Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera T > Beati Tommaso Tsuji, Ludovico Maki e Giovanni Maki Condividi su Facebook

Beati Tommaso Tsuji, Ludovico Maki e Giovanni Maki Martiri

Festa: 7 settembre

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

† Nagasaki, Giappone, 7 settembre 1627

Sulla collina di Nishizaka, già teatro di precedenti esecuzioni di cristiani, tre uomini vengono legati ai pali e condannati al rogo. Al centro c'è Tommaso Tsuji, sacerdote gesuita giapponese di circa cinquantasette anni, che per tredici mesi ha subito interrogatori e pressioni nella prigione di Omura. Accanto a lui, Ludovico Maki e suo figlio Giovanni, due laici che hanno ospitato il sacerdote nella loro casa. La loro colpa? Aver celebrato e partecipato alla Messa in un Giappone dove dal 1614 il cristianesimo è fuorilegge e i missionari sono banditi per editto dello shogun Tokugawa Ieyasu. Tommaso Tsuji non è un missionario straniero. È nato da famiglia nobile nella regione di Omura, è stato educato dai gesuiti e ha indossato la tonaca nel 1589. Conosce la lingua, i costumi, le strade del suo paese. Per questo, quando nel 1614 viene ordinato l'espulsione di tutti i sacerdoti cattolici, dopo quattro anni di esilio a Macao decide di tornare. Assume le sembianze di mercante, artigiano, venditore di legna. Bussa alle porte dei cristiani senza destare sospetti, mentre i missionari europei devono operare solo di notte. La sua storia non è quella di un eroe senza macchia. Nel 1619, logorato dalla fatica e dal dubbio di non essere all'altezza dei compagni che affrontano il martirio, chiede di essere sciolto dai voti. Ci vogliono sei anni di probazione prima che i superiori lo riammettano nella Compagnia. Ma quando, nel 1626, i soldati irrompono nella casa dei Maki proprio mentre termina la Messa, Tommaso non esita. Confessa di essere sacerdote e accetta la prigione. Secondo testimoni, mentre le fiamme lo avvolgono sul rogo, il suo petto si squarcia e ne esce una fiamma che sale verso il cielo. Il 7 maggio 1867 Papa Pio IX lo proclama beato insieme ad altri 205 martiri giapponesi.

Etimologia: Tommaso deriva dall'aramaico Ta'oma e significa 'gemello'; Ludovico dal germanico Hlodowig, 'famoso guerriero'; Giovanni dall'ebraico Yochanan, 'Dio ha avuto misericordia'.

Emblema: Palma del martirio, fuoco o fiamme (riferimento al rogo), abiti tradizionali giapponesi, croce (per Tommaso Tsuji in abito sacerdotale).

Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati martiri Tommaso Tsuji, sacerdote della Compagnia di Gesù, Ludovico Maki e suo figlio Giovanni, condannati al rogo in odio alla fede cristiana.


Tommaso Tsuji nasce intorno al 1570-1571 a Sonogi, nei pressi di Omura, nella prefettura di Nagasaki. Appartiene a una famiglia della nobiltà giapponese, circostanza che gli garantisce accesso a un'educazione di qualità. I gesuiti, arrivati in Giappone con San Francesco Saverio nel 1549, hanno stabilito nella regione di Kyushu una solida presenza missionaria e gestiscono scuole ad Arima che formano le élite locali.
Nel gennaio 1589, a diciannove anni circa, Tommaso entra nella Compagnia di Gesù. È un periodo di relativa tranquillità per i cristiani in Giappone, sebbene le tensioni inizino a manifestarsi. Toyotomi Hideyoshi, il dittatore che unifica il paese, ha emanato nel 1587 un primo editto contro i missionari, ma l'applicazione è discontinua. Tommaso completa gli studi e viene ordinato sacerdote prima del 1613, probabilmente a Nagasaki, dove esercita il ministero.
La sua predicazione si distingue per eloquenza e persuasione. Viaggia per il Giappone meridionale, diventando figura conosciuta nelle comunità cristiane. Tuttavia, il suo zelo apostolico lo porta a condannare pubblicamente la condotta scandalosa di alcuni cristiani giapponesi nella città dove opera. Questo atteggiamento franco gli crea difficoltà e viene trasferito a Hakata, dove continua l'attività pastorale.

