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Beato Martino Cid Abate

Festa: 7 ottobre

† Monastero di Bellofonte, presso Peleas de Arriba, Zamora, Castiglia e León, Spagna, 7 ottobre 1152

Fu un presbitero e asceta di Zamora vissuto nella prima metà del XII secolo, ricordato soprattutto per avere promosso a Peleas la trasformazione di una comunità eremitica e di un'originaria struttura di accoglienza per poveri e pellegrini in un monastero sottoposto all'osservanza cistercense. La sua figura è strettamente legata alla nascita del monastero di Santa Maria di Bellofonte, destinato in seguito a trasferirsi a Valparaíso e a diventare uno dei principali insediamenti cistercensi della zona. Un documento di Alfonso VII, nella copia conservata dalla tradizione diplomatica del monastero, presenta Martino come uomo giusto e santo e testimonia già nel 1143 la sua fama di santità. La data della morte, 7 ottobre 1152, è costantemente tramandata dalla tradizione liturgica. Il Martirologio Romano lo ricorda come beato e fondatore del cenobio aggregato all'Ordine Cistercense. Il suo culto, sviluppatosi localmente e nell'ambiente cistercense, è rimasto distinto da una canonizzazione formale.

Etimologia: Dal latino Martinus, da Mars, Martis, 'relativo a Marte'. Cid deriva dall'arabo ispanico sīd, dal classico sayyid, 'signore'.

Martirologio Romano: Nel monastero di Bellofonte nel regno di León, beato Martino, detto Cid, abate, che fondò questo cenobio e lo aggregò all’Ordine Cistercense.


Le notizie sulle origini di Martino Cid sono scarse. Le fonti più tarde lo fanno nascere a Zamora e alcune tradizioni lo collegano a una famiglia nobile della città, arrivando ad affermarne una parentela con Rodrigo Díaz de Vivar, il Cid Campeador. Quest'ultima genealogia non è sufficientemente documentata e non può essere considerata un dato biografico certo.
Una tradizione locale e agiografica colloca la sua nascita alla fine dell'XI secolo. Il dato più antico e storicamente significativo lo presenta già come presbitero zamorano nella fase iniziale della sua esperienza eremitica. Una fonte diocesana moderna colloca la sua ordinazione sacerdotale intorno al 1125, ma tale data non è attestata da una documentazione contemporanea indipendente.

L'eremitaggio presso Peleas
Martino si ritirò in un luogo appartato presso Peleas, nell'area situata fra Zamora e Salamanca. Qui si formò attorno a lui un gruppo di confratres e venne organizzata un'albergueria destinata all'accoglienza dei poveri e dei pellegrini. La tradizione agiografica successiva trasformò questo primo insediamento in un racconto più elaborato, identificando anche una grotta come luogo della sua penitenza e riferendo che essa sarebbe stata precedentemente frequentata da briganti.
L'esistenza di una struttura di accoglienza a Peleas e la presenza di Martino sono invece inserite nella documentazione relativa alla successiva fondazione monastica. Lo studio del monastero mostra infatti che l'origine di Valparaíso deve essere ricondotta a un movimento eremitico guidato dal presbitero Martino Cid, insieme a un gruppo di confratelli.

L'incontro con il Cistercensi
Martino entrò in contatto con la nuova esperienza cistercense che si andava diffondendo nei regni iberici. La tradizione agiografica attribuisce a san Bernardo di Chiaravalle l'invio di quattro monaci, indicati in alcune fonti con i nomi di Egeas, Gerardo, Pietro e Bernardo. La documentazione consente di affermare più prudentemente che presso la comunità di Peleas giunsero confratelli collegati all'ambiente cistercense e che il gruppo si orientò verso l'osservanza di Cîteaux.
Un punto importante riguarda la data dell'aggregazione al Cistercense. La tradizione più antica del monastero ha fatto risalire la fondazione al 1137. L'esame critico della documentazione ha però mostrato che la datazione del privilegio trasmesso nel Tumbo è problematica. Il riferimento nel documento a eventi verificatisi nel 1143 ha portato gli studiosi a riconoscere nel 1143 l'anno della fondazione o, più precisamente, della decisiva concessione regia che accompagnò l'adesione della comunità alla disciplina cistercense.

