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† Antiochia sull'Oronte, Siria romana, dopo il 362
Fu una vedova cristiana di Antiochia vissuta nel IV secolo, ricordata soprattutto per l'episodio di resistenza pubblica all'imperatore Giuliano durante il soggiorno dell'imperatore nella città tra il 362 e il 363. Rimasta vedova dopo un breve matrimonio, ebbe un figlio di nome Giovanni, divenuto presbitero della Chiesa di Antiochia, e raccolse attorno a sé una comunità di donne consacrate alla preghiera. Secondo il racconto di Teodoreto di Ciro, quando Giuliano passava davanti alla sua abitazione, Publia e le vergini della comunità intonavano salmi che condannavano l'idolatria. Dopo avere ordinato loro di tacere, l'imperatore fece condurre Publia alla sua presenza e dispose che fosse percossa sul volto. L'episodio, narrato da una fonte cristiana del V secolo e successivamente ripreso dalla tradizione liturgica bizantina e dal Martirologio Romano, costituisce il nucleo storicamente più consistente della memoria di Publia. Non morì durante l'episodio e non è documentato un martirio in senso stretto: la tradizione la venera come confessore della fede. La sua memoria liturgica ricorre il 9 ottobre.
Etimologia: E' la forma femminile del nome latino Publius, collegato a publicus, 'pubblico', 'appartenente al popolo'.
Martirologio Romano: Ad Antiochia in Siria, commemorazione di santa Publia, che, rimasta vedova, entrò in monastero e, al passaggio dell’imperatore Giuliano l’Apostata, cantando insieme alle sue vergini i versetti del salmo «Gli idoli delle genti sono argento e oro» e «Diventi come loro chi li fabbrica», fu per ordine dell’imperatore stesso schiaffeggiata e pesantemente umiliata.
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Le informazioni sulla vita di Publia (Poplia) sono estremamente limitate e derivano essenzialmente dal racconto di Teodoreto di Ciro, nella Storia ecclesiastica, redatta nel V secolo. Teodoreto la presenta come una donna di buona reputazione, appartenente a una famiglia illustre di Antiochia e rimasta vedova dopo un matrimonio durato poco tempo. Il suo racconto non fornisce né il nome del marito né una data per il matrimonio, per la nascita o per la morte di Publia. Dal matrimonio nacque un figlio chiamato Giovanni, che Teodoreto presenta come presbitero di Antiochia e uomo autorevole nel clero cittadino. Secondo lo storico ecclesiastico, Giovanni fu più volte scelto per l'episcopato di Antiochia, ma rinunciò alla carica. Non vi sono elementi sufficienti per identificarlo con san Giovanni Crisostomo. La cronologia e le informazioni trasmesse da Teodoreto non sostengono tale identificazione.
La comunità femminile Dopo la morte del marito, Publia dedicò la propria vita cristiana alla preghiera e alla guida di un gruppo di donne. Teodoreto afferma che presso la sua abitazione viveva una comunità di vergini consacrate, impegnate nella lode di Dio. Il testo non descrive con precisione la struttura istituzionale della comunità e non consente di stabilire se si trattasse di un monastero organizzato secondo forme monastiche pienamente sviluppate oppure di una comunità domestica di donne consacrate. La successiva tradizione la presenta come superiora o badessa. Il titolo del capitolo di Teodoreto definisce Publia 'diaconessa'. Nel corpo del racconto, tuttavia, la qualifica non viene ulteriormente spiegata. La storiografia sul diaconato femminile antico ha pertanto osservato che il titolo potrebbe riflettere una tradizione relativa al suo ruolo ecclesiale. La successiva tradizione bizantina accolse invece senza esitazioni la qualifica di diaconessa.