L'esilio e il ritorno clandestino
Il 1614 segna una svolta drammatica. Tokugawa Ieyasu, lo shogun che ha consolidato il potere dopo la battaglia di Sekigahara (1600), emana un editto che bandisce definitivamente il cristianesimo dal Giappone e ordina l'espulsione di tutti i sacerdoti cattolici. La misura è sistematica e senza eccezioni. Tommaso Tsuji, insieme ad altri ottanta sacerdoti, è costretto a lasciare il paese e trova rifugio a Macao, la colonia portoghese in Cina che funge da base per le missioni in Estremo Oriente.
Quattro anni trascorrono nell'attesa. Macao è un luogo di esilio forzato dove i missionari vivono nella speranza di poter tornare. Ma per Tommaso, giapponese, il richiamo della sua terra e delle comunità abbandonate è troppo forte. Nell'agosto 1618 decide di rientrare in Giappone, violando l'editto che lo bandisce. Assume l'identità di mercante, copertura che gli permette di imbarcarsi senza destare sospetti.
Una volta a terra, riprende clandestinamente il ministero apostolico. A differenza dei missionari europei, costretti a operare esclusivamente di notte per non essere riconosciuti, Tommaso può muoversi con maggiore libertà. La sua conoscenza della lingua, dei costumi e della geografia umana del Giappone gli consente strategie impossibili per gli stranieri. Assume diversi travestimenti: talvolta si presenta come gentiluomo giapponese prospero, altre volte come artigiano. Il suo travestimento preferito è quello del venditore di legna, umile e innocuo, che può bussare alle porte delle case cristiane senza sollevare sospetti.
Questa mobilità gli permette risultati apostolici notevoli. Visita comunità isolate, amministra sacramenti, celebra Messe, mantiene viva la fede dei cristiani giapponesi in un periodo di crescente persecuzione. Ma il lavoro incessante e i pericoli costanti hanno un prezzo.

La crisi spirituale e la riammissione nella Compagnia
Con l'intensificarsi della persecuzione, Tommaso Tsuji inizia a dubitare delle proprie forze. Vede i compagni gesuiti affrontare il martirio con eroismo e comincia a temere di non essere all'altezza di quegli esempi. La fatica fisica si somma all'incertezza spirituale. Nel 1619, dopo mesi di tensione, chiede di essere sciolto dai voti religiosi. I superiori accolgono la richiesta, probabilmente comprendendo la profondità della sua crisi.
Ma la lontananza dalla Compagnia dura poco. Tommaso si rende conto che il suo posto è tra i gesuiti, nonostante le debolezze. Richiede quasi subito la riammissione. I superiori non possono accordarla immediatamente, ma gli permettono di intraprendere un periodo di probazione. Questo tempo di verifica si estende per sei anni, dal 1619 al 1625.
Durante questo periodo, Tommaso dimostra uno zelo ancora maggiore. Si espone con più audacia ai pericoli, moltiplica le visite ai cristiani, accetta rischi che potrebbe evitare. È come se volesse dimostrare a se stesso e ai superiori che la sua vocazione è autentica, nonostante le fragilità. Finalmente, nel 1626, viene riammesso formalmente nella Compagnia di Gesù e assegnato a Nagasaki, dove riprende le attività apostoliche con rinnovato vigore.