La fondazione di Bellofonte
Nel 1143 Alfonso VII concesse a Martino Cid, ai suoi confratelli e ai monaci cistercensi presenti nell'albergueria le ville allora deserte di Cubo e Cubeto, con i relativi termini, affinché vi fosse costruito un monastero in onore della Vergine Maria secondo l'osservanza cistercense. Nel privilegio il sovrano dichiara la propria devozione verso Martino, definendolo uomo giusto e santo. L'originale del diploma non è conservato, ma il testo è tramandato da copie medievali e moderne, la cui tradizione è stata sottoposta a confronto critico.
Il primo insediamento fu conosciuto come Santa Maria di Bellofonte, Bellafuente o monastero di Peleas. Martino ne fu il primo abate. Una ricostruzione basata sulla data del 1143 e sulla morte del 1152 porta a circa nove anni la durata documentabile della sua guida abbaziale. La tradizione agiografica più tarda parla invece di quindici anni, dato incompatibile con la cronologia oggi ritenuta più solida per l'aggregazione cistercense.

Gli ultimi anni e la morte
Della sua attività quotidiana come abate non sono conservate informazioni dettagliate. La memoria successiva lo presenta come guida della comunità e come uomo di fama religiosa già riconosciuta durante la sua vita. Il documento attribuito ad Alfonso VII costituisce una testimonianza particolarmente significativa perché collega direttamente Martino alla reputazione di uomo giusto e santo.
Martino morì il 7 ottobre 1152. Il luogo della morte è tradizionalmente identificato con il monastero di Bellofonte, dove fu inizialmente sepolto. Il Martirologio Romano lo ricorda proprio nel monastero di Bellofonte, nel regno di León, come abate fondatore del cenobio e suo aggregatore all'Ordine Cistercense.

Bellofonte e Valparaíso
Il monastero originario non coincideva con il successivo monastero di Valparaíso. La comunità sorta presso Peleas fu trasferita nel 1232 in una località più salubre chiamata Valparaíso, durante il regno di Fernando III. Da quel momento il monastero assunse stabilmente la denominazione di Santa Maria di Valparaíso. L'Archivio storico spagnolo PARES colloca l'insediamento originario nell'antico eremo posto sulla strada fra Zamora e Salamanca, tra Peleas de Arriba e Cubo.

La memoria di Martino
La memoria di Martino si sviluppò attorno alla sua sepoltura e alle reliquie. Nel corso dei secoli il corpo fu trasferito all'interno del complesso monastico e, dopo la soppressione del monastero nel XIX secolo, le reliquie furono trasferite a Zamora. Il 29 ottobre 1835 giunsero nella cattedrale cittadina; nel 1980 l'arca fu trasferita al monastero delle benedettine dell'Ascensione del Signore, dove è tuttora conservata.

Il culto e lo stato canonico
Martino è indicato dal Martirologio Romano come beato, con memoria il 7 ottobre. La diocesi di Zamora ha avuto anche una memoria liturgica propria il 30 ottobre. Fonti ecclesiastiche locali ricordano il culto di Martino come memoria propria della diocesi e dell'ambiente cistercense.
La documentazione non consente di identificare una canonizzazione formale nel senso moderno. Il titolo di beato deriva dalla tradizione cultuale riconosciuta e dalla sua presenza nel Martirologio Romano, mentre alcune fonti locali e cistercensi lo chiamano anche santo. La distinzione terminologica è quindi importante: il titolo liturgico romano attuale è quello di beato Martino Cid.

Cronologia
- fine XI secolo - Nascita tradizionalmente collocata a Zamora.
- circa 1125 - Tradizione diocesana che colloca in questo periodo l'ordinazione sacerdotale.
- circa 1140 - Martino Cid e alcuni confratelli risultano collegati alla comunità eremitica e all'albergueria di Peleas.
- 1143 - Alfonso VII concede a Martino Cid, ai suoi confratelli e ai monaci cistercensi le ville di Cubo e Cubeto per la costruzione di un monastero secondo l'osservanza cistercense.
- 1143-1152 - Martino guida la comunità di Bellofonte come primo abate.
- 7 ottobre 1152 - Martino Cid muore nel monastero di Bellofonte.
- 1232 - Il monastero viene trasferito nella località di Valparaíso e vi sono trasferite anche le reliquie di Martino.
- 29 ottobre 1835 - Le reliquie di Martino giungono nella cattedrale di Zamora dopo la soppressione del monastero.
- 1980 - L'arca delle reliquie viene trasferita al monastero delle benedettine dell'Ascensione del Signore a Zamora.

