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Beato Brocardo Carmelitano
Festa:
2 settembre
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† Monte Carmelo, Palestina, circa 1231
Primo priore generale dei Carmelitani, verso l'anno 1210 Brocardo era
alla testa di un gruppo di eremiti sul Monte Carmelo e riceveva da
sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme, la regola e la canonica
istituzione dell'Ordine. Alla sua morte, fu sepolto sul Monte Carmelo.
Altri elementi della sua vita (reperibili solo presso T. Bradley, G.
Paleonidoro e A. Bostio, scrittori carmelitani della seconda metà del
sec. XV), quali la provenienza da Gerusalemme, la legazione al sultano
di Damasco, la guarigione dalla lebbra e il battesimo del vice sultano
d'Egitto nel fiume Giordano, sono leggendari. Circa l'anno 1400 nella
letteratura carmelitana fu introdotto Bertoldo di Malefaida, che è detto
essere stato generale ancora prima di Brocardo.
Il culto di Brocardo fu ordinato nel capitolo generale dell'Ordine del
1564; tolto dal Breviario riformato nel 1585, fu ripreso nel 1609 e le
lezioni proprie furono approvate dalla Sacra Congregazione dei Riti nel
1672.
Etimologia: Brocardo è una forma medievale riconducibile a Burchardus, dal germanico Burghard, composto da elementi riferibili a fortezza e forza.
Emblema: Abito carmelitano, spesso con la Regola di sant'Alberto tra le mani.
Martirologio Romano: Sul monte Carmelo in Palestina presso la fonte di Elia, beato Brocardo, priore degli eremiti ai quali sant’Alberto, vescovo di Gerusalemme, diede come regola di vita che meditassero giorno e notte la legge del Signore e fossero vigili nella preghiera.
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Le notizie attendibili sulla vita di Brocardo sono pochissime. Non conosciamo con sicurezza né il luogo né la data della sua nascita e non possediamo una biografia contemporanea capace di ricostruirne la vicenda personale. Anche la data della morte, tradizionalmente collocata intorno al 1231, non può essere precisata con assoluta certezza. La scarsità documentaria ha favorito, nei secoli successivi, la formazione di una vera e propria biografia leggendaria. Gli scrittori carmelitani del XV secolo attribuirono a Brocardo numerosi episodi che non possono essere verificati attraverso fonti anteriori. La critica storica deve quindi distinguere attentamente il Brocardo attestato dalle fonti primitive dal personaggio sviluppato dalla tradizione dell'Ordine.
Gli eremiti del Monte Carmelo Nel XII secolo il Monte Carmelo era abitato anche da eremiti latini provenienti dall'Occidente, inseriti nel complesso ambiente religioso della Terra Santa al tempo delle Crociate. Il luogo aveva inoltre una fortissima memoria biblica, legata soprattutto al profeta Elia e alla sua esperienza di Dio sul monte. La tradizione carmelitana ha collegato le origini della comunità a Bertoldo, figura la cui ricostruzione storica è a sua volta problematica. Le testimonianze più antiche documentano comunque l'esistenza di eremiti cristiani occidentali sul Carmelo e permettono di comprendere il contesto nel quale si sviluppò la primitiva comunità carmelitana. In questo ambiente si colloca Brocardo, che la tradizione presenta come superiore degli eremiti. Non è possibile stabilire con sicurezza quando egli abbia assunto tale incarico, né ricostruire con precisione gli anni della sua guida. È però proprio in relazione al suo ruolo di superiore che compare la testimonianza più importante per la sua storia.
La Regola di sant'Alberto Tra il 1206 e il 1214, durante il patriarcato di Alberto Avogadro, detto anche Alberto di Vercelli, gli eremiti del Carmelo ricevettero una formula vitae, cioè una forma di vita destinata a ordinare la loro esistenza comunitaria. Il testo si apre con un indirizzo significativo: Alberto si rivolge a «B.» e agli altri eremiti che vivono sotto la sua obbedienza presso la fonte di Elia. La tradizione dell'Ordine ha identificato quel «B.» con Brocardo. L'identificazione non è però dimostrabile in modo assoluto. Il documento non espande l'iniziale e non possediamo una fonte contemporanea indipendente che permetta di leggere con certezza il nome Brocardo. Per questo motivo gli studiosi moderni trattano il rapporto tra «B.» e Brocardo con la necessaria cautela. Il contenuto della Regola mostra tuttavia quale fosse la vita della comunità posta sotto la guida di quel superiore. Gli eremiti dovevano avere un priore scelto dalla comunità e promettergli obbedienza; erano chiamati alla castità e alla rinuncia alla proprietà personale. Vivevano in celle separate, in un equilibrio originale tra solitudine e comunione, dedicandosi alla preghiera, alla meditazione della legge del Signore e al lavoro. La celebrazione eucaristica e gli incontri comunitari scandivano inoltre la vita dell'eremo. La Regola insiste particolarmente sulla dimensione contemplativa. Gli eremiti sono invitati a rimanere nella propria cella, meditare giorno e notte la legge del Signore e vigilare nella preghiera. Non si trattava quindi soltanto di organizzare una comunità religiosa, ma di dare una struttura concreta a una forma di vita centrata sull'ascolto della Parola e sulla ricerca di Dio.
