Le notizie sulla nascita di Ismidone (Ismidon, Ismido, Ysmido, Ismeo, Ismio, Hismion, Isméon) sono tarde e non permettono di stabilire con sicurezza né l’anno né la composizione della sua famiglia. La tradizione lo fa nascere a Sassenage, località del Delfinato situata nei pressi di Grenoble, e lo collega alla famiglia signorile del luogo. Alcuni genealogisti dell’età moderna gli attribuirono anche una precisa ascendenza, facendolo figlio di Ettore, signore di Sassenage, e di Cana. Questa genealogia, tuttavia, non appartiene alla documentazione contemporanea e deve essere considerata con prudenza. Anche la notizia secondo cui Ismidone sarebbe stato parente di un altro Ismidone, principe di Royans, appartiene alla tradizione genealogica successiva. Secondo la tradizione conservata dalla storiografia diocesana, Ismidone compì parte degli studi presso la cattedrale di Valence. La sua successiva carriera lo portò a Lione, dove entrò nel capitolo della cattedrale di Saint-Jean. La documentazione e la storiografia lo collocano nell’ambiente ecclesiastico lionese già prima dell’elezione episcopale. Le fonti moderne indicano generalmente il 1072 come data dell’inizio del suo canonicato, ma questa cronologia non ha lo stesso grado di certezza delle attestazioni relative al suo episcopato.
L’elezione alla sede di Die Ismidone fu eletto vescovo di Die intorno al 1097. La sua elezione seguì un periodo nel quale la sede era stata occupata da Ponzio e, secondo le ricostruzioni episcopali, Ismidone si inserì nella continuità della riforma ecclesiastica che aveva caratterizzato la diocesi nei decenni precedenti. La data esatta dell’elezione oscilla nelle fonti tra il 1097 e gli anni immediatamente successivi; per questo è preferibile indicare l’inizio del suo episcopato intorno al 1097. Un elemento particolarmente significativo della sua carriera è il rapporto con Ugo di Lione, già vescovo di Die e poi arcivescovo di Lione e legato pontificio. Ismidone fu vicino a Ugo e ne svolse alcune missioni. Una lettera di papa Urbano II del 24 aprile 1099 all’arcivescovo di Lione costituisce una testimonianza importante della sua attività nell’ambito delle relazioni ecclesiastiche del tempo. La sua presenza a Roma nello stesso anno è collegata alla difesa delle prerogative della Chiesa di Lione.
Un vescovo nella Chiesa della riforma L’episcopato di Ismidone si colloca nel pieno della riforma ecclesiastica dell’XI e del XII secolo. La diocesi di Die apparteneva a un’area nella quale i rapporti tra sedi episcopali, capitoli, abbazie e autorità pontificia erano particolarmente dinamici. Ismidone appare inserito nella rete di ecclesiastici che operavano non soltanto nella propria diocesi, ma anche nelle controversie e nelle questioni istituzionali che coinvolgevano le Chiese della regione. Uno studio moderno sulla costruzione dei territori diocesani nel periodo della riforma gregoriana lo colloca infatti accanto a figure come Ugo di Die e Ugo di Grenoble nel processo di riorganizzazione ecclesiastica dell’area alpina e borgognona. La sua attività comprende la partecipazione ad assemblee ecclesiastiche. Le ricostruzioni storiografiche ricordano la sua presenza al concilio romano del 1099 e a riunioni ecclesiastiche tenute a Poitiers e Anse nel 1100. Queste attestazioni sono importanti perché permettono di conoscere Ismidone attraverso documenti legati alla sua funzione episcopale, indipendentemente dalle tradizioni sviluppatesi successivamente intorno alla sua santità. Il suo ruolo non fu quindi limitato alla cura pastorale della piccola diocesi di Die. Le fonti lo presentano come uomo di fiducia in missioni nelle quali era richiesta capacità di mediazione. La memoria successiva ha condensato questo tratto nella definizione di uomo pacifico e generoso, ripresa anche dal Martyrologium Romanum.
I pellegrinaggi in Terra Santa Uno degli elementi più caratteristici della memoria di Ismidone è il suo rapporto con la Terra Santa. Il Martyrologium Romanum afferma esplicitamente che, mosso dall’amore per i Luoghi Santi, egli compì due volte il pellegrinaggio a Gerusalemme. La stessa informazione compare nella formulazione liturgica del 30 settembre. La documentazione relativa ai singoli viaggi è invece meno semplice da ricostruire. Ismidone accompagnò Ugo di Lione in Terra Santa secondo la tradizione storica consolidata, ma non tutti i dettagli narrativi tramandati dalle biografie tarde possono essere verificati con la stessa sicurezza. In particolare, l’assenza di documenti relativi a una parte del suo episcopato ha portato alcuni storici a collegare tale lacuna a un possibile secondo viaggio in Oriente; si tratta però di un’ipotesi e non di una certezza documentaria. Il dato più sicuro, dal punto di vista della memoria liturgica, rimane dunque quello recepito dal Martyrologium Romanum: due pellegrinaggi a Gerusalemme. La tradizione successiva ha attribuito a questi viaggi anche il trasferimento a Die di numerose reliquie provenienti dalla Terra Santa, ma questa parte della narrazione deve essere distinta dalla testimonianza liturgica essenziale sul pellegrinaggio.
Gli ultimi anni La documentazione dell’episcopato di Ismidone presenta una lacuna significativa per alcuni anni, circostanza che rende difficile ricostruire senza interruzioni l’attività del vescovo. È invece documentata la sua presenza a Die nell’ottobre 1114, quando ricevette l’abate Ponzio di Cluny, diretto a Roma. Questa è una delle ultime attestazioni certe della sua attività in vita. Poco dopo Ismidone morì. Il suo successore Pietro II era già in carica nel 1116, mentre l’obituario della Chiesa di Lione ricorda la morte di Ismidone il 30 settembre, identificandolo come vescovo di Die e canonico di Saint-Étienne. L’insieme di queste testimonianze porta a collocare la morte nel 1115. Alcune fonti antiche o tradizioni posteriori hanno proposto il 1120, ma questa data è incompatibile con la documentazione relativa alla successione episcopale ed è oggi generalmente respinta.
La memoria di un vescovo pacificatore La memoria medievale di Ismidone si sviluppò rapidamente. Già nel 1128 il vescovo Stefano di Die lo ricordava come sanctus Umido, segno che la sua fama di santità era ormai entrata nella memoria istituzionale della Chiesa di Die. Verso il 1180 Goffredo di Hautecombe lo incluse nella Vita di san Pietro di Tarantasia tra i prelati che avevano illustrato la Savoia e il Delfinato. Queste testimonianze sono particolarmente importanti perché mostrano che il riconoscimento della santità non nacque soltanto in epoca moderna. La documentazione medievale consente quindi di distinguere un nucleo storico abbastanza preciso: Ismidone fu vescovo di Die, ebbe rapporti stretti con importanti esponenti della riforma ecclesiastica, partecipò ad attività ecclesiali oltre i confini della propria diocesi, fu pellegrino in Terra Santa e morì nel 1115 circa. Attorno a questo nucleo si sviluppò una memoria agiografica più ampia, nella quale alla sua figura furono attribuiti numerosi prodigi.
I miracoli nella tradizione agiografica Le biografie tarde attribuiscono a Ismidone diversi miracoli: la protezione di un bambino minacciato da un lupo, la morte improvvisa di un aggressore e soprattutto alcune resurrezioni. Questi racconti appartengono alla tradizione agiografica sviluppatasi intorno alla sua memoria e non possono essere utilizzati come documentazione diretta degli eventi senza una valutazione specifica delle fonti che li trasmettono. Una fonte ottocentesca li presenta in forma ampia e narrativa, mentre la tradizione bollandista segnala soprattutto la difficoltà documentaria della biografia: un repertorio del XIX secolo osservava infatti che non esisteva una Vita antica di Ismidone e rinviava agli Acta Sanctorum, alla Gallia Christiana e agli studi locali. Per una ricostruzione storica è quindi più corretto considerare questi racconti come testimonianze della memoria agiografica del vescovo, non come fatti biografici verificati allo stesso livello delle attestazioni documentarie del suo episcopato.
La tradizione sulla famiglia di Sassenage L’appellativo ‘di Sassenage’ deriva dalla tradizione che collega Ismidone alla località del Delfinato presso Grenoble. La sua appartenenza alla famiglia signorile di Sassenage è stata sostenuta da genealogisti e storici locali, ma la precisa genealogia familiare proposta in età moderna non può essere trattata come dato certo. È quindi prudente distinguere l’origine sassenagese, ampiamente recepita dalla tradizione, dalle specifiche relazioni di parentela che rimangono meno sicure.
Un’antica memoria liturgica La memoria di Ismidone è documentata anche attraverso la liturgia locale. La tradizione del culto lo collegò alla Chiesa di Die e il suo nome entrò successivamente nel Martyrologium Romanum. La formulazione attuale del Martirologio per il 30 settembre lo presenta come vescovo di Die, morto nel 1115, ricordandone soprattutto i due pellegrinaggi a Gerusalemme. La data del 28 settembre, che compare in alcune tradizioni locali e in repertori diocesani, non deve essere confusa con la memoria del Martyrologium Romanum del 30 settembre. Il sito ufficiale della diocesi di Valence, inoltre, indica il 30 settembre come giorno della morte e colloca quest’ultima probabilmente nel 1115.
La distruzione delle reliquie Dopo la morte, il corpo di Ismidone fu venerato in una chiesa di Die che assunse il suo nome. Questa chiesa e il sepolcro furono distrutti nel 1567 durante le guerre di Religione. Le reliquie del santo furono bruciate e le ceneri disperse. La distruzione spiega perché oggi non sia possibile ricostruire una tradizione reliquiaria materiale paragonabile a quella di altri santi medievali.
La conferma del culto Il culto di Ismidone, radicato localmente da molti secoli, fu confermato dalla Santa Sede nel 1903 sotto il pontificato di Pio X. La documentazione moderna lo classifica come santo riconosciuto mediante conferma del culto preesistente e non come un caso di canonizzazione fondata su un processo biografico moderno nel senso contemporaneo del termine.
Curiosità - Nel Martyrologium Romanum il nome di Ismidone compare il 30 settembre accanto a quello di altri santi medievali, tra cui Amato di Nusco e Simone di Crépy. - La tradizione locale ha conservato anche il 28 settembre come giorno della sua memoria, mentre il Martyrologium Romanum utilizza il 30 settembre. - Nella chiesa di Saint-Pierre a Sassenage esiste una vetrata dedicata a Ismidone; l’iscrizione indica però il 1120 come anno della morte, una data considerata errata alla luce della documentazione relativa alla sua successione episcopale. - Nel castello di Sassenage è conservato un dipinto anonimo del XVII secolo intitolato Portrait de St. Ismidon, restaurato nel 2016.
Cronologia - Prima del 1097: Ismidone è attivo nell’ambiente ecclesiastico di Lione; la tradizione lo collega anche agli studi compiuti a Valence. - Circa 1097: viene eletto vescovo di Die. - 1099: è presente a Roma e prende parte all’attività ecclesiastica collegata all’arcivescovo Ugo di Lione; papa Urbano II ne conosce l’attività. - 1100: è ricordato in relazione ad assemblee ecclesiastiche a Poitiers e Anse. - XI-XII secolo: secondo la tradizione liturgica recepita dal Martyrologium Romanum, compie due pellegrinaggi a Gerusalemme. - Ottobre 1114: riceve a Die l’abate Ponzio di Cluny, una delle ultime attestazioni della sua attività in vita. - 30 settembre 1115 circa: muore a Die; l’obituario di Lione e la successione episcopale permettono di collocare la morte in questo periodo. - 1128: il vescovo Stefano di Die lo ricorda come sanctus Umido. - Circa 1180: Goffredo di Hautecombe lo ricorda nella Vita di san Pietro di Tarantasia. - 1567: durante le guerre di Religione vengono distrutti la chiesa dedicata a Ismidone e il suo sepolcro; le reliquie sono bruciate e disperse. - 9 dicembre 1903: papa Pio X conferma il culto di Ismidone.
Valutazione storico-critica - La figura storica di Ismidone è sufficientemente attestata per essere distinta dalla successiva costruzione agiografica: fu vescovo di Die tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo e compare nella documentazione ecclesiastica collegata alla riforma della Chiesa. - La data della morte nel 1115 è preferibile alla tradizione del 1120. L’obituario di Lione e la presenza del successore Pietro II nel 1116 forniscono elementi cronologici convergenti. - L’origine da Sassenage è fortemente radicata nella tradizione storiografica locale, mentre la precisa genealogia della famiglia e i rapporti di parentela attribuiti a Ismidone non possono essere considerati ugualmente documentati. - I rapporti con Ugo di Lione e l’attività ecclesiastica di Ismidone sono meglio documentati delle numerose narrazioni miracolose presenti nelle biografie tarde. La partecipazione alla vita ecclesiale del periodo costituisce quindi il nucleo più solido della ricostruzione. - I due pellegrinaggi a Gerusalemme fanno parte della memoria liturgica ufficiale del santo e sono esplicitamente recepiti dal Martyrologium Romanum; la cronologia dettagliata dei due viaggi non è invece ricostruibile con la medesima sicurezza. - La scarsità di una Vita antica completa impone cautela nell’utilizzo dei racconti miracolosi. Gli episodi del lupo, delle resurrezioni e degli altri prodigi appartengono alla tradizione agiografica e non devono essere presentati come fatti storici verificati. - La storia del culto è meglio documentata della biografia privata. La menzione come santo già nel 1128 e la successiva presenza nella memoria liturgica mostrano che il culto si sviluppò relativamente presto. - La distruzione delle reliquie nel 1567 costituisce una cesura importante nella storia materiale del culto: la venerazione sopravvisse alla perdita del corpo e fu successivamente riconosciuta dalla Santa Sede nel 1903. - La ricostruzione complessiva permette quindi di distinguere con sufficiente chiarezza un nucleo storico documentato da una memoria agiografica successiva, più ricca di particolari ma anche maggiormente esposta alla tradizione leggendaria.
Fonti e bibliografia essenziale - Martyrologium Romanum, editio typica altera, Typis Vaticanis, Città del Vaticano, 2004, 30 settembre, ‘Ismidonis episcopi’. - Acta Sanctorum, 28 settembre, t. VII, Bruxelles, 1845, pp. 846-848, tradizione bollandista relativa a Ismidone di Sassenage. - Gallia Christiana, t. XVI, provincia Viennensis, sezione relativa alla sede episcopale di Die, Parigi, 1865, pp. 512 ss. - Chevalier, Jules, Essai historique sur l’église et la ville de Die. Depuis les origines jusqu’à l’année 1276, t. I, Die, 1888, pp. 177-189. - Chevalier, Ulysse, Regeste dauphinois, ou Répertoire chronologique et analytique des documents imprimés et manuscrits relatifs à l’histoire du Dauphiné, Grenoble, 1912. - Le Coq, Aurélien, Hugues de Châteauneuf, évêque de Grenoble (1080-1132). Réforme grégorienne et pouvoir épiscopal entre Rhône et Alpes, Paris, 2015. - Diocèse de Valence, ‘Histoire et saints du diocèse’, scheda storica dedicata a Ismidone e al suo rapporto con Valence, Lione e Die. - Congregazione delle Cause dei Santi, Index ac status causarum, Città del Vaticano, 1999, per la documentazione relativa alla conferma del culto. Autore: Giampietro Cattini
Ismidone, morto nel 1115, fu ben presto onorato come santo, se ne celebrò la festa il 28 settembre e la chiesa in cui fu deposto - distrutta poi nel 1567 dagli Ugonotti che bruciarono anche le spoglie di Ismidone - prese il suo nome. Non si conservano, peraltro, Vitae antiche di questo santo vescovo. La prima delle sue biografie è costituita dalle lezioni dell’Ufficio che gli dedica il Breviarium Diense del 1523. G. Stilting, inoltre, ha compilato per gli Acta SS. un’utile Sylloge (1688) e più tardi, Ulisse Chevalier ha potuto tracciare, con l’aiuto di documenti abbastanza numerosi, un profilo biografico che è stato poi utilizzato dagli autori posteriori (1888).
Ismidone, nato, secondo quanto dice l’Ufficio, nel castello di Sassenage, presso Grenoble, ricevette a Valence una solida istruzione. Divenne in seguito canonico di Lione, grazie, senza dubbio, alla protezione del famoso arcivescovo Ugo, antico vescovo di Die. Nel 1097 in seguito alla rinuncia del vescovo Ponzio, Ismidone divenne a sua volta vescovo della modesta diocesi di Die durante gli anni successivi, in ogni occasione egli apparve come l’uomo di fiducia dell’arcivescovo legato Ugo di Lione, di cui, peraltro, non era suffragalo. Nel 1099 si recò a Roma per difendere con successo i diritti della primazia lionese. Nel 1100 assisté Ugo al concilio di Anse e fu suo portavoce a quello di Poitiers. Nel 1101, infine, lo accompagnò a Roma e a Gerusalemme.
Ismidone fu più volte designato dal papa e dal legato come arbitro in controversie tra varie chiese dei regni di Francia e di Borgogna: La Chartreuse S. Benigno di Digione, La Chaise-Dieu, Aniane Domène, Cruas, Bordeaux. Si ha notizia di donazioni di chiese da lui fatte ai Canonici Regolari di Oulx e di Saint-Ruf, affermando in tali occasioni la sua predilezione per questa forma di vita in comune. Ratificò anche l’atto di Josserand di Langres che stabiliva i Canonici Regolari a santo Stefano di Digione.
Nell’ottobre 1114, Ismidone ricevette a Die l’abate Ponzio di Cluny, che si recava a Roma; è questa l’ultima data in cui si fa menzione di Ismidone: infatti, all’inizio del settembre 1116 il suo successore, il vescovo Pietro, era già in carica.
Si deve quindi riportare al 1115 la sua morte, ricordata al 30 settembre dall’obituario della Chiesa di Lione con queste parole: «Ismio bone memorie, Diensis episcopus et canonicus Sancti Stephani, qui dedit Sancto Stephano annulum aureum cum pretiosissima gemma».
Dal 1128 il vescovo Stefano di Die menziona quale suo secondo predecessore sanctus Umido. Verso il 1180 Goffredo di Hautecombe, nella sua Vita di san Pietro di Tarantasia, annovera Ismidone tra i prelati che, all’inizio del secolo, resero illustre la Savoia e il Delfinato, insieme a sant'Ugo di Grenoble e sant'Antelio di Belley. I documenti contemporanei, anche se troppo poco espliciti, mettono tuttavia in luce il ruolo di pacificatore sostenuto così spesso dal santo vescovo.
Secondo l’espressione di Chevalier, citata da B. Bligny, Ismidone fu per la sua diocesi «una gloria più dolce» di quanto non fosse stato il legato Ugo, suo maestro.
Autore: Bernard de Vregille
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