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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera S > Santa Susanna di Eleuteropoli Condividi su Facebook

Santa Susanna di Eleuteropoli Monaca e martire

Festa: 20 settembre

† Eleuteropoli, Palestina, IV-VI sec.

E' una figura emblematica del cristianesimo palestinese dei primi secoli, testimoniando con il martirio la fede in una delle regioni più sacre della cristianità. Eleuteropoli, l'antica Betthogabre, era una città fiorente della Giudea romana e bizantina, crocevia di culture e religioni, dove la comunità cristiana si era radicata profondamente già dai tempi apostolici. La tradizione agiografica ci tramanda che Susanna abbracciò la vita monastica in un periodo in cui il monachesimo femminile in Palestina stava conoscendo una notevole espansione, seguendo l'esempio di sante donne che avevano scelto la consacrazione totale a Dio. Il suo martirio, collocato in un periodo imprecisato tra il IV e il VI secolo, si inserisce nel contesto delle persecuzioni che periodicamente colpivano i cristiani in Terra Santa, sia sotto l'impero romano che in seguito alle tensioni religiose del periodo bizantino. La sua memoria liturgica, fissata al 20 settembre dai martirologi bizantini e ripresa dal Martyrologium Romanum, testimonia la persistenza del culto attraverso i secoli, nonostante le vicende travagliate della Palestina che videro la progressiva scomparsa delle comunità cristiane autoctone dopo la conquista araba del VII secolo.

Etimologia: Susanna = giglio, la donna pura, dall'ebraico Shoshannah

Emblema: Palma del martirio, abito monastico, corona.


Eleuteropoli, il cui nome greco significa "città libera", sorgeva nella regione della Giudea meridionale, a circa trenta chilometri a sud-ovest di Gerusalemme. In epoca romana aveva assunto importanza strategica e amministrativa, diventando sede vescovile suffraganea dell'arcidiocesi di Eleutheropolis. La città era nota per le sue grotte carsiche, alcune delle quali trasformate in chiese e monasteri rupestri dai cristiani.
La comunità cristiana di Eleuteropoli affondava le sue radici nei primi secoli dell'era cristiana. La Palestina era terra di pellegrinaggi e di intensa vita religiosa, dove si sviluppò precocemente il fenomeno monastico, sia maschile che femminile. I monasteri punteggiavano il deserto della Giudea e le zone circostanti, offrendo a uomini e donne la possibilità di dedicarsi interamente alla preghiera e all'ascesi.

La vita monastica
Secondo la tradizione agiografica, Susanna nacque ad Eleuteropoli da famiglia cristiana. Fin dalla giovane età manifestò il desiderio di consacrarsi a Dio, scegliendo la via del monachesimo. Questa scelta, nel contesto palestinese dei primi secoli cristiani, rappresentava un impegno radicale che implicava la rinuncia al matrimonio, alla famiglia e ai beni materiali per dedicarsi esclusivamente alla vita spirituale.
I monasteri femminili in Palestina seguivano generalmente la regola basilitana o adattamenti locali delle regole monastiche orientali. Le monache conducevano una vita di preghiera comunitaria, lavoro manuale, digiuno e meditazione delle Scritture. La clausura non era sempre rigorosa come si sviluppò successivamente in Occidente, ma la separazione dal mondo era comunque sostanziale.
Susanna si distinse probabilmente per le sue virtù e per la fedeltà alla vita consacrata, guadagnandosi la stima della comunità monastica e dei fedeli di Eleuteropoli. La tradizione la ricorda come esempio di castità, umiltà e carità fraterna.

Il martirio
Le circostanze del martirio di Susanna non sono documentate da fonti contemporanee. Gli agiografi successivi riferiscono genericamente che subì il martirio per la fede cristiana, ma non specificano se ciò avvenne durante le persecuzioni romane (che ufficialmente cessarono con l'editto di Milano del 313, ma che localmente poterono continuare sporadicamente) o in seguito, durante le tensioni religiose del periodo bizantino.
Alcuni studiosi ipotizzano che il martirio possa essere avvenuto durante le persecuzioni di Giuliano l'Apostata (361-363), che tentò di restaurare il paganesimo e osteggiò i cristiani, o durante le incursioni di popolazioni ostili alla presenza cristiana in Palestina. Un'altra possibilità è che Susanna sia stata vittima di violenze legate alle controversie cristologiche che agitavano l'Oriente bizantino tra il V e il VI secolo.
Ciò che la tradizione sottolinea è la sua fermezza nella fede di fronte alla minaccia di morte. Susanna rifiutò di rinnegare Cristo e di abbandonare la sua consacrazione, accettando il martirio come suprema testimonianza del suo amore per Dio. La palma del martirio, attributo iconografico tradizionale, simboleggia questa vittoria spirituale.

La sepoltura e le prime testimonianze
Dopo il martirio, il corpo di Susanna fu probabilmente sepolto dai cristiani di Eleuteropoli in un luogo che divenne oggetto di venerazione. La tomba della martire attirava pellegrini e fedeli che chiedevano la sua intercessione. Tuttavia, con la conquista araba della Palestina nel VII secolo e il progressivo declino delle comunità cristiane nella regione, il culto locale si affievolì e il luogo di sepoltura andò probabilmente perduto.
Le prime testimonianze scritte del culto di santa Susanna di Eleuteropoli ci provengono dal Synaxarium Ecclesiae Constantinopolitanae, il martirologio bizantino compilato tra il IX e il X secolo, che ne fissa la memoria al 20 settembre. Da qui la sua commemorazione passò nei martirologi occidentali, incluso il Martyrologium Romanum.

