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Beato Guglielmo (William) Browne Martire

Festa: 5 settembre

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Northampton, Inghilterra, XVI sec. - Ripon, Inghilterra, 5 settembre 1605

Visse in uno dei periodi più bui della storia religiosa inglese, quando la fedeltà al cattolicesimo e al Papa costava la vita. Laico semplice, domestico nella casa del nobile Tommaso Darcy, scelse consapevolmente la via del martirio rifiutando di sottomettersi alla supremazia spirituale del re e incoraggiando altri a mantenere la fede cattolica. La sua testimonianza si inserisce nel lungo ciclo di persecuzioni che insanguinò l'Inghilterra dal 1535 al 1681, iniziato da Enrico VIII dopo lo scisma anglicano e proseguito dai suoi successori. Sotto il regno di Giacomo I Stuart, Guglielmo fu arrestato, processato per alto tradimento e condannato alla pena più crudele prevista per i cattolici: l'impiccagione seguita da squartamento. Il 5 settembre 1605, a Ripon, consumò il suo martirio con coraggio, diventando una delle 136 vittime beatificate da Pio XI nel 1929.

Etimologia: Guglielmo = la volontà lo protegge, dal tedesco.

Emblema: Palma del martirio

Martirologio Romano: A Ripon in Inghilterra, beato Guglielmo Browne, martire, che, condannato a morte sotto il re Giacomo I per avere indotto altre persone ad accogliere la fede cattolica, fu impiccato e poi crudelmente sventrato.


La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia e Galles si estende per quasi centocinquanta anni, dal 1535 al 1681. Tutto ebbe inizio con Enrico VIII, che provocò lo scisma d'Inghilterra separando la Chiesa Anglicana da Roma e proclamandosi capo supremo della Chiesa nel suo regno. A lui seguirono altri artefici più o meno cruenti della persecuzione: Edoardo VI (1547-1553), la regina Elisabetta I (1558-1603), Giacomo I Stuart (1603-1625), Carlo I, Oliviero Cromwell e Carlo II Stuart.
In questo lungo arco temporale morirono migliaia di cattolici inglesi appartenenti a ogni strato sociale, tutti testimoni del loro attaccamento alla fede cattolica e al Papa, rifiutando i giuramenti di fedeltà al re come nuovo capo della religione di Stato. I primi martiri gloriosi furono, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, diciannove monaci Certosini impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra. L'ultima vittima fu l'arcivescovo di Armagh e primate d'Irlanda, Oliver Plunkett, giustiziato a Londra l'11 luglio 1681.

Le origini e il servizio presso i Darcy
Di William Browne si conoscono pochi dettagli biografici. Nacque nella contea di Northampton, nell'Inghilterra centrale, nel corso del XVI secolo, ma non abbiamo notizie precise sulla data di nascita, sulla famiglia di origine o sulla sua formazione. Le informazioni disponibili lo collocano come domestico nella casa del nobile Tommaso Darcy, una famiglia probabilmente cattolica che mantenne la fedeltà a Roma nonostante le pressanti richieste di conformità alla Chiesa anglicana.
Il fatto che William servisse in una casa nobile ci permette di intuire che avesse una certa educazione e che vivesse in un ambiente dove, nonostante i pericoli, si cercava di preservare la fede cattolica. Le case delle famiglie nobili cattoliche divennero infatti rifugi per i sacerdoti che operavano clandestinamente in Inghilterra e centri di resistenza religiosa silenziosa.

Lo zelo cattolico e l'arresto
William Browne era noto per il suo zelo nel rifiutare il giuramento sulla supremazia del re in campo spirituale, un atto che le autorità consideravano come un vero e proprio tradimento dello Stato. Non solo egli personalmente rifiutava di partecipare ai riti protestanti obbligatori, ma si adoperava attivamente per convincere altri a mantenere la fedeltà alla religione cattolica, incoraggiando i fedeli a non abbandonare la Chiesa di Roma.
Questa attività di persuasione e di sostegno alla fede cattolica lo rese particolarmente visibile alle autorità. Sotto il regno di Giacomo I Stuart, la persecuzione contro i cattolici continuò con determinazione, anche se con modalità diverse rispetto al periodo elisabettiano. Giacomo I, salito al trono nel 1603 dopo la morte di Elisabetta I, mantenne una politica repressiva contro coloro che rifiutavano di riconoscere la supremazia reale in materia religiosa.
William Browne fu arrestato per le sue attività cattoliche, processato e condannato a morte come reo di alto tradimento. L'accusa tipica contro i cattolici che rifiutavano il giuramento di supremazia era proprio quella di tradimento, poiché il rifiuto di riconoscere il re come capo della Chiesa era considerato un atto di slealtà verso la corona.

Il martirio a Ripon
Il 5 settembre 1605, William Browne fu condotto al patibolo di Ripon, città del North Yorkshire nell'Inghilterra settentrionale. Qui subì la pena più crudele riservata ai cattolici considerati traditori: l'impiccagione, lo sventramento e lo squartamento. Secondo la prassi dell'epoca, il condannato veniva impiccato ma, pochi istanti prima del soffocamento, veniva liberato dal cappio e, ancora semicosciente, veniva sventrato. Dopo di ciò, il corpo veniva squartato e i tronconi cosparsi di pece erano appesi alle porte e nelle zone principali della città come monito per la popolazione.
Questa modalità di esecuzione, di una brutalità che superava ogni limite umano, era riservata a coloro che erano considerati traditori dello Stato. Per i cattolici, rappresentava il prezzo supremo da pagare per la fedeltà al Papa e alla Chiesa di Roma. William Browne affrontò il martirio con coraggio, diventando una delle tante vittime silenziose della persecuzione.