L'arresto e la prigionia
Nagasaki è il centro della persecuzione. La città che è stata porta d'ingresso del cristianesimo in Giappone è diventata il teatro principale della sua distruzione. Tommaso vive presso la casa di Ludovico Maki, un cristiano devoto, e di suo figlio Giovanni. I due laici lo ospitano e gli permettono di celebrare i sacramenti per la comunità nascosta.
La mattina del 21 luglio 1626, Tommaso ha appena terminato di celebrare la Messa, a cui Ludovico e Giovanni hanno partecipato. È un momento di grazia che dovrebbe rimanere segreto. Invece, i soldati irrompono nella casa. Qualcuno ha denunciato. I tre vengono arrestati immediatamente.
Tommaso compare davanti al giudice distrettuale. Alla domanda su chi sia e cosa faccia, risponde con chiarezza: "Da molti anni il popolo di Nagasaki ha visto Tommaso Tsuji, religioso della Compagnia di Gesù, e lo ha sentito predicare il messaggio cristiano. Io sono lui e sono pronto a sostenere con la mia vita e a testimoniare con il mio sangue le verità che ho fedelmente insegnato". La confessione è esplicita e coraggiosa. Viene trovato colpevole di essere sacerdote cattolico e di aver violato l'editto del 1614.
Ludovico e Giovanni Maki vengono imprigionati con l'accusa di aver collaborato con un sacerdote e di avergli offerto ospitalità. I tre vengono trasferiti nella prigione di Omura, dove rimangono per tredici mesi.
La detenzione è dura. Tommaso deve sopportare le visite insistenti della famiglia, che lo supplica di rinunciare alla fede per non portare vergogna sul suo nome. Gli offrono di tornare a vivere con loro, di rinunciare al cristianesimo. La sua risposta è ferma: "Quello che mi chiedete di fare è sbagliato e anche se mi offriste mille Giapponi, o il mondo intero, non potrei farlo".
Durante la prigionia, i tre subiscono interrogatori e pressioni psicologiche. Ma non cedono. Dopo tredici mesi, vengono trasferiti a Nagasaki per ricevere la condanna a morte.

Il martirio sulla collina di Nishizaka
Il 7 settembre 1627, Tommaso Tsuji, Ludovico Maki e Giovanni Maki vengono condotti sulla collina di Nishizaka, fuori Nagasaki. È un luogo simbolo, già santificato dal sangue di numerosi martiri, tra cui i ventisei santi crocifissi nel 1597.
I tre vengono legati ai pali. Tommaso conforta i due compagni e li esorta a pensare alla passione di Cristo. Quando le fascine vengono accese e le fiamme iniziano ad avvolgere i corpi, il sacerdote gesuita benedice i compagni, alza gli occhi al cielo e prega in silenzio. Secondo i testimoni, mentre le fiamme danzano intorno al suo corpo, Tommaso intona il salmo "Lodate il Signore, voi tutti popoli".
È a questo punto che, secondo testimonianze agiografiche, accade un fatto straordinario. Pochi istanti prima della morte, il petto di Tommaso si squarcia e da esso esce una fiamma che sale verso l'alto fino a perdersi nel cielo. I testimoni interpretano questo segno come indicazione che il sacrificio offerto da Tommaso e dai suoi compagni è gradito a Dio.
Ludovico e Giovanni Maki muoiono insieme al sacerdote che hanno ospitato e protetto. Il padre e il figlio condividono fino alla fine la sorte del missionario che è diventato loro amico spirituale.

Il contesto della persecuzione Tokugawa
La persecuzione che colpisce Tommaso Tsuji e i compagni Maki si inserisce in un quadro politico più ampio. Tokugawa Ieyasu e i suoi successori vedono nel cristianesimo una minaccia all'unità del Giappone. La religione portata dai missionari europei è percepita come avamposto del colonialismo occidentale. Dopo i primi martiri del 1597 (i ventisei santi canonizzati nel 1862), la repressione si sistematizza a partire dal 1614.
L'editto di quell'anno ordina l'espulsione di tutti i sacerdoti cattolici e vieta ai giapponesi di professare il cristianesimo. Chi viene scoperto rischia la morte. Le modalità di esecuzione variano: crocifissione, decapitazione, rogo. Il rogo, riservato spesso ai casi più gravi come i sacerdoti recidivi che rientrano dall'esilio, è considerato particolarmente infamante.
Tra il 1617 e il 1632 si registra il maggior numero di esecuzioni. Tommaso Tsuji cade in questo periodo. La sua scelta di tornare dal volontario esilio di Macao lo rende colpevole di violazione diretta dell'editto. Non è un missionario straniero che entra clandestinamente: è un giapponese che rifiuta di obbedire allo shogun. Questo aggrava la sua posizione.