Il confronto con Giuliano L'episodio più importante della memoria di Publia si colloca durante il soggiorno di Giuliano ad Antiochia. L'imperatore vi risiedette dal luglio 362 al 5 marzo 363, preparando la campagna militare contro i Persiani. Antiochia era allora una delle principali città dell'Oriente romano e rappresentava un luogo particolarmente significativo nel confronto tra la tradizione cristiana e il programma di restaurazione dei culti pagani promosso da Giuliano. Secondo Teodoreto, mentre Giuliano passava davanti alla casa di Publia, le donne della comunità aumentarono il volume del canto. Tra i testi utilizzati vi erano versetti del Salmo 115 della tradizione greca, corrispondente al Salmo 113 della tradizione latina, nei quali gli idoli sono descritti come opere delle mani degli uomini e viene auspicata una sorte analoga per coloro che li fabbricano e confidano in essi. Il canto aveva evidentemente un valore polemico nei confronti dell'idolatria. Teodoreto riferisce che Giuliano ordinò alle donne di tacere ogni volta che egli passava. Publia, invece di obbedire, incoraggiò le compagne a cantare ancora più forte. Il gruppo intonò anche il versetto del Salmo 67 della tradizione greca, corrispondente al Salmo 68 della tradizione latina: 'Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici'.
La punizione Irritato dal comportamento di Publia e delle sue compagne, Giuliano ordinò che la donna fosse condotta davanti a lui. Secondo il racconto di Teodoreto, il sovrano dispose che un soldato la colpisse sul volto. L'episodio costituisce una testimonianza antica di conflitto pubblico tra una comunità cristiana femminile e l'autorità imperiale durante il regno di Giuliano. Non vengono forniti dettagli su ulteriori torture, né risulta che Publia sia stata sottoposta a un processo formale o condannata a morte. Teodoreto riferisce inoltre che, dopo essere stata colpita, Publia tornò alla propria comunità e continuò nella pratica del canto dei salmi. La tradizione successiva ha interpretato la sua condotta come una confessione pubblica della fede cristiana.
La morte La data della morte di Publia non è conosciuta. L'episodio con Giuliano si colloca certamente nel periodo 362-363, ma le fonti non indicano quando la donna morì. La tradizione orientale afferma che Publia morì in pace non molto tempo dopo l'episodio. Non esiste una documentazione sufficientemente antica per stabilire un anno preciso, e la tradizione moderna che propone circa il 370 non può essere considerata una data storicamente certa. Publia non deve quindi essere classificata come martire in senso stretto. La sua memoria appartiene piuttosto alla categoria dei confessori della fede: subì una punizione fisica e un'umiliazione pubblica a causa della sua opposizione all'idolatria, ma non morì durante la persecuzione.
Publia e il diaconato femminile La qualifica di diaconessa attribuita a Publia ha una storia particolare. Il titolo del capitolo XIV del libro III della Storia ecclesiastica di Teodoreto è dedicato a 'Publia la diaconessa e il suo coraggio'. Nel racconto, invece, Teodoreto descrive soprattutto il suo ruolo di guida della comunità di vergini e non illustra le funzioni specifiche esercitate da Publia come diaconessa. La tradizione orientale successiva conservò la qualifica e la rese parte integrante della sua identità liturgica. Il Menologio di Basilio II, manoscritto bizantino dell'XI secolo, la rappresenta infatti come Publia, o Poplia, diaconessa e confessore di Antiochia. La testimonianza è significativa per la storia delle comunità femminili cristiane della Siria del IV secolo, ma non consente di ricostruire con precisione le modalità della sua eventuale ordinazione né le funzioni concrete da lei esercitate.
Il contesto antiocheno sotto Giuliano Il soggiorno di Giuliano ad Antiochia rappresentò uno dei momenti più importanti della sua politica religiosa. L'imperatore vi rimase dall'estate del 362 fino al marzo del 363, prima di partire per la spedizione persiana. La città era caratterizzata da una forte presenza cristiana, ma conservava anche importanti tradizioni religiose pagane. Il racconto di Publia si inserisce in questo contesto di tensione. La sua azione non consiste in un'attività militare o politica, ma nell'uso pubblico del canto dei salmi come forma di opposizione religiosa. L'episodio mostra inoltre il ruolo che potevano assumere le comunità femminili cristiane nello spazio domestico e nella vita religiosa urbana.
La tradizione liturgica La memoria di Publia è attestata nella tradizione bizantina al 9 ottobre. Il Menologio di Basilio II la include tra i santi commemorati in quella data e ne conserva anche una rappresentazione miniata. In Occidente la sua memoria fu accolta nel Martirologio Romano, dove Publia è ricordata come badessa di Antiochia e come donna che, insieme alle vergini della sua comunità, cantò contro l'idolatria durante il passaggio di Giuliano. La memoria liturgica conserva quindi il nucleo narrativo già presente nella tradizione di Teodoreto, ma lo trasmette in una forma più sintetica.