Valutazione storico-critica
- L'identificazione di Martino Cid come presbitero zamorano, fondatore e primo abate della comunità di Bellofonte è solidamente attestata dalla tradizione documentaria del monastero e dagli studi storici sul Cistercense nella penisola iberica.
- La nascita a Zamora è tradizionale e plausibile, ma non sono noti giorno, mese e anno. La data intorno al 1090, spesso ripetuta nella divulgazione agiografica, non presenta una base documentaria sufficientemente solida per essere assunta come certa.
- L'ordinazione sacerdotale intorno al 1125 appartiene alla tradizione diocesana moderna e non è sostenuta, per quanto risulta, da una testimonianza contemporanea indipendente.
- La data 1137, frequentemente indicata per la fondazione di Bellofonte, deriva dalla tradizione del Tumbo monastico. L'analisi diplomatica e cronologica ha rilevato elementi che riconducono il privilegio fondativo al 1143. La data 1143 è quella maggiormente coerente con la documentazione storica e con gli studi specialistici.
- La durata di quindici anni dell'abbaziato appartiene alla tradizione agiografica tarda. Se l'adesione cistercense e la fondazione istituzionale vengono collocate nel 1143, il periodo documentabile della guida di Martino fino alla morte del 1152 è di circa nove anni.
- La parentela con Rodrigo Díaz de Vivar, il Cid Campeador, appartiene alla tradizione genealogica locale e non risulta sufficientemente documentata.
- Il racconto dell'incontro fra Alfonso VII e Martino durante una battuta di caccia appartiene alla tradizione agiografica. La fama di santità di Martino presso il sovrano è invece attestata dalla formula contenuta nel privilegio del 1143, dove Martino è definito uomo giusto e santo.
- I racconti sui miracoli avvenuti presso la sua tomba appartengono alla tradizione cultuale e agiografica posteriore e non costituiscono, senza ulteriore documentazione, testimonianze contemporanee dei fatti narrati.
- La venerazione di Martino è antica e documentata nella tradizione del monastero e nella liturgia cistercense e zamorana. Il Martirologio Romano lo presenta come beato Martino Cid, abate, e non come santo canonizzato.
- La documentazione relativa alle reliquie permette di seguire una successione di trasferimenti dal monastero originario alla cattedrale di Zamora e, nel 1980, al monastero benedettino dell'Ascensione del Signore.
- La figura storica di Martino è quindi meglio definita dalla sua attività di presbitero eremita, promotore della comunità di Peleas e fondatore e primo abate di Bellofonte che non dalle numerose elaborazioni genealogiche e miracolistiche sviluppatesi nella tradizione successiva.

Fonti e bibliografia essenziale
- Pérez-Embid Wamba, Javier, El Císter en Castilla y León. Monacato y dominios rurales (Siglos XII-XV), Junta de Castilla y León, Salamanca, 1986. Lo studio colloca nel 1143 la donazione regia collegata all'adesione cistercense di Valparaíso.
- Rojo Alique, Francisco Javier, El proceso de integración del territorio de Zamora bajo el dominio del concejo. El amojonamiento del monasterio de Valparaíso (1404). Lo studio esamina la documentazione relativa al privilegio di Alfonso VII e rileva la problematica della datazione 1137/1143.
- Zaragoza Pascual, Ernesto, OSB, San Martín Cid, fundador y primer abad del monasterio cisterciense de Valparaíso, Zamora, Ediciones Monte Casino, 1980. Studio biografico basato sulla documentazione del monastero e sulla tradizione relativa al fondatore.
- Yáñez Neira, Damián, 'Datos para la historia del monasterio de Valparaíso', Cistercium, II, 1959, pp. 162-171.
- Lera Maíllo, Juan Carlos et al., 'Documentación medieval del Monasterio de Valparaíso', in Primer Congreso de Historia de Zamora, tomo I, Zamora, pp. 303-308.
- Boletín Oficial del Obispado de Zamora, memoria liturgica del beato Martino Cid e tradizione diocesana relativa alla sua vita e al culto.
- Epalza, Míkel de, 'Etimología árabe del Cid, como antropónimo y como topónimo', Sharq Al-Andalus, 7, 1990, pp. 157-169.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-21

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