Il culto
Il culto di santa Susanna di Eleuteropoli rimase sempre limitato alla regione palestinese e, successivamente, alle comunità monastiche orientali. Non esistono testimonianze di una diffusione significativa del suo culto in Occidente durante il Medioevo. Oggi è venerata principalmente nelle Chiese ortodosse e nelle comunità cristiane che mantengono vivo il ricordo dei martiri di Terra Santa.

Eleuteropoli oggi
L'antica Eleuteropoli corrisponde all'odierno sito archeologico di Beit Guvrin-Maresha, in Israele, dichiarato patrimonio dell'umanità UNESCO. Le centinaia di grotte carsiche della zona testimoniano la presenza umana continua attraverso i secoli. Alcune di queste grotte furono trasformate in chiese e monasteri dai cristiani bizantini, e potrebbero aver ospitato la comunità monastica di cui Susanna fece parte.

Il monachesimo femminile in Palestina
Il fenomeno del monachesimo femminile in Palestina fu significativo già dal IV secolo. Sante come Melania la Giovane, che fondò monasteri sul Monte degli Ulivi, e altre anonime consacrate, testimoniano quanto fosse diffusa tra le donne cristiane la scelta della vita consacrata. Questi monasteri svolgevano anche importanti funzioni assistenziali e culturali, conservando manoscritti e fornendo istruzione.

Curiosità
Il nome Susanna, di origine ebraica, era molto diffuso nelle comunità cristiane primitive della Palestina, essendo ricordato nei Vangeli tra le donne che seguivano Gesù (Luca 8,3). Questo potrebbe spiegare la frequenza del nome tra le monache e le martiri della regione.

Cronologia
- IV-VI secolo (data incerta): Nascita di Susanna ad Eleuteropoli, Palestina
- Data imprecisata: Ingresso nel monastero e professione religiosa
- IV-VI secolo: Martirio per la fede cristiana ad Eleuteropoli
- IX-X secolo: Inclusione nel Synaxarium Constantinopolitanum con memoria al 20 settembre.

Autore: Enrico Quiri
 


 

La vita e il martirio di s. Susanna, ci è nota per una ‘passio’ in lingua greca, riportata dalla “Bibliotheca Hagiografica Graeca”, gli avvenimenti vanno inquadrati nel IV secolo.
Susanna originaria della Palestina, era figlia di un sacerdote pagano di nome Artemio, la madre Marta era ebrea; rimasta orfana di entrambi, venne istruita e convertita da un certo prete Silvano e quindi battezzata.
In seguito donò tutti i suoi beni ai poveri e sotto spoglie maschili, entrò in un monastero per condurre vita ascetica, con il nome fittizio di Giovanni.
Nelle ‘Vite’ dei santi, specie di quel periodo storico, dove non esisteva ancora un monachesimo femminile, si ritrovano varie sante che con questo stratagemma, vissero spesso fino alla morte, in monasteri maschili, senza che nessuno se ne accorgesse; del resto specie per i primi monaci, la vita in comune era ridotta, perché ognuno aveva una cella o un eremitaggio, salvo a riunirsi per le cerimonie comuni.
Susanna (Giovanni) andò avanti così per molto tempo, conducendo una vita di perfetta asceta, finché accusata da una donna di avere avuto rapporti sessuali con lei, per dimostrarne la menzogna, dovette rivelare il suo vero sesso.
Anche questa parte riguardante una presunta violenza sessuale, denunziata da qualche donna, attratta da quel che sembrava un monaco e da questi respinta, e che si vendica accusandolo di rapporti inesistenti, fa parte spesso del racconto della vita, di quell’elenco di monache-monaci, che usarono questo sotterfugio per vivere una vita monastica, allora per loro preclusa.
Fu talmente usato questo metodo che parecchie di esse, sono diventate sante, per l’austerità della vita che vollero scegliere; ne diamo alcuni nomi oltre s. Susanna di Eleuteropoli, s. Marina-Marino del Libano, s. Anastasia, s. Atanasia moglie di Andronico, s. Apollinaria, s. Eufrosina-Smaragdo, s. Eugenia, s. Teodora di Alessandria, ecc.
Lasciato così il monastero, Susanna si recò ad Eleuteropoli (Grecia), dove venne ordinata diaconessa dal vescovo del luogo; il racconto verso la fine dice, che essendo nell’epoca delle persecuzioni contro i cristiani (sec. IV?), Susanna venne arrestata, per il suo zelo nell’annunciare Cristo Gesù, quindi trasferita davanti al governatore Alessandro, subì vari tormenti, poi venne rinchiusa in carcere dove morì.
La sua commemorazione nei Sinassari bizantini è posta al 19 settembre, invece Cesare Baronio, il quale compilò il primo Martirologio Romano nel secolo XVI, la pose al 20 settembre.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-09-09

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