Il ministero dei catechisti giapponesi
Ludovico e Giovanni Maki rappresentano una categoria spesso dimenticata: i laici che sostengono i missionari. Senza di loro, l'apostolato clandestino sarebbe impossibile. Forniscono case per le Messe, nascondono i sacerdoti, mantengono i contatti tra le comunità. Il rischio che corrono è pari a quello dei sacerdoti, ma il loro ruolo è meno visibile.
La loro ospitalità verso Tommaso Tsuji non è occasionale. È scelta consapevole e continuativa. Quando i soldati irrompono nella casa la mattina del 21 luglio 1626, Ludovico e Giovanni potrebbero negare di conoscere l'identità del sacerdote o di sapere che è un prete cattolico. Invece, accettano l'arresto e tredici mesi di prigionia senza rinnegare la fede.

La beatificazione dei 205 Martiri Giapponesi
Il 7 maggio 1867, Papa Pio IX procede alla beatificazione di 205 martiri giapponesi uccisi tra il 1603 e il 1632. È un evento storico importante, che avviene pochi mesi prima della presa di Roma e della fine del potere temporale dei papi. La beatificazione riconosce ufficialmente il martirio di Tommaso Tsuji, Ludovico e Giovanni Maki, insieme a centinaia di altri cristiani giapponesi e missionari stranieri.
Questa beatificazione di massa riflette la volontà della Chiesa di onorare la memoria di quanti hanno dato la vita per la fede in Giappone. Riconosce anche il ruolo specifico dei laici giapponesi, spesso trascurati nelle agiografie tradizionali. Ludovico e Giovanni Maki sono beatificati insieme a Tommaso perché il loro martirio è inscindibile.

La collina di Nishizaka
Nishizaka è il luogo simbolo del martirio cristiano in Giappone. Nel 1597 vi erano stati crocifissi i ventisei primi martiri. Nel 1627 accoglie Tommaso Tsuji e i compagni Maki. Oggi è sede del Museo e Monumento dei Ventisei Martiri, costruito nel 1962 in occasione del centenario della canonizzazione. Papa Giovanni Paolo II ha visitato il luogo nel 1981, e più recentemente Papa Francesco vi ha reso omaggio nel 2019 durante il viaggio apostolico in Giappone.
La collina domina il porto di Nagasaki. È scelta come luogo di esecuzione perché visibile a tutti, monito per la popolazione. Ma per i cristiani diventa luogo sacro, dove il sangue dei martiri feconda la terra del Giappone.

Curiosità
- Tommaso Tsuji cambiava così frequentemente travestimento che i cristiani di Nagasaki non sapevano mai quale aspetto avrebbe assunto. Il travestimento da venditore di legna era il più efficace: un umile lavoratore che poteva bussare a qualsiasi porta senza essere rifiutato.
- Durante i sei anni di probazione prima della riammissione nella Compagnia di Gesù (1619-1625), Tommaso si espose volontariamente a pericoli sempre maggiori, quasi volesse dimostrare il suo valore attraverso il rischio.
- Secondo le cronache, mentre Tommaso Tsuji ardeva sul rogo, molti testimoni affermarono di aver visto una fiamma uscire dal suo petto e salire verso il cielo. Questo prodigio fu interpretato come segno che il suo sacrificio era gradito a Dio.


Autore:
Enrico Quiri

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-08-20

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati