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† Fenicia, data ignota
Secondo il Vetus Martirologio Romano, in cui era commemorato il 21 settembre, e un menologio citato dal bollandista Stilting che ne tratta alla stessa data, Eusebio si presentò spontaneamente al preside della Fenicia che lo accusava di seguire il gregge di Cristo. Fu frustato a sangue, sulle ferite sanguinanti venne posto del sale e gli furono inflitti numerosi tormenti per piegarne la volontà, ma senza alcun risultato. Il martire esultava come se fosse il corpo di un altro a soffrire. Invece, secondo il Sinassario Costantinopolitano, che lo commemora il 23 dello stesso mese, Eusebio non si sarebbe presentato spontaneamente, ma sarebbe stato arrestato e condotto davanti al preside. Le due narrazioni, come osserva il ricordato bollandista, potrebbero conciliarsi ammettendo che Eusebio potè infatti, andando avanti nella tortura, essere colto dal dolore.
Etimologia: Eusebio = uomo pio, timorato di Dio, dal greco
Emblema: Palma
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La Fenicia costituiva una delle regioni più importanti del Levante romano. Città come Tiro, Sidone e Berito erano inserite nelle grandi vie commerciali del Mediterraneo e possedevano una vita urbana vivace, caratterizzata dalla presenza di popolazioni e culti differenti. Il cristianesimo vi si diffuse molto presto. Nel III e soprattutto nel IV secolo la regione conobbe una presenza cristiana ormai consolidata, mentre le persecuzioni imperiali colpirono in diverse occasioni le comunità locali. La testimonianza di Eusebio di Cesarea, che conosce direttamente l'Oriente cristiano, documenta la durezza delle persecuzioni e ricorda numerosi martiri della Fenicia. A Tiro, per esempio, durante la persecuzione di Diocleziano furono messi a morte diversi cristiani, mentre la regione di Emesa e le città della costa furono anch'esse teatro di persecuzioni. È però impossibile collocare con sicurezza il martirio del nostro Eusebio in una specifica persecuzione imperiale. Le fonti che ne conservano la memoria non forniscono né il nome dell'imperatore né una data precisa. Anche per questo non è prudente attribuirgli automaticamente il martirio all'epoca di Decio o a quella di Diocleziano.
La testimonianza davanti al governatore Il tratto più caratteristico della tradizione è l'iniziativa attribuita a Eusebio. Secondo il testo tramandato dai calendari greci e ripreso dalla tradizione latina, egli si sarebbe recato volontariamente dal preside della Fenicia e avrebbe dichiarato apertamente di essere cristiano. Il breve elogio del Martirologio Romano antico sottolineava proprio questo gesto: il martire non avrebbe cercato di nascondere la propria appartenenza religiosa, ma l'avrebbe resa pubblica davanti all'autorità. Il termine latino praeses, tradotto abitualmente con 'preside', indicava un'autorità provinciale romana. Non è possibile stabilire quale funzionario concreto sia implicato nel racconto, né in quale città esercitasse la propria funzione. Il gesto attribuito a Eusebio va dunque letto soprattutto nel quadro della tradizione del martirio cristiano antico: la professione pubblica della fede diventa il punto di partenza del processo che conduce alla condanna.
Le torture La tradizione greca riferita dai Bollandisti conserva una descrizione più ampia rispetto al breve elogio latino. Eusebio sarebbe stato sospeso e flagellato; il racconto insiste sulla violenza delle percosse e sull'applicazione di sale sulle ferite. Nonostante il dolore, il martire avrebbe continuato a confessare Cristo. L'immagine del sale sulle ferite appartiene al repertorio delle narrazioni martiriali antiche e deve essere utilizzata con prudenza come testimonianza storica. Non disponiamo infatti di un verbale del processo né di un documento contemporaneo che consenta di verificare nei dettagli la sequenza delle torture. Il valore principale della tradizione è quindi quello di conservare il ricordo di una testimonianza cristiana affrontata attraverso la sofferenza. Il racconto afferma che Eusebio, pur sottoposto a tormenti sempre più duri, non rinnegò la propria fede.
Il martirio Al termine delle torture Eusebio sarebbe stato decapitato. Questo elemento compare sia nella tradizione latina sia in quella greca e costituisce il nucleo comune delle diverse versioni. La data della morte non è conosciuta. Non è quindi possibile indicare, come talvolta è stato fatto in repertori divulgativi, un anno preciso o collegare con certezza il martirio a una determinata persecuzione. Anche l'epoca generale rimane incerta. La tradizione successiva ha conservato la memoria di Eusebio proprio attraverso la sua passione. Il suo nome entrò nei calendari e nei martirologi, mentre il racconto del martirio venne tramandato come esempio di fermezza nella confessione cristiana.
