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San Crodegango di Seez Vescovo

3 settembre

† 6 marzo 766

Martirologio Romano: A Sées in Neustria, sempre in Francia, san Crodogango, vescovo e martire.


Nacque nel 712 ad Hesbaye (Brabante) da Sigrammo e Landrada, nobili ambedue. Ricevuta una solida formazione nel monastero benedettino di Saint-Trond, ad appena venticinque anni fu nominato da Carlo Martello referendario, cioè cancelliere, del regno d'Austrasia (737). Non abbandonò, tuttavia, le abitudini di mortificazione e carità verso i poveri acquistate nel monastero.
Dovette conservare il suo posto di cancelliere anche dopo la consacrazione a vescovo di Metz, avvenuta il 30 sett. 742, e lo tenne dignitosamente esercitando un benefico influsso sulla politica religiosa di Pipino il Breve e senza trascurare i suoi doveri di vescovo, anzi, ricavandone mezzi per una più energica azione pastorale in continuazione e approfondimento di quella di s. Bonifacio, riformatore del clero franco e apostolo della Germania.
Promosse la diffusione del monachismo benedettino, fondando le abbazie di Gorze (748) e di Gengenbach (741), contribuendo alla fondazione di quella di Lorsch (764) e alla restaurazione di quella di S. Ilario, che prese il nome di Saint-Avold.
Preoccupandosi soprattutto del clero secolare, Crodegango promulgò il parvum decretulum, un piccolo codice con cui, "per quanto gli fosse possibile, se non proprio quanto avrebbe dovuto", cercò di riportarlo nella vita della rettitudine. E' la regola canonicorum, che per due terzi si ispira e, anzi, riproduce quasi alla lettera la Regola di s. Benedetto ch'egli, antico alunno di Saint-Trond, ben conosceva, e per il resto si adatta alla situazione particolare del clero diocesano. Sono originali i capitoli riguardanti la Confessione, le feste, la proprietà privata e gli obblighi di matricularii, addetti al servizio delle chiese. Questa Regola, in 34 capp. nella redazione originaria, in 86 nelle redazioni posteriori, adottata presto da molti capitoli in Francia e fuori e ripresa nella sostanza, se non nella forma, dall'Institutio canonicorum del concilio di Aquisgrana dell' 816 (ed. A. Werminghoff, in MGH, Concilia aevi Karolini, I, pp. 307 sgg.), influirà decisamente sulla spiritualità del clero diocesano della Chiesa latina lungo tutta l'età feudale.
Crodegango, che non indica mai la fonte principale della sua Regola, si preoccupa invece di indicare i particolari ispirati all'uso romano che aveva conosciuto nel 753 quando si era recato a Roma a prendervi il papa Stefano II, che doveva incontrarsi con Pipino a Ponthion (6 genn. 754). In premio, il papa gli concesse il pallio e, dopo la morte di s. Bonifacio (755), anche il titolo di arcivescovo, senza che per questo la sua sede diventasse metropolitana. Quel viaggio a Roma influì anche in altri campi della sua attività pastorale: si ispirò alle basiliche romane, specialmente a S. Maria Maggiore, e alla liturgia romana nella riforma di quella di Metz, specialmente nei riguardi del canto liturgico e dell'ordinamento stazionale.
Crodegango presiedette i concili provinciali di Verneuil nel 755, di Compiègne nel 757 e di Attigny nel 765 (o, come vogliono altri, nel 762). I ventisette vescovi e i deiciassette abati presenti a quest'ultimo firmarono un patto funerario, il primo che si conosca, per cui ciascuno avrebbe celebrato un certo numero di Messe e cantato cento salmi alla morte dei singoli firmatari. In quello stesso 765 C. ritornò a Roma e ottenne da Paolo I i corpi dei martiri Nazario, Gorgone e Nabore che depose, rispettivamente, nei monasteri di Lorsch, Gorze e S. Ilario, da allora Saint-Avold.
Morì l'anno dopo, il 6 marzo 766. I suoi resti, deposti dapprima, in ossequio al suo desiderio, nel monastero di Gorze, furono più tardi trasferite in quello di S. Sinforiano a Metz e vi restarono fino alla Rivoluzione, quando andarono dispersi. L'epitafio, in distici latini, composto da s. Teodolfo d'Orléans, ne celebra la pietà, lo zelo episcopale, la carità e il beneficio influsso esercitato sui principi, sicché "vita eius cunctis norma salutis erat". Metz ne celebra la festa il 6 marzo: solo una parrocchia di questa diocesi, però, l'ha come patrono, e cioè Althorn, presso Bitche.
 


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2010-09-04

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