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Venerabile Silvio Gallotti Sacerdote

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Cannobio, Novara, 22 settembre 1881 – Novara, 2 maggio 1927

Sacerdote della Diocesi di Novara (Italia), illuminato direttore dei chierici novaresi e ardente apostolo della devozione a Maria, nella Pietà di Cannobio. Il 19 aprile 2004 il Santo Padre Giovanni Paolo II, nel riconoscere le virtù eroiche da lui esercitate, gli conferì il titolo di “venerabile”.


Nacque a Cannobio (Lago Maggiore), in una famiglia modesta di agricoltori salariati, pure attivi come tessitori con telai a mano. Dodicenne, entra nel seminario ginnasiale di Gozzano; passa successivamente in quelli dell'Isola San Giulio, di San Carlo di Arona, di Novara per i corsi teologici (1900-04), raggiungendo il sacerdozio il 29 giu. 1904. Nel 1912, rivelandosi scriverà: «Il sacerdo­te deve somigliare alla candela, la quale arde e si consuma per illuminare».
Inviato come reggente a Trarego (1904-05), poi vicario a Cambiasca (1905-06), vive in stretta povertà e solitudine, tra gente indifferente, spesso avversato dalle incomprensioni, pur esercitando tra i ragazzi un fascino costruttivo. Trasferito come coadiutore a Gallia­te (1906), vi resterà fino all'inizio del 1911, svolgendo un intenso ministero, particolarmente tra la gioventù, gli ammalati e i poveri. Seppe avviare una pastorale dinamica, privilegiando la catechesi, le attività oratoria-ne, la partecipazione alla messa festiva e ai sacramenti, suscitando numerose vocazioni. Scopriva ai giovani i veri valori della vita. Lo zelo intelligente e la solidità formativa che comunicava, gli attirarono lo sguardo del vescovo, che lo nominò direttore spirituale del semina­rio di Arona (1° genn. 1911 - 2 sett. 1926), tra gli alunni del ginnasio superiore e del liceo. In quello specifico ministero, d. Silvio rivela la straordinaria ricchezza della sua vita interiore e l'alto ascetismo che viveva per sé, prima di insegnarlo ai discepoli.
Intanto scopre la sua «via»: per Mariam ad Jesum, e sogna la fondazione della «Societas Missionariorum Mariae», che il vescovo, più tardi, vorrà incorporata nella Congregazione diocesana degli Oblati di S. Gau­denzio e S. Carlo (1925). Durante le vacanze estive, esercita instancabilmente il ministero, insistendo sul tema mariano; nel lug. del 1915, a Cannobio, funge da cappellano di 200 soldati della Territoriale; mantiene contatti epistolari con i seminaristi alle armi o in vacanza; diffonde il Trattato della vera vocazione alla SS. Vergine di s. Luigi Grignion de Montfort. Dal dic. del 1916 a tutto il 1918 esercita il gravoso incarico di vicario economo di Stropino, dove si reca ogni sabato, a piedi, superando i quindici chilometri di distanza da Arona. Intanto la sua ascesi saliva, si infuocava; ed il 3 febb. 1921 scriveva al discepolo Francesco Fasola: «Il Calvario non ci ha da essere meno caro del Tabor, ci è anzi molto più necessario. Non è lassù che si muore per poi risorgere a vita nuova? Il Calvario è l'accademia dei veri amanti della Croce».
Nel sett. del 1921 è nominato rettore del seminario di Arona. Con intima sofferenza lascia la direzione spirituale per assumere i compiti esteriori ed economici, per nulla congeniali al suo temperamento ascetico. Nell'occasione annotava: «Ho bisogno della preghiera di tutti, perché non fallisca completamentee la missione che mi è stata affidata di stabilire per mezzo di Maria e in unione con lei il Regno del Cuore di Gesù in coloro che sono destinati a stabilirlo in tutta la diocesi».
Dio lo provò anche con sconcertanti angosce spiri­tuale, in cui la sua anima soffrì le oscurità della fede, tipiche delle esperienze mistiche. Nell'ago, si reca, pelle­grino a Roma per l'Anno Santo; ma ritorna affaticato, quasi esaurito. Annota: «Sento che se la Madonna non disporrà diversamente, il mio sacrificio si accosta alla fine». Nel dic. 1925 è minato da linfigranuloma, per cui, consigliato dal medico, si reca a Torino, nella Piccola Casa del Cottolengo, per un periodo di riposo (23 lug. 1925-13 febb. 1926); quindi ritorna al seminario di Arona. Durante l'estate trascorre una vacanza a Nervi, per godere i benefici del mare. Ma ritorna spossato, anche se nell'ago, accompagna, non senza suo grave disagio, i seminaristi in lunghe passeggiate.
Il 13 dic. 1926 è nominato direttore spirituale del Seminario Teologico di Novara, dove è accolto da molti con entusiasmo, da altri con diffidente freddezza. Il servo di Dio è giunto ormai alla fine. Il 2 dic. 1926 celebra l'ultima messa; poi rimane nel letto, nella solitu­dine di una camera fredda, in preda all'insonnia, a continue sofferenze, all'aridità interiore. Mormorerà spesso: «Sto abbandonato nelle mani della Madonna». Seguono le ultime tappe del suo calvario: in ospedale a Novara; a Cannerò, ospite di quel parroco amico; poi, aggravatosi, all'ospedale di Pallanza, sul lago natio, dove il suo spirito, staccato dal tempo, anelava all'eter­nità. Morì il 2 magg. 1927.
La venerazione per d. Silvio Gallotti andò crescendo e, in occasione del ventennio della morte, la sua salma fu esumata dal camposanto (3 sett. 1947) e trasferita nella cripta del santuario della SS. Pietà di Cannobio. La sua causa di beatificazione fu introdotta presso la S. Congregazione per le Cause dei Santi nel 1977.


Autore:
Pietro Gini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto il 2008-12-13
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