Due tradizioni sul suo arresto Una questione particolare riguarda il modo in cui Eusebio sarebbe comparso davanti al governatore. Il testo ricordato nella tradizione latina e nel menologio greco citato dal bollandista Stilting afferma che egli si presentò spontaneamente al preside e si dichiarò cristiano. Il Sinassario Costantinopolitano, invece, lo commemora il 23 settembre e presenta una versione differente: Eusebio sarebbe stato arrestato e condotto davanti all'autorità. Le due versioni non sono necessariamente incompatibili in ogni loro elemento. Stilting osservava infatti che le diverse tradizioni potevano essere almeno parzialmente armonizzate, anche se la ricostruzione non può essere considerata un dato storico certo. Per una lettura critica è quindi opportuno mantenere separate le due testimonianze. Ciò che appare costante è la professione della fede cristiana, la sottoposizione a torture e la morte per decapitazione.
La memoria liturgica Eusebio è tradizionalmente associato al 21 settembre. La data compare nella tradizione latina antica e nella tradizione orientale; il calendario bizantino conserva infatti il martire Eusebio di Fenicia il 21 settembre. È importante, tuttavia, non confondere questo Eusebio con i tre martiri Eusebio, Nestabo e Zenone, fratelli e martiri di Gaza sotto l'imperatore Giuliano l'Apostata. I due gruppi appartengono a vicende differenti, anche se condividono il nome Eusebio e la stessa data tradizionale. Nell'edizione del Martyrologium Romanum del 2004, il 21 settembre è infatti dedicato, tra gli altri, proprio ai martiri Eusebio, Nestabo e Zenone di Gaza, mentre l'Eusebio della Fenicia non compare più nell'elenco riformato. La presenza dell'Eusebio fenicio nei repertori più antichi spiega quindi la persistenza della sua memoria nel calendario tradizionale e nelle opere agiografiche.
Il culto e la trasmissione della memoria Non sono documentati con sufficiente sicurezza un santuario antico dedicato a Eusebio, una sepoltura identificabile o reliquie conservate in una località determinata. Anche questo distingue la sua figura da quella di altri martiri orientali, per i quali la tradizione ha conservato maggiori informazioni sul culto locale. La sua memoria si è invece mantenuta soprattutto attraverso i calendari liturgici e i martirologi. I Bollandisti dedicarono attenzione alla sua commemorazione del 21 settembre, confrontando la testimonianza dei martirologi latini con quella dei calendari e dei sinassari greci. Il loro lavoro è particolarmente importante perché permette di distinguere il nucleo comune della tradizione dalle varianti introdotte nella trasmissione del racconto.
Un martire dalle poche certezze La figura di Eusebio appartiene a quella numerosa schiera di martiri dell'Oriente cristiano dei quali è rimasto poco più del nome e di un breve racconto della passione. Proprio per questo è necessario evitare di trasformare gli elementi tradizionali in dati biografici certi. Non conosciamo la sua professione, la sua famiglia, la sua formazione, la comunità cristiana di appartenenza o il luogo esatto del martirio. Non sappiamo neppure quale persecuzione imperiale abbia provocato la sua condanna. Resta invece una tradizione coerente nel presentarlo come cristiano disposto a sostenere pubblicamente la propria fede anche davanti all'autorità romana. Il suo ricordo è quindi legato essenzialmente alla confessione di Cristo e alla perseveranza nel momento della prova.
Curiosità - Il nome Eusebio deriva dal greco e indica una persona 'pia' o 'timorata di Dio'. - Eusebio di Fenicia non deve essere confuso con Eusebio, Nestabo e Zenone, martiri di Gaza, anch'essi ricordati il 21 settembre. - Il Sinassario Costantinopolitano colloca la sua commemorazione il 23 settembre, due giorni dopo la data tradizionale occidentale. - La palma è l'attributo iconografico tradizionale del martire, ma non risultano immagini antiche sicuramente identificabili con questo Eusebio. - La Fenicia della tradizione agiografica non corrisponde esattamente all'attuale Stato del Libano: la provincia e la regione storica comprendevano un territorio più ampio del moderno confine politico.
Cronologia - Antichità cristiana: diffusione e consolidamento delle comunità cristiane nella Fenicia romana. - Epoca non precisabile: secondo la tradizione, Eusebio confessa pubblicamente di essere cristiano davanti al preside della Fenicia. - Dopo le torture: Eusebio viene decapitato, secondo la tradizione martyrologica. - 21 settembre: si consolida la commemorazione di Eusebio martire in Fenicia nella tradizione latina. - 23 settembre: il Sinassario Costantinopolitano ne conserva una commemorazione distinta. - 2004: nell'edizione riformata del Martyrologium Romanum la memoria di Eusebio di Fenicia non compare più il 21 settembre; in quella data sono invece ricordati Eusebio, Nestabo e Zenone di Gaza.
Autore: Giampietro Cattini
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