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San Mena Patriarca di Costantinopoli

Festa: 25 agosto

Alessandria d'Egitto, fine V - inizio VI sec. - Costantinopoli, 25 agosto 552

Vissuto nella Costantinopoli splendente di Giustiniano, Mena è una delle figure ecclesiastiche più rappresentative e, al tempo stesso, più controverse del VI secolo bizantino. Presbitero di origini alessandrine e responsabile del celebre Ospizio di San Sampson, venne elevato al soglio patriarcale nel 536 per volontà dell'imperatore e con la consacrazione diretta di papa Agapito I. Sotto il suo patriarcato si svolsero eventi decisivi per la storia della Chiesa d'Oriente: la condanna del patriarca Antimo e degli esponenti monofisiti nel sinodo del 536, la monumentale costruzione di Santa Sofia, e la travagliata controversia dei Tre Capitoli, che lo vide prima collaboratore di Giustiniano e poi vittima della scomunica papale. Riabilitato poche settimane prima di morire nel 552, la sua biografia si dipana tra fedeltà alla tradizione calcedonese, obbedienza all'imperatore e un sofferto rapporto con la Sede di Roma. 

Emblema: Paramenti patriarcali bizantini (omophorion bianco crociato, phelonion d'oro), pastorale, libro del Vangelo, barba corta e grigia, aureola dorata.

Martirologio Romano: A Costantinopoli, san Mena, vescovo, che fu ordinato dal papa sant’Agapíto e, riconciliata la comunione per qualche tempo sospesa con il papa Vigilio, dedicò alla Sapienza divina la grande chiesa edificata dall’imperatore Giustiniano.


Le informazioni sui primi anni di vita di Mena (greco Μηνᾶς; latino Menas; varianti: Menna, Minas, Mina) sono piuttosto scarse e, in gran parte, dedotte da fonti sinodali e cronachistiche del VI secolo. Nacque probabilmente ad Alessandria d'Egitto in un periodo imprecisato tra la fine del V secolo e i primi anni del VI, in un ambiente ecclesiastico di solida formazione teologica. Alessandria, uno dei maggiori centri cristiani dell'impero, era all'epoca terreno di forti tensioni dottrinali tra i sostenitori del Concilio di Calcedonia (451) e i fautori del monofisismo, che negavano la piena distinzione delle due nature in Cristo.
Non si conoscono con certezza i nomi dei suoi genitori né le circostanze della sua formazione. È probabile che abbia ricevuto una buona educazione letteraria e teologica, forse nel contesto del patriarcato alessandrino, prima di trasferirsi a Costantinopoli, città verso cui affluivano molti ecclesiastici egiziani in cerca di carriere ecclesiastiche o di protezione imperiale.

L'Ospizio di San Sampson
Prima dell'elezione patriarcale, Mena svolse un ministero concreto di carità e di governo pastorale. Egli fu ordinato presbitero e nominato direttore dell'Ospizio di San Sampson, una delle istituzioni assistenziali più importanti di Costantinopoli. Fondato nel IV secolo dal medico e santo Sampson, l'ospizio accoglieva malati, pellegrini e poveri, e rappresentava il volto sociale della Chiesa bizantina.
La direzione di un'istituzione simile non era affidata a chiunque: richiedeva capacità amministrative, rettitudine morale e attenzione alla cura delle persone. È in questo ruolo che Mena si distinse agli occhi dell'élite ecclesiastica e imperiale. Lo storico Procopio di Cesarea, nel suo trattato Sugli edifici, ricorda la fama dell'Ospizio di San Sampson tra le istituzioni meritorie della capitale, e il suo direttore godeva di una posizione di prestigio che lo rendeva candidato naturale a incarichi di maggiore responsabilità.

Il sinodo del 536 e l'elezione patriarcale
Nel 535 morì il patriarca Antimo, di tendenza monofisita, e il trono patriarcale rimase vacante. L'imperatore Giustiniano I, che stava conducendo una politica religiosa volta a ristabilire l'unità tra calcedoniani e anti-calcedoniani, decise di affidare il patriarcato a un uomo di sua fiducia. La scelta cadde su Mena.
Nello stesso periodo giunse a Costantinopoli papa Agapito I, inviato dal re goto Teodato per dissuadere Giustiniano dalla campagna d'Italia. Il papa colse l'occasione per affrontare anche la questione ecclesiastica: depose Antimo, già allontanato dalla sede, e impose la riconsacrazione del patriarcato a un vescovo ortodosso. Il 3 marzo 536, Agapito consacrò personalmente Mena, in un gesto di grande valore simbolico: il vescovo di Roma consacrava il patriarca di Costantinopoli, segno di un'unità ecclesiale che di lì a poco sarebbe stata messa a dura prova.
Poco dopo, nel maggio-giugno 536, Mena presiedette il celebre sinodo di Costantinopoli, al quale parteciparono oltre cento vescovi. Il sinodo condannò Antimo, Severo di Antiochia, Pietro di Apamea e Zoora, considerati eretici per la loro adesione al monofisismo. Gli atti del sinodo vennero sottoscritti anche da papa Agapito, prima della sua morte improvvisa a Costantinopoli il 22 aprile 536. Mena poté così consolidare la sua posizione come garante dell'ortodossia calcedonese nella capitale.