La beatificazione
Solo nel 1850, con la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles, si poté affrontare la possibilità di una beatificazione dei martiri, perlomeno di quelli il cui martirio era comprovato, nonostante fossero trascorsi due o tre secoli dagli eventi. Nel 1874, l'arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove documentali per ciascuno di loro.
A partire dal 1886, i martiri furono beatificati a gruppi più o meno numerosi dai Sommi Pontefici. William Browne fu beatificato il 15 dicembre 1929 da Papa Pio XI, insieme ad altre 106 vittime di quelle feroci persecuzioni, per un totale di 136 beati in quella cerimonia. Quaranta di questi martiri furono poi canonizzati da Papa Paolo VI il 25 ottobre 1970, ma William Browne non fu tra loro, rimanendo nel numero dei beati.

Le torture e le persecuzioni
L'odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò all'invenzione di efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati. Oltre all'eculeo, erano utilizzate la 'figlia della Scavinger' e i 'guanti di ferro', strumenti di raffinata crudeltà.
In particolare, i sacerdoti e i gesuiti che dalla Francia e da Roma arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici erano considerati traditori dello Stato. Per lo più si trattava di inglesi rifugiatisi all'estero e preparati in opportuni seminari per il rientro in patria. Tranne rarissime eccezioni, come i funzionari di alto rango (Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Margherita Pole) che furono decapitati o uccisi velocemente, tutti gli altri subirono, prima della morte, indicibili sofferenze con interrogatori estenuanti, carcere duro e torture raffinate.

I numeri della persecuzione
Le persecuzioni durarono 146 anni, dal 1535 al 1681, e causarono migliaia di vittime tra cattolici inglesi di ogni estrazione sociale. La Chiesa ha riconosciuto ufficialmente questi martiri attraverso un lungo processo di beatificazione: 11 furono beatificati il 29 dicembre 1886 da Papa Leone XIII; 29 il 15 dicembre 1929 da Pio XI (insieme ad altri fino a raggiungere 136); 40 furono canonizzati da Paolo VI il 25 ottobre 1970.

Curiosità
William Browne rappresenta una categoria particolare di martiri: non era sacerdote o religioso, ma un semplice laico, un domestico. Questo dimostra come la persecuzione anticattolica in Inghilterra colpisse trasversalmente tutti i livelli della società, non solo il clero. La sua memoria liturgica il 5 settembre lo colloca tra i numerosi martiri che la Chiesa ricorda nel primo autunno.

Autore: Enrico Quiri
 


 

La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia, Galles, parte dal 1535 e arriva al 1681; il primo a scatenarla fu com’è noto il re Enrico VIII, che provocò lo scisma d’Inghilterra con il distacco della Chiesa Anglicana da Roma.
Artefici più o meno cruenti furono oltre Enrico VIII, i suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.
Morirono in 150 anni di persecuzioni, migliaia di cattolici inglesi appartenenti ad ogni ramo sociale, testimoniando il loro attaccamento alla fede cattolica e al papa e rifiutando i giuramenti di fedeltà al re, nuovo capo della religione di Stato.
Primi a morire come gloriosi martiri, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, furono 19 monaci Certosini, impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra, l’ultima vittima fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681.
L’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati.
In particolare per tutti quei sacerdoti e gesuiti, che dalla Francia e da Roma, arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici, per lo più essi erano considerati traditori dello Stato, in quanto inglesi rifugiatosi all’estero e preparati in opportuni Seminari per il rientro.
Tranne rarissime eccezioni come i funzionari di alto rango (Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Margherita Pole) decapitati o uccisi velocemente, tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come “l’eculeo”, la “figlia della Scavinger”, i “guanti di ferro” e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati.
Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città.
Solo nel 1850 con la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles, si poté affrontare la possibilità di una beatificazione dei martiri, perlomeno di quelli il cui martirio era comprovato, nonostante i due-tre secoli trascorsi.
Nel 1874 l’arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove per ognuno di loro.
A partire dal 1886 i martiri a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai Sommi Pontefici, una quarantina sono stati anche canonizzati nel 1970.

William Browne nacque nella contea di Northampton, della sua vita si sa poco, tranne che fa parte della numerosa schiera di fedeli della Chiesa Cattolica, che preferirono morire martiri pur di non tradire la propria fede.
Egli era domestico nella casa del nobile Tommaso Darcy ed era noto per il suo zelo nel rifiutare e nel fare rifiutare il giuramento sulla supremazia del re in campo spirituale, nel non frequentare i riti protestanti e nell’incitare alla fedeltà verso la religione cattolica.
Per questi motivi William Browne fu arrestato e processato sotto il regno di Giacomo I Stuart (1566-1625) e condannato alla pena capitale come reo di alto tradimento.
Il 5 settembre 1605 fu impiccato, sviscerato e poi squartato a Ripon. Il martire venne beatificato il 5 dicembre 1929 da papa Pio XI, insieme ad altre 106 vittime di quelle feroci persecuzioni.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-19

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