia antica, offre uno spaccato vivido della Roma imperiale e colloca il santo tra gli strati più umili della società urbana, a contatto con le infrastrutture sotterranee della città.

Il martirio di Santa Concordia e l'atto di pietas
La vicenda di Ireneo e Abbondio si intreccia indissolubilmente con quella di Santa Concordia. Secondo la tradizione agiografica, Concordia era l'anziana nutrice o balia di Sant'Ippolito, un importante ufficiale romano convertitosi al cristianesimo. Dopo aver confessato apertamente la propria fede davanti al prefetto urbano, Concordia fu flagellata a morte e il suo corpo fu gettato in una cloaca per impedirne la venerazione da parte dei cristiani. Le leggi romane prevedevano spesso la dispersione o la profanazione dei cadaveri dei condannati per negare loro la pace ultraterrena e spezzare il legame con i familiari e la comunità.
Tuttavia, la comunità cristiana considerava la sepoltura dei martiri come un dovere sacro. Fu qui che entrò in gioco Ireneo. Conoscendo bene il dedalo dei condotti fognari romani, il cloacario riuscì a localizzare e a recuperare il corpo straziato di Concordia. Non potendo compiere l'impresa da solo, chiese l'aiuto del suo compagno di fede, Abbondio. Insieme, i due uomini trasportarono clandestinamente le spoglie della martire attraverso la città notturna, affidandole infine a un presbitero di nome Giustino. Il sacerdote provvide a inumare Concordia nel cimitero situato sulla via Tiburtina, vicino al sepolcro di Sant'Ippolito, compiendo così un atto di suprema carità e defiance verso i decreti imperiali.

L'arresto e la condanna nella cloaca
L'azione di Ireneo e Abbondio non passò inosservata alle autorità. In un periodo in cui la sorveglianza sui cristiani era capillare, il furto o il recupero non autorizzato dei corpi dei giustiziati era considerato un reato grave, un atto di sovversione contro l'ordine statale. Denunciati al prefetto, i due uomini furono arrestati e sottoposti a interrogatorio. Rifiutandosi di abiurare e di rivelare i nomi degli altri membri della comunità, furono condannati a una morte atroce e infamante: la stessa sorte che era stata riservata a Santa Concordia.
Furono gettati vivi nella cloaca in cui avevano recuperato il corpo della martire. La morte per asfissia o annegamento nelle acque di scolo era considerata una delle pene più degradanti nell'antichità, destinata a cancellare non solo la vita, ma anche la dignità del condannato. Tuttavia, per la comunità cristiana, quel luogo di morte divenne un santuario. Anche i corpi di Ireneo e Abbondio furono successivamente recuperati dal prete Giustino, che li seppellì nello stesso cimitero sulla via Tiburtina, noto anche come cimitero di San Ciriaco o di Sant'Ippolito. Il loro sacrificio, avvenuto probabilmente il 26 agosto del 258, suggellò il loro legame eterno con la martire che avevano cercato di onorare.

Il ciclo agiografico e la storicità
Le vicende di Ireneo e Abbondio ci sono giunte principalmente attraverso il ciclo letterario noto come Passio di San Lorenzo e Sant'Ippolito, una raccolta di testi agiografici compilati tra il V e il VI secolo. Gli storici moderni concordano nel ritenere questi testi scarsamente affidabili dal punto di vista strettamente documentario, poiché tendono a romanzare eventi storici reali per edificarli teologicamente. Tuttavia, il nucleo storico della persecuzione valeriana e l'esistenza di un vivace culto martiriale sulla via Tiburtina sono ampiamente confermati dall'archeologia. La menzione di Ireneo e Abbondio nel Martirologio Geronimiano, la più antica lista di santi martiri della Chiesa romana, garantisce che il loro culto fosse già radicato e riconosciuto nella liturgia romana ben prima della stesura delle tarde leggende.

I luoghi di culto
I corpi dei due martiri furono venerati in un'area cimiteriale sulla via Tiburtina, spesso identificata con il cimitero di San Ciriaco o con quello adiacente di Sant'Ippolito. Sopra o in prossimità delle loro tombe fu eretta una basilica, menzionata negli antichi itinerari dei pellegrini che visitavano Roma nel Medioevo. Con il passare dei secoli e l'abbandono delle catacombe extramurane, le reliquie furono probabilmente traslate all'interno delle mura aureliane per proteggerle dalle incursioni, sebbene la loro esatta collocazione attuale rimanga incerta o confusa con quelle di altri omonimi. La memoria liturgica, fissata al 23 agosto dal Martirologio Geronimiano, è stata successivamente spostata al 26 agosto nell'edizione del Martirologio Romano post-tridentino, per poi essere talvolta riaccorpata o menzionata in entrambe le date a seconda delle edizioni.

Il cloacario
Il mestiere di Ireneo come cloacario è uno dei rari casi in cui l'agiografia romana antica attribuisce a un santo una professione legata alle infrastrutture igienico-sanitarie della città. Questo dettaglio, sebbene funzionale alla trama narrativa che richiede un esperto delle fogne per recuperare un corpo, eleva a dignità di santità un lavoro che nella società romana era considerato infimo e degradante, dimostrando come la grazia cristiana potesse raggiungere ogni strato della società.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Il Martirologio Geronimiano li ricorda il 23 agosto, il Romano invece, seguendo Beda, il 26 dello stesso mese ed aggiunge che perirono durante la persecuzione di Valeriano, gettati nella cloaca perché avevano curato la sepoltura della martire Concordia; i loro corpi furono raccolti dal presbitero Giustino e sepolti in agro Verano presso il tomba di san Lorenzo. Queste notizie provengono dalla leggendaria passio Polychronii in cui però si dice che i due santi perirono nella persecuzione di Decio e per opera del prefetto Valeriano.
I loro sepolcri erano venerati nel secolo VII, ma gli Itinerari non sono concordi nell’indicarne l’ubicazione: la Notitia Ecclesiarum, infatti, afferma che erano sepolti in una cappella accanto e ad ovest della basilica di san Lorenzo fuori le mura; il De locis invece e il Malmesburiense (che non ricorda però Ireneo) affermano che erano deposti sotto l'altare di san Lorenzo. I primi due Itinerari, inoltre, parlano di una pietra che stava nella cappella (Notitia) o fuori nel portico (De Locis), che era servita per gettare Abbondio nel pozzo e che superstiziosamente «tollent digito multi homines nescientes quid faciunt».
Dalle diverse notizie della passio e degli itinerari si deve concludere che ormai nel secolo VII non si sapeva niente di certo sulla vita dei due martiri. Né maggiori indicazioni sa darci il monaco Gottschalk di Limbourg che nel secolo XI compose in loro onore due sermoni, dai quali soltanto apprendiamo che il corpo di Abbondio, senza testa, era conservato nella chiesa di quel monastero, mentre di quello di Ireneo non si avevano più sicure notizie.


Autore:
Agostino Amore


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-08-11

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati