Le notizie storiche su Renato sono molto scarse. Le fonti non conservano una biografia contemporanea né documenti del V secolo che permettano di ricostruirne con precisione la vita. La sua figura è tuttavia inserita nella tradizione antica della Chiesa di Sorrento, che lo considera uno dei primi vescovi della città e lo colloca generalmente nel V secolo. Gli studi storici moderni, pur con diverse cautele, concordano nel situarlo in questo periodo. La diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia lo colloca convenzionalmente tra il 425 e il 450 circa, mentre i Bollandisti parlano più prudentemente della metà del V secolo. Non è possibile stabilire con sicurezza se Renato sia stato il primo vescovo di Sorrento. La tradizione episcopale locale presenta infatti versioni differenti: alcune lo considerano il primo pastore della sede, mentre altre inseriscono prima di lui un predecessore anonimo. Una Vita sorrentina anteriore al Mille conserva proprio la memoria di un anonimo predecessore, ma la sua identificazione storica non è considerata sicura. La stessa origine della diocesi di Sorrento rimane scarsamente documentata.
La tradizione dell'eremita La tradizione sorrentina collega Renato alla vita eremitica. Secondo le antiche lezioni liturgiche conservate dalla Chiesa locale, egli avrebbe abbandonato la vita familiare e le proprie ricchezze per dedicarsi alla solitudine nei dintorni di Sorrento. Questa ricostruzione non può essere verificata nei suoi particolari, ma la figura di Renato come asceta è coerente con il quadro religioso della penisola sorrentina, dove la memoria di antichi eremiti e monaci ebbe un ruolo importante. La fonte agiografica più antica direttamente collegata alla sua memoria è un'omelia dedicata a Renato e Valerio, composta probabilmente alla fine dell'VIII secolo. Il testo celebra la loro memoria liturgica e racconta l'assedio di Sorrento da parte del duca longobardo Rodoaldo, presentando i due santi come figure protettrici della città. L'omelia, tuttavia, non attribuisce a Renato il titolo di vescovo. Questo particolare costituisce uno degli elementi principali della successiva discussione storico-critica sulla sua biografia.
Il titolo episcopale Il titolo di vescovo appartiene ormai stabilmente alla tradizione ecclesiale relativa a Renato ed è attestato dalla memoria liturgica e dal Martyrologium Romanum. La sua posizione nella successione dei vescovi sorrentini rimane però incerta. La diocesi attuale lo inserisce nel V secolo, mentre gli studi storici sottolineano che l'episcopato non è documentato da fonti contemporanee. Una difficoltà ulteriore deriva dalle diverse tradizioni agiografiche sviluppatesi intorno al nome di Renato. Le fonti sorrentine più tarde lo presentano come eremita divenuto vescovo della città, mentre una tradizione francese lo identificò con Renato di Angers, attribuendogli una precedente esperienza episcopale nella Gallia. I Bollandisti esaminarono a lungo la questione e conclusero che non esiste una testimonianza sufficientemente antica per affermare con certezza che il Renato di Sorrento fosse stato precedentemente vescovo di Angers.
La memoria nella Vita di sant'Antonino Una Vita di sant'Antonino abate, composta nel IX secolo o poco dopo, conserva un'importante testimonianza della memoria cultuale di Renato. Nel racconto, Renato compare insieme ad altri santi legati alla città di Sorrento, tra i quali Antonino, Atanasio, Bacolo e Valerio, in una visione collegata alla vigilia dello scontro con i Saraceni dell'846. Il testo non costituisce una testimonianza contemporanea alla vita di Renato e non consente quindi di ricostruirne direttamente la biografia. È tuttavia significativo per la storia del culto, perché mostra che nel IX secolo Renato era ormai stabilmente inserito tra i santi protettori della città. La descrizione fisica tramandata dalla Vita, quella di un uomo anziano, calvo e barbuto, contribuì inoltre alla formazione della sua iconografia tradizionale.
La morte e il giorno della festa Anche la data della morte non può essere stabilita con assoluta sicurezza. Il 6 ottobre è il giorno della celebrazione liturgica sorrentino e compare in diverse fonti; altre tradizioni antiche indicavano invece il 5 ottobre oppure il 12 novembre. I Bollandisti sottolinearono che nessun documento sufficientemente antico permette di determinare con certezza né l'anno né il giorno della morte. Il 12 novembre è legato soprattutto alla tradizione angioina e alla memoria della traslazione di reliquie a Angers. La collocazione cronologica nella metà del V secolo resta invece la ricostruzione generalmente accolta dagli studi storici e dalla tradizione ecclesiale sorrentina. Non è documentato un giorno preciso della morte nell'anno 450, benché il 6 ottobre 450 sia stato ripetutamente proposto nella tradizione locale.
La confusione con Renato di Angers La figura di Renato di Sorrento fu progressivamente sovrapposta a quella di Renato di Angers, anch'egli vescovo e santo del V secolo. La tradizione francese raccontava che Renato fosse nato miracolosamente dopo la morte di un bambino, resuscitato per preghiera del vescovo Maurilio di Angers, e che fosse poi divenuto successore dello stesso Maurilio. I Bollandisti sottoposero questa narrazione a un'ampia analisi critica. Rilevarono che le fonti più antiche non sostengono adeguatamente né la nascita miracolosa né la resurrezione del bambino dopo sette anni, né il successivo trasferimento di Renato dalla sede di Angers a quella di Sorrento. La Vita di Maurilio utilizzata per sostenere questa tradizione presenta inoltre problemi cronologici e testuali che ne impediscono l'attribuzione sicura a Gregorio di Tours. La sovrapposizione tra i due santi ebbe particolare fortuna durante i secoli della dominazione angioina nell'Italia meridionale. La tradizione sorrentina e quella angioina finirono così per essere intrecciate, generando una biografia composita nella quale elementi francesi furono attribuiti al vescovo venerato a Sorrento. La distinzione tra le due figure è oggi fondamentale per una ricostruzione storica di Renato di Sorrento.
Il culto e le reliquie Il culto di Renato è documentato a Sorrento da una tradizione antica. L'omelia dell'VIII secolo dedicata a Renato e Valerio testimonia l'esistenza di una memoria liturgica consolidata e il ruolo dei due santi nella protezione della città. I Bollandisti ricordano inoltre una chiesa dedicata a Renato già collegata alla tradizione sorrentina e una venerazione attestata in Italia almeno dall'alto Medioevo. Nel 1603, durante lavori presso la chiesa di San Renato a Sorrento, furono rinvenuti due corpi che vennero attribuiti ai santi Renato e Valerio. La notizia è registrata nella documentazione utilizzata dai Bollandisti. L'attribuzione delle ossa appartiene alla storia del culto e non equivale a una dimostrazione moderna dell'identità dei resti. Il culto si diffuse anche oltre Sorrento. Sono documentate intitolazioni e attestazioni cultuali in diversi centri della Campania, mentre a Moiano, frazione di Vico Equense, esiste una chiesa dedicata a San Renato la cui prima attestazione risale al 1340. La memoria liturgica del santo rimane tuttora presente nell'Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia.
Cronologia - V secolo - Renato è tradizionalmente collocato tra i primi vescovi della Chiesa di Sorrento. - metà VIII secolo circa - Si colloca probabilmente in questo periodo l'omelia dedicata a Renato e Valerio, una delle più antiche testimonianze del loro culto. - IX secolo - La Vita di sant'Antonino conserva la memoria di Renato tra i santi protettori di Sorrento. - 846 - La Vita di sant'Antonino colloca la memoria di Renato tra i santi associati alla protezione di Sorrento alla vigilia della battaglia contro i Saraceni. - IX secolo - Il culto di Renato è attestato nella tradizione liturgica dell'Italia meridionale. - XII-XVIII secolo - Le tradizioni agiografiche francesi e italiane sviluppano e amplificano la sovrapposizione tra Renato di Sorrento e Renato di Angers. - 1276 - È attestata a Napoli una presenza cultuale legata a San Renato. - 1340 - È attestata una chiesa dedicata a San Renato a Moiano, nel territorio di Vico Equense. - 1367 - Un'ulteriore attestazione documentaria collega il culto di San Renato a Napoli. - 1603 - Nella chiesa di San Renato a Sorrento vengono rinvenuti due corpi attribuiti ai santi Renato e Valerio.
Valutazione storico-critica - L'esistenza storica di Renato e il suo legame con Sorrento sono sostenuti da una tradizione cultuale antica e da testimonianze agiografiche medievali, ma non sono disponibili documenti contemporanei al V secolo che permettano di ricostruirne direttamente la vita. - L'appartenenza di Renato alla successione episcopale sorrentina è stabilmente attestata dalla tradizione liturgica e dal Martyrologium Romanum, mentre la sua posizione precisa nella cronotassi rimane incerta. La qualifica di primo vescovo di Sorrento non può essere considerata storicamente dimostrata. - La collocazione nel V secolo è la soluzione maggiormente sostenuta dagli studi storici, ma l'indicazione 425-450 deve essere considerata una ricostruzione tradizionale e non una cronologia documentata anno per anno. - Il 6 ottobre è una data liturgicamente consolidata, ma la data storica della morte non è certa. Le fonti antiche presentano anche il 5 ottobre e il 12 novembre; i Bollandisti giudicarono impossibile stabilire con sicurezza il giorno del decesso. - L'immagine di Renato come eremita divenuto vescovo appartiene alla tradizione sorrentina. L'omelia antica su Renato e Valerio non lo chiama vescovo, mentre la tradizione liturgica successiva ne ha stabilizzato il titolo episcopale. - La resurrezione miracolosa di Renato, la sua nascita da una madre sterile e anziana e la precedente successione a Maurilio sulla sede di Angers appartengono alla tradizione agiografica franco-angioina e non risultano dimostrabili mediante testimonianze contemporanee o sufficientemente prossime agli eventi. - La confusione tra Renato di Sorrento e Renato di Angers è storicamente documentata nella tradizione agiografica e fu oggetto di una lunga discussione erudita. Non è possibile identificare con certezza i due personaggi come una sola persona. - Il culto sorrentino è invece un dato storico distinto dalla ricostruzione biografica: la memoria di Renato e Valerio è attestata almeno dall'alto Medioevo e la venerazione di Renato è documentata in diversi luoghi della Campania. - Le reliquie rinvenute nel 1603 furono attribuite a Renato e Valerio, ma l'identificazione dei resti non può essere considerata una prova indipendente dell'identità storica delle ossa. - La documentazione consente quindi di riconoscere una figura episcopale venerata a Sorrento e collocabile probabilmente nel V secolo, mentre rimangono non verificabili con certezza la data di nascita, la durata dell'episcopato, i dettagli della vita eremitica e gran parte degli episodi della tradizione agiografica.
Fonti e bibliografia essenziale - Acta Sanctorum, Octobris, III, 6 ottobre, pp. 380-395, De S. Renato episcopo confessore Surrenti in regno Neapolitano. La trattazione bollandista contiene un'ampia analisi storico-critica delle fonti, della cronologia, della tradizione angioina, dell'episcopato e delle reliquie. - Martyrologium Romanum, memoria del 6 ottobre: 'A Sorrento in Campania, san Renato, vescovo'. La formulazione è riportata anche nell'analisi delle fonti liturgiche. - Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, Figure di Santità, elenco dei santi della Chiesa sorrentina, con Renato collocato nel V secolo e commemorato il 6 ottobre. - BeWeB - Beni ecclesiastici in Web, Diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, sezione storica sulla diocesi e sui primi vescovi venerati come santi. - Lanzoni, Francesco, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, I, Faenza, 1927, pp. 246-248, per la ricostruzione dei primi vescovi di Sorrento e la cronologia del V secolo. La posizione di Lanzoni è richiamata negli studi storici sulla diocesi sorrentina. - Kehr, Paul Fridolin, Italia Pontificia, VIII, Campania, Berlino, 1935, p. 407, per la documentazione relativa alla sede episcopale sorrentina e la collocazione cronologica di Renato nel V secolo. - Pietri, Charles; Pietri, Luce, et al., Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), I, Roma, École française de Rome, 1999, repertorio prosopografico dedicato al clero dell'Italia tardoantica. - Capasso, Bartolomeo, Memorie storiche della Chiesa sorrentina, Napoli, 1854, studio storico sulla tradizione episcopale e cultuale della Chiesa sorrentina. Autore: Giampietro Cattini
Alcuni studiosi della chiesa sorrentina, dicono che fu il secondo vescovo della città, altri dicono che ne fu il primo, probabilmente fu uno di quegli eremiti, come Catello di Castellammare e Antonino di Sorrento, che vissero tra il VI e IX secolo, sulle colline della penisola sorrentina. L’omelia del santo composta sulla fine del sec. VIII, non gli dà il titolo di vescovo, né tantomeno è citato come tale nella ‘Vita’ di s. Antonino abate, del sec. IX, dove è narrato che Renato appare nelle sembianze di vecchio venerando senza capelli e con la barba insieme ai santi patroni di Sorrento, Antonino, Atanasio, Bacolo e Valerio, al nobile napoletano Sergio Pipino alla vigilia della battaglia contro i saraceni dell’846. Il romitorio di Renato sembra sia diventato la prima cattedrale di Sorrento e affidato ai Benedettini di Montecassino, sin dal sec. VIII, i quali nel 1603 eressero una grande basilica accanto al vecchio oratorio, durante i lavori vennero alla luce reliquie attribuite ai santi Renato e Valerio. Il culto si diffuse molto in Campania, a Sorrento esiste una cappella a lui dedicata nel Duomo e lo si festeggia con il titolo di confessore. Sul Monte Faito, nel Comune di Vico Equense già dal 1340 vi era una chiesetta intitolata a s. Renato divenuta poi centro del culto tributatogli. Vari luoghi di culto sorsero a Napoli, citati anche in documenti del luglio 1276 e del marzo 1367 e a Capua, Sarno, Nola nel sec. XIV. I rapporti intimi e frequenti che nei secoli XIII-XV che intercorsero fra la Campania e la Provenza a causa della dominazione angioina a Napoli, provocò il confondersi della figura di s. Renato di Sorrento con la figura di s. Renato vescovo di Angers il quale – narra la leggenda- ritiratosi in vita eremitica a Sorrento fu chiamato ad essere vescovo della città. La festa a Sorrento si celebra il 6 ottobre; il significato del nome è di origine cristiana, vuol dire “rinato” alla Grazia dopo aver ricevuto il Battesimo.
Autore: Antonio Borrelli
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