Brocardo e la nascita del Carmelo Il significato storico di Brocardo non consiste tanto nelle poche vicende personali che possiamo attribuirgli, quanto nella posizione che occupa nella trasformazione della comunità eremitica del Carmelo. La formula vitae di Alberto non fu una Regola elaborata per fondare dal nulla una nuova istituzione. Il testo dichiara piuttosto di voler dare forma scritta a un modo di vivere già scelto dagli eremiti. Brocardo appare quindi, nella tradizione documentaria, come il rappresentante di una comunità che cercava di consolidare la propria identità attraverso una disciplina condivisa. La successiva storia dell'Ordine avrebbe trasformato quella piccola comunità di eremiti in una famiglia religiosa diffusa in Europa. La Regola di Alberto, con le modifiche e le conferme pontificie successive, rimase il testo fondamentale della tradizione carmelitana. Nel 1247 papa Innocenzo IV la approvò con alcune modifiche, consentendo al Carmelo di adattarsi alla nuova situazione ecclesiale e alla progressiva trasformazione dell'Ordine. In questa prospettiva Brocardo può essere considerato una figura di passaggio: non il fondatore solitario di un Ordine già compiuto, ma uno dei protagonisti della fase nella quale l'esperienza eremitica del Monte Carmelo cominciò ad assumere una forma istituzionale stabile.
Le tradizioni posteriori A partire soprattutto dalla letteratura carmelitana del XV secolo, la figura di Brocardo venne arricchita da numerosi episodi. Gli furono attribuite origini gerosolimitane, missioni diplomatiche presso il sultano di Damasco, una guarigione dalla lebbra e perfino il battesimo nel Giordano del vice sultano d'Egitto. Questi racconti appartengono alla tradizione agiografica tardiva e non possono essere utilizzati come dati biografici certi. La stessa storiografia carmelitana moderna riconosce che molti particolari furono elaborati in epoca successiva per colmare le lacune lasciate dalla scarsità delle fonti primitive. Anche il rapporto con Bertoldo deve essere considerato con prudenza. La tradizione presenta Brocardo come suo successore alla guida della comunità del Carmelo, ma la ricostruzione dettagliata della successione e degli anni di governo non è sufficientemente documentata.
Gli ultimi anni e la morte La tradizione colloca la morte di Brocardo intorno al 1231 e la pone sul Monte Carmelo. La sua sepoltura sul monte è ricordata dalle fonti carmelitane, ma non disponiamo oggi di elementi sufficienti per ricostruire con certezza il luogo preciso della tomba o la storia delle sue eventuali reliquie. La sua morte avvenne in un periodo decisivo per la comunità carmelitana. La presenza cristiana in Terra Santa sarebbe diventata progressivamente più fragile e gli eremiti del Carmelo avrebbero iniziato il trasferimento verso l'Europa. La spiritualità nata sul monte avrebbe però continuato il proprio cammino attraverso la Regola di Alberto e la successiva evoluzione dell'Ordine.
Culto Il culto liturgico di Brocardo è relativamente tardo rispetto alle origini medievali della sua figura. Il capitolo generale dell'Ordine carmelitano del 1564 ne dispose l'introduzione nel culto dell'Ordine. La celebrazione attraversò poi diverse revisioni liturgiche: il culto fu eliminato dal breviario riformato nel 1585, ripreso nel 1609 e le lezioni proprie furono approvate dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1672. Il Martirologio Romano lo ricorda il 2 settembre come «priore degli eremiti» del Monte Carmelo presso la fonte di Elia, sottolineando il rapporto con Alberto di Gerusalemme e con la forma di vita basata sulla meditazione della legge del Signore e sulla vigilanza nella preghiera. È significativo che il Martirologio non presenti Brocardo attraverso episodi miracolosi o particolari leggendari, ma attraverso il suo ruolo all'interno della primitiva comunità carmelitana. Il suo riconoscimento liturgico si concentra quindi soprattutto sulla funzione che egli ebbe nella storia delle origini del Carmelo.
Autore: Giampietro Cattini
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