Il patriarcato nell'impero di Giustiniano
I sedici anni del patriarcato di Mena (536-552) coincisero con il periodo di massimo splendore dell'impero giustinianeo. In quegli anni fu completata la ricostruzione della basilica di Santa Sofia, inaugurata solennemente il 27 dicembre 537, e Mena presiedette alle cerimonie di consacrazione accanto all'imperatore. L'evento segnò un momento di grande prestigio per il patriarcato costantinopolitano e per la figura del suo titolare.
Mena dovette tuttavia gestire un delicato equilibrio: da un lato la lealtà alla dottrina di Calcedonia, dall'altro le pressioni di Giustiniano, che cercava continuamente soluzioni di compromesso per ricondurre i monofisiti all'unità ecclesiale. In diverse occasioni il patriarca si dimostrò collaborativo con la politica imperiale, anche quando essa comportava aperture discutibili sul piano dottrinale.

La crisi dei Tre Capitoli
Il momento più drammatico della carriera di Mena fu la controversia dei Tre Capitoli. Nel 544, Giustiniano emanò un editto di condanna di tre scritti considerati di tendenza nestoriana: le opere di Teodoro di Mopsuestia, alcuni scritti di Teodoreto di Cirro contro Cirillo di Alessandria, e la lettera del vescovo Iba di Edessa al persiano Mari. L'imperatore sperava, con questo gesto, di ottenere la riconciliazione con i monofisiti.
Mena, inizialmente, sottoscrisse l'editto imperiale, conformandosi alla volontà di Giustiniano. Ma la reazione dell'Occidente fu durissima: molti vescovi latini videro nell'editto una lesione dell'autorità del Concilio di Calcedonia e una sottomissione indebita del potere ecclesiastico a quello civile. Papa Vigilio, successore di Silverio e deportato a Costantinopoli nel 547 in una condizione di semicattività, si trovò in una situazione delicata.
Nel gennaio 547 Vigilio giunse nella capitale e, per qualche tempo, rifiutò di entrare in comunione con Mena, che aveva aderito alla condanna dei Tre Capitoli. Dopo varie trattative e un'alternanza di condanne e ritrattazioni, il papa giunse a sottoscrivere, il Sabato Santo del 548, lo Iudicatum, un documento di condanna dei Tre Capitoli che provocò la ribellione di numerosi vescovi africani e occidentali.
La situazione precipitò nel 551, quando Giustiniano impose una nuova condanna, e Vigilio, sotto pressione, scomunicò formalmente Mena e alcuni vescovi che avevano collaborato con l'imperatore. Il patriarca si trovò così colpito dalla massima sanzione ecclesiastica da parte della Sede di Roma.

La riabilitazione e la morte
La scomunica durò pochi mesi. Nel 552, Mena presentò a papa Vigilio una professione di fede ortodossa e una ritrattazione delle posizioni che avevano causato la rottura. Il papa, forse mosso anche dalla precaria situazione in cui versava, reintegrò Mena nella comunione ecclesiale e nelle sue funzioni patriarcali.
Poche settimane dopo, il 25 agosto 552, Mena morì a Costantinopoli. La sua morte precedette di alcuni mesi la convocazione del Secondo Concilio Ecumenico di Costantinopoli (maggio-giugno 553), che avrebbe formalizzato la condanna dei Tre Capitoli sotto il successore Eutichio.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Il 2 febbraio 536 giungeva a Costantinopoli il papa Agapito incaricato dal re goto Teodato di convincere l'imperatore Giustiniano a non tentare la conquista d'Italia. Essendo fallito il suo compito, il papa si occupò di questioni religiose. Rifiutò di comunicare con il patriarca Antimo, monofisita dichiarato, fino a che non avesse riconosciuto il dogma delle due nature. Antimo allora scomparve e col consenso imperiale gli fu sostituito Mena, prete originario di Alessandria ed allora direttore dell'ospizio di Sansone, ed il papa stesso lo consacrò il 13 marzo.
Essendo morto Agapito, Mena indisse ugualmente un sinodo che si apri il 2 maggio per combattere il movimento monofisita patrocinato dall’imperatrice Teodora. Antimo, rimasto introvabile, fu deposto ed i suoi amici più noti condannati; Giustiniano approvò le decisioni prese.
Ben presto, tuttavia, si presentò un’altra questione piuttosto delicata: gli origenisti che avevano turbato i monasteri della Palestina sotto l’imperatore Giustino, risollevavano la testa. Il diacono Pelagio, apocrisario di Roma, ed il patriarca Mena chiesero allora a Giustiniano di agire contro di loro e l’imperatore pubblicò nel gennaio 543 un editto assai violento.
Dopo la partenza di Pelagio alcuni intriganti poco ortodossi spinsero l’imperatore a dogmatizzare secondo le loro idee: Giustiniano pubblicò un editto che condannava i Tre Capitoli, cioè le opere di teologi che i monofisiti accusavano di nestorianesimo: Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro e Iba di Edessa. Mena firmò il decreto riservandosi però di ritirare il suo assenso se il papa non avesse approvato la condanna. Stefano, apocrisario del pana a Costantinopoli, ruppe i rapporti con lui, ma Mena non ritirò la sua firma.
Il 15 gennaio 547 il papa Vigilio giunse nella capitale in semi-cattività e rifiutò di entrare in comunione con Mena e con gli altri vescovi firmatari dell’editto. Mena rispose togliendo il nome del papa dai dittici. La riconciliazione ebbe luogo il 29 giugno. Vigilio ruppe nuovamente i rapporti con Mena nel luglio 551 e lo scomunicò il mese seguente. Tale decisione rese l’imperatore meno intransigente e Mena inviò al papa una lettera nella quale riconosceva i quattro primi concili senza aggiunte o soppressioni e gli chiedeva perdono di avere avuto contatti con degli scomunicati.
Morì il 24 agosto 552. Fu venerato come santo e festeggiato nella Chiesa bizantina il 24 o il 25 agosto, data, quest’ultima, in cui è ricordato anche nel Martirologio Romano.


Autore:
Raymond Janin


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-11

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