Curiosità - Publia è una delle poche donne cristiane del IV secolo ricordate da una fonte storica per un atto pubblico di opposizione all'imperatore Giuliano. - Il racconto di Teodoreto associa la sua comunità femminile al canto dei salmi come forma di testimonianza religiosa pubblica. - Publia compare nel Menologio di Basilio II, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, dove è rappresentata nella scena del confronto con Giuliano.
Cronologia - IV secolo - Nascita di Publia, probabilmente ad Antiochia, non documentata con maggiore precisione. - IV secolo - Publia contrae matrimonio. - IV secolo - Rimasta vedova, si dedica alla vita cristiana e raccoglie presso di sé una comunità di donne consacrate. - IV secolo - Il figlio Giovanni diviene presbitero della Chiesa di Antiochia. - luglio 362 - Giuliano arriva ad Antiochia per preparare la spedizione contro i Persiani. - 362-363 - Publia e le donne della sua comunità cantano salmi contro l'idolatria durante il passaggio dell'imperatore. - 362-363 - Giuliano ordina che Publia sia condotta alla sua presenza e fatta colpire sul volto. - 362-363 - Publia continua la propria attività religiosa dopo la punizione. - dopo il 362 - Morte di Publia, in data non documentata. - IX-X secolo - La memoria liturgica bizantina di Publia è attestata al 9 ottobre. - XI secolo - Publia compare nel Menologio di Basilio II come diaconessa e confessore di Antiochia. - XVI secolo - La memoria di Publia viene inserita nella tradizione occidentale del Martirologio Romano.
Valutazione storico-critica - Publia è un personaggio storicamente identificabile con una cristiana di Antiochia del IV secolo, vedova e guida di una comunità femminile. Il nucleo biografico deriva principalmente da Teodoreto di Ciro, che la presenta nel libro III della Storia ecclesiastica. - La testimonianza di Teodoreto è posteriore di circa ottant'anni agli eventi del 362-363. La sua opera fu composta nel V secolo e utilizza fonti differenti, accanto a tradizioni ecclesiastiche antiochene. Il racconto è quindi importante, ma non costituisce una testimonianza contemporanea all'episodio. - L'incontro conflittuale con Giuliano è storicamente collocabile nel soggiorno dell'imperatore ad Antiochia tra il 362 e il 363. L'identificazione dell'episodio con questo periodo è coerente con la cronologia generale del regno di Giuliano e con la struttura narrativa della Storia ecclesiastica. - La qualifica di diaconessa è antica e compare già nel titolo del capitolo di Teodoreto, ma nel corpo del racconto non vengono descritte le funzioni del diaconato di Publia. La tradizione bizantina successiva ha consolidato questa identificazione. - L'esistenza di una comunità femminile guidata da Publia è direttamente attestata dal racconto di Teodoreto, che parla di un gruppo di vergini consacrate riunite presso la sua abitazione. La denominazione precisa di tale comunità come monastero organizzato secondo forme istituzionali successive non è invece documentata dalla fonte più antica. - L'identificazione del figlio Giovanni con Giovanni Crisostomo non è sostenibile. Teodoreto presenta Giovanni come presbitero di Antiochia più volte candidato all'episcopato della città, mentre Giovanni Crisostomo appartiene a una generazione successiva e divenne vescovo di Costantinopoli, non di Antiochia. - L'episodio della punizione imperiale non costituisce un martirio nel senso stretto del termine. Publia fu percossa e umiliata per ordine di Giuliano, ma la stessa tradizione riferisce che sopravvisse e morì successivamente in pace. - Non sono documentate con certezza la data di nascita, la data di morte, l'identità del marito, il luogo preciso della morte, la data dell'eventuale consacrazione diaconale e l'eventuale luogo di sepoltura. - Non sono documentati miracoli, reliquie autenticamente identificate o un patronato specifico. - Il culto è antico e risulta stabilmente attestato nella tradizione liturgica bizantina del 9 ottobre. La sua presenza nel Menologio di Basilio II e nella tradizione del Martirologio Romano mostra la continuità della memoria ecclesiale, senza implicare l'esistenza di una procedura formale di canonizzazione secondo le forme moderne.
Fonti e bibliografia essenziale - Teodoreto di Ciro, Historia ecclesiastica, libro III, capitolo 14 nelle numerazioni tradizionali, con il titolo dedicato a Publia la diaconessa e al suo coraggio. La testimonianza riferisce il matrimonio di Publia, il figlio Giovanni, la comunità di vergini, il confronto con Giuliano e la punizione inflittale. - Teodoreto di Ciro, Historia ecclesiastica, edizione critica a cura di Léon Parmentier e Günther Hansen, Die griechischen christlichen Schriftsteller, e Théodoret de Cyr, Histoire ecclésiastique, Sources Chrétiennes 530. L'opera è generalmente datata intorno al 449-450, con proposte cronologiche più anticipate nella ricerca moderna. - Martyrologium Romanum, memoria del 9 ottobre. Il testo ricorda Publia ad Antiochia come vedova entrata in monastero e riferisce l'episodio del canto dei salmi durante il passaggio di Giuliano e della punizione ordinata dall'imperatore. - Acta Sanctorum, ottobre IV, 9 ottobre. Publia è registrata come badessa di Antiochia in Siria; la tradizione dei Bollandisti collega la memoria al racconto di Teodoreto. - Menologio di Basilio II, Vat. gr. 1613, 9 ottobre. La memoria bizantina presenta Publia, o Poplia, come diaconessa e confessore di Antiochia e ne conserva una rappresentazione miniata. - Bernadette Cabouret, 'Julian in Antioch', in Antioch on the Orontes: History, Society, Ecology, and Visual Culture, Cambridge University Press, 2024, pp. 391-405. Studio sul soggiorno di Giuliano ad Antiochia e sul contesto religioso e politico del 362-363. - Charles Cosgrove, 'Singing in the Streets: Public Deployments of Christian Song in the Late-Fourth Century', Society for Classical Studies. Lo studio considera l'episodio di Publia nel quadro dell'uso pubblico del canto cristiano nel IV secolo. - Jens-Uwe Krause, Witwen und Waisen im römischen Reich, 4: Witwen und Waisen im frühen Christentum, Stuttgart, Franz Steiner, 1995, pp. 66-73. Studio sul ruolo delle vedove nel cristianesimo antico, richiamato anche nella bibliografia specialistica relativa a Publia. Autore: Giampietro Cattini
Teodoreto di Ciro, nella sua Storia Ecclesiastica ci rende noto un atto di resistenza cristiana ad Antiochia, al tempo delle misure coercitive esercitate in quella città da Giuliano l’Apostata (361-363) che vi risiedette dal giugno 362 al marzo 363, onde dirigere le operazioni militari contro i Persiani.
Publia era una pia donna di Antiochia, rimasta presto vedova con un solo figlio, di nome Giovanni, che divenne prete. Alcuni hanno voluto vedere in lui Giovanni Crisostomo, senza una ragione, tanto più che il testo che ne parla dice esplicitamente che il figlio di Publia rifiutò di essere elevato all’episcopato.
Publia era entrata in un monastero femminile della città, di cui divenne superiora, col titolo di diaconessa. Al passaggio dell’imperatore, ella faceva cantare dalle sue monache salmi particolarmente scelti in cui era condannata l’idolatria (salmo 108) e confusi i nemici di Dio (salmo 67), e Giuliano non poteva ridurre al silenzio il coro, poiché ogni volta che egli interveniva, Publia incoraggiava le sue religiose a continuare il loro canto. Una volta Giuliano, irritato più del solito dall’atteggiamento ribelle delle monache, fece chiamare Publia e la fece duramente schiaffeggiare. Questo provvedimento umiliante non ebbe alcun effetto e tutto proseguì come prima.
Publia non morì martire, ma concluse i suoi giorni in pace in un tempo non precisato.
I sinassari bizantini commemorano Publia al 9 ottobre, con una notizia che non è altro che il testo di Teodoreto, appena abbreviato. In Occidente, fu necessario attendere C. Baronio perché la sua memoria fosse introdotta, allo stesso giorno, nel Martirologio Romano, con il titolo di badessa e con un elogio ispirato, come fa notare B. de Gaiffier, alla breve notizia a lei dedicata nel Menologio del cardinale Sirleto.
Autore: Joseph-Marie